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Nba: LeBron James, Kevin Love e la convivenza impossibile

Dopo i primi due mesi insieme a Cleveland i numeri giocano a sfavore del Prescelto e del suo nuovo centro. Eppure con Bosh a Miami...

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Teobaldo Semoli

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Essere numeri due non è già di per sé cosa semplice, soprattutto se tale non sei mai stato. Banalmente si potrebbe dire che due galli nello stesso pollaio proprio non possono convivere, figuriamoci se il “gallo” in questione si chiama LeBron James, è soprannominato “il Re” o “il Prescelto” e porta con sé un valore di mercato (stimato dal sito "The Richest") di 325 milioni di dollari e una presenza, dentro e fuori dal campo, tale da far quasi scomparire gli altri quattro giocatori sul parquet.

Tra questi c’è anche Kevin Love, ex stella dei Timberwolves, oggi compagno di squadra di James a Cleveland che se non è del tutto scomparso sembra essere diventato poco più dell’ombra della superstar vista negli ultimi anni a Minnesota. Con il trasferimento ai Cavs infatti il centro è passato dalla media di 26 punti a partita della scorsa stagione agli attuali 16 punti con il 40% di percentuale dal campo, la peggiore della sua carriera. Se da una parte la cosa può considerarsi, almeno in parte, fisiologica dato che Love sta cercando di trasformarsi in un giocatore di sistema dopo essere stato per anni il principale terminale offensivo di Minnesota, dall’altra il crollo statistico alla voce rimbalzi (da 12.5 a 9.8 a partita) e in generale il linguaggio del corpo del giocatore sollevano più di un sospetto riguardo a un’effettiva difficoltà, in parte anche emotiva, nell’essere il braccio destro di LeBron.

Il "supertestimone" sotto questo punto di vista non può che essere Chris Bosh, che con James ha condiviso il proscenio nei quattro anni passati e che oggi, dopo la sua partenza, è tornato a recitare un ruolo da protagonista con cifre individuali – da 16.2 a 21.7 punti e da 6.6 a 8.8 rimbalzi –  che non vedeva dalla stagione 2009-2010, quando ancora giocava a Toronto.

L’ala grande degli Heat d’altra parte aveva messo in guardia Love dall’accettare il ruolo di comprimario, sottolineando più volte le difficoltà incontrate nel giocare in una squadra “condannata” a vincere e tutta concentrata su quella calamita mediatica che veste la canotta numero 23: “Tutti dicono di voler vincere, devi dirlo, ma quando pensi di sacrificare te stesso per i tuoi compagni rischi di snaturare il tuo gioco, peggiorando anche i risultati della squadra”.

Per il momento sembra quindi che la previsioni di Bosh siano state confermate. C’è anche da dire che se quest’ultimo porta al dito due anelli di campione Nba è grazie anche, e soprattutto, a James. “Giocare con lui è come partecipare a una cena in cui l’unica portata è l’antipasto – ha dichiarato Bosh, utilizzando una metafora culinaria – a quel punto pensi: “ma io ho ancora fame!”. Se però riesci a vedere oltre, le cose possono diventare molto positive”. Tutto insomma starà nel capire se Love riuscirà a trasformare la sua fame di punti e rimbalzi in fame di vittorie e titoli. Due portate che James, soprattutto negli ultimi 4 anni, non ha mai fatto mancare ai suoi fortunati commensali. Pardon, compagni di squadra.

 

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