Basket

Nba, Warriors-Cavs: perché 40 punti di James non bastano per il titolo

Numeri e considerazioni per cui alle porte di gara 2 la corsa al titolo di Cleveland sembra già un'impresa impossibile

2015 NBA Finals - Game One

Teobaldo Semoli

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Non sono bastati in gara 1 e ci sono parecchi buoni motivi per pensare che non basteranno nemmeno in gara 2 (in programma questa notte alle ore 3.00 italiane). Stiamo parlando dei 44 punti messi a segno da LeBron James nel primo atto delle finali Nba tra Golden State e Cleveland. La prestazione di LeBron, intendiamoci, è stata qualcosa di unico, la migliore del numero 23 nelle Finals e una delle migliori 15 di sempre, frutto di una varietà di soluzioni impressionante, con tiri dalla media, attacchi frontali e in post basso; sebbene il tutto per la gran parte in isolamento.

 

Eppure ci sono molte ragioni per cui il quarantello di James suona già come una resa, o se non altro come un grosso campanello d'allarme per i Cavs di David Blattche nella gara 1 persa in overtime con i Warriors si sono affidati completamente ed esclusivamente al loro leader – che si è preso ben 38 tiri dal campo –, forse troppo per sperare di vincere una serie finale al meglio delle 7 partite. 

LE PANCHINE Si dice spesso che a vincere le partite decisive non siano le giocate delle stelle ma quelle del supporting cast. Bene, LeBron James a parte, i Cavs hanno avuto tanto in fase realizzativa da Timofey Mozgov, autore di 16 punti, e dallo stoico Kyrie Irving (23) ma pochissimo dagli uomini della panchina, con il solo J.R. Smith andato a referto con 8 punti e 3 su 13 al tiro. Dall'altra parte i panchinari dei Warriors hanno messo a segno 34 punti con Iguodala (15 punti con 6 su 8 al tiro) e Speights (8 punti in 8 minuti) fondamentali nel riportare a contatto Golden State nel secondo quarto dopo una partenza difficile. 

PERCENTUALI Un altro dato fondamentale è il 7,7% di percentuale dal campo dei Cavs negli ultimi 7 minuti di una partita che avevano comandato a lungo. Questione di stanchezza, certo, e di lunghezza della rotazioni – nettamente inferiore quella di Cleveland – ma è difficile non pensare che i continui isolamenti di James possano aver in qualche modo messo fuori ritmo e partita i tiratori dei Cavs. 

JAMES E IRVING Nonostante tutto Cleveland se l'è giocata fino alla fine, sfiorando persino la vittoria con il tiro allo scadere di Shumpert, fuori di un soffio. Il merito è anche del combinato di 67 punti realizzati da James e Irving, "armonici" in attacco nel distribuirsi i possessi come mai in questa stagione. Putroppo il play dei Cavs si è infortunato al ginocchio (frattura della rotula) proprio a pochi minuti dalla fine e sarà costretto a rimanere fuori dai giochi fino alla fine delle Finals. Difficile pensare che il suo sostituto Matthew Dellavedova possa ripetere gli exploit delle semifinali e finali di Conference; tanto che in gara 1 ha faticato anche solo ad entrare nei giochi sulla pressione diabolica di Steph Curry. 

PRECEDENTI Ci sono poi altre due statistiche che fanno già sembrare un'impresa una possibile vittoria dei Cavaliers. Il primo dice che il 70% delle squadre che hanno vinto gara 1 delle Finals hanno poi vinto il titolo. Il secondo che nelle ultime 30 stagioni gli Mvp vincenti nela prima partita di finale hanno sempre indossato l'anello.

Insomma esistono tante ragioni per pensare che tutto, numeri, logica e sensazioni, remi contro i Cavs; o a favore dei Warriors, a seconda dai punti di vista. Ma con James al suo meglio e la serie che dopo gara 2 si sposterà a Cleveland per tre partite consecutive non è così assurdo continuare a sperare in una finale combattuta, magari con un paio di vittorie della franchigia dell'Ohio. A patto che LeBron cambi qualcosa nella stua strategia di gioco, e che qualcuno dalla panchina di Cleveland si decida, prima o poi, a battere un colpo..

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