Tennis, rugby nella domenica di Balotelli

E' stata, come previsto, la serata di Supermario (alla prima col Milan) nella domenica della Grande Italia

La gioia degli azzurri del rugby dopo la vittoria con la Francia (Credits: David Rogers/GettyImages)

Carlo Genta

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Doveva essere la domenica di Mario Balotelli. Lo è stata. Completamente. Oltre ogni misura. Gli dèi bizzarri che governano lo sport, gli hanno aperto subito le porte del campo, sparando un dardo a Pazzini. Ma hanno fatto anche molto altro, decidendo che fosse una domenica da ricordare a lungo.

Perché l’Italia del rugby conquista la vittoria più importante della sua storia, non contro una Francia sgonfia o con la solita Scozia, ma battendo al primo colpo la squadra favorita per la vittoria nel Sei Nazioni. Che sia chiusa così l’epoca delle stucchevoli sconfitte con onore, ora non sapremmo dire: ma nello sport, dunque anche nel rugby, conta vincere, altrimenti si rimane dei simpatici eroi senza macchia, spesso incensati e pubblicizzati oltre i loro meriti. Va bene il glamour, la cavalleria, la lotta pulita, ma se non vinci mai rimane un cartellone sul muro: carta e niente sostanza. Adesso c’è pure quella, guarda caso con un allenatore francese, come era Coste e come Berbizier, gli unici che hanno fatto davvero crescere l’azzurro, nell’alternanza con inutili tecnici dell’altro emisfero.

Tra Mario e la palla bislunga, si è infilato pure il tennis di Davis, come non capitava da tre lustri, anche qui con parabole che sembrano scritte a mano: Fabio Fognini che salta il primo giorno per malattia e poi fa l’ultimo punto che seppellisce la Croazia e manda l’Italia ai quarti, tra le otto che si stringono intorno all’isalatiera l’argento. Nella notte di Balotelli, tanto per non farci mancare nulla, quando gli umani d’Italia sono già a dormire (Mario non sappiamo dirvi e non ce ne frega nulla) si spegneranno perfino le luci sul più grande evento l’America: il Superbowl oscurato da un impensabile blackout sullo stadio di New Orleans, manco fosse un Velodrome di Marsiglia qualunque. Stati Uniti a fari spenti per 35 minuti, prima della vittoria dei Ravens di Baltimora.

Tutto questo nella domenica di Mario. La domenica di Mario. Anche qui qualcosa che sembrava scritto, per chi vive di sport, che è una meravigliosa pazzia, una incredibile caricatura della vita. Apparecchiano la tavola la Lazio che si fa rubare l’anima a Genova e l’inqualificabile Inter che prova a vestirsi di nuovo, ma si scioglie come un pessimo ghiacciolo nel sole di Siena. Poi Pazzini si fa male nel riscaldamento e il resto lo sapete già. In realtà, non ci sarebbe stato bisogno del piccolo accidente del Pazzo per decidere di spedire Balotelli subito in campo a prescindere.

Bastava la fantasia per cavalcare l’onda emotiva senza troppe paure, come fece Mourinho che spedì sul prato Snejider appena sceso dall’aereo nel derby e quello ne decise il corso. El Shaarawy, Niang e Balotelli, che come tutti i grandi giocatori cambia e sposta il rendimento di squadra e compagni. Si iscrive alla lista del destino anche l’arbitro Valeri, che prende un abbaglio alla fine del copione. Ma ieri sera a San Siro qualcuno ha già annusato il profumo della primavera, addosso a una squadra partita in grigio scuro e che ora merita di essere vista in tutti i suoi colori freschi.

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