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Volley donne, Arrighetti: nuova avventura a Scandicci (e magari in Nazionale)

Dopo lo scudetto conquistato con Conegliano, Valentina cerca il bis in un'altra piazza emergente. E non chiude al ritorno in azzurro

valentina_arrighetti

Piero Giannico

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Da bambina Valentina Arrighetti era la "pischella" di famiglia, tanto da essere proprio soprannominata Piske, il nomignolo che l’ha poi accompagnata e resa inconfondibile nel mondo della pallavolo mondiale, in cui si è inizialmente imposta con la maglia di Bergamo (due Champions nel 2009 e 2010, seguite da uno scudetto nel 2011) e con quella della Nazionale.

Dopo lo scudetto conquistato con Conegliano nella passata stagione, quella del rientro in Italia dopo un'esperienza a Baku (Azerbaigian) e inizialmente complicata da un problema alla schiena, la 31enne campionessa ci riprova ora con l’ambiziosa Savino Del Bene Scandicci, puntando anche a tornare a indossare la maglia azzurra. "Ora sto bene", ci racconta, "il guaio alla schiena è acqua passata. Ed è stata comunque un'esperienza a suo modo utile: mi ha insegnato ad avere pazienza e a guardare sotto un'altra prospettiva un infortunio, soprattutto dal punto di psicologico".

Quindi ci sono tutti i presupposti per aiutare Scandicci a conquistare il tricolore?
"Io ce la metterò tutta, come le mie compagne. Ma è troppo presto per dirlo: ci sono almeno 5-6 squadre in lizza per il titolo. Posso solo dire che noi siamo tra queste".

La scorsa stagione è invece arrivato lo scudetto con Conegliano e un finale di stagione da leader: te lo aspettavi?
"Dopo l'infortunio, personalmente l'ho quasi vissuto come una liberazione, felice per il fatto di sentirmi di nuovo bene e di riuscire a dare il massimo per la conquista di un titolo che rimarrà storico, perché il primo del club veneto".

Poi però, a dispetto di quella condizione fisica, non è arrivata la convocazione per Rio 2016...
"Il gruppo convocato merita rispetto: il ct ha fatto le sue scelte e vanno rispettate. La verità riguardo le ultime Olimpiadi è che le avversarie sono state più forti".

Cosa serve allora alla nostra Nazionale di volley per tornare a giocarsela tra le prime?
"Serve un progetto. Alle Olimpiadi, a mio parere, non si va per far fare esperienza ad un gruppo, ma si va per vincere. E di conseguenza il gruppo della Nazionale deve fare un percorso comune di almeno un anno per entrare in sintonia e ricominciare quindi a scendere in campo per puntare ad alzare un trofeo".

Si parla di Davide Mazzanti, già suo allenatore a Conegliano, come prossimo ct della Nazionale: un motivo in più per pensare di rivederti in azzurro?
"Posso solo rispondere che se ci fosse lui sulla panchina dell'Italia, potrei pensarci. Il resto si vedrà".

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