"Tony Cairoli? Il migliore perché..."

Claudio De Carli, team-manager del 7 volte campione del Mondo di motocross, ci racconta il pilota siciliano in pista e fuori

Yony Cairoli, la leggenda del motocross (Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Dario Pelizzari

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E sono sette. Sette titoli mondiali. Il primo è arrivato nel 2005, in MX2, su Yamaha. L’ultimo, domenica scorsa, a Winchester, in Gran Bretagna: è il quinto in MX1, il quarto su KTM. Tony Cairoli, 28 anni, cuore siciliano e talento da vendere, entra nella leggenda del motocross dalla porta principale. Campione tra i campioni, fenomeno senza tempo di uno sport che non ha ancora raggiunto, per popolarità e diffusione, la MotoGp e la Superbike, ma che si fa largo sulle pagine dei giornali sportivi e non solo grazie all’ennesimo trionfo di uno dei nostri migliori piloti di sempre. Protagonista con lui di un’altra stagione da incorniciare il responsabile della Red Bull KTM Factory Racing, Claudio De Carli, ex pilota di prima fila del motocross tricolore. Se Cairoli è diventato un fuoriclasse, il merito è anche suo.  

Un altro Mondiale, l’ennesimo. La vostra è ormai una piacevolissima abitudine.

“Il nostro team è arrivato a quota otto mondiali, di cui sette vinti con Tony, che ne ha raccolti cinque consecutivi in MX1, dal 2009 al 2013. Cosa dire, abbiamo un pilota unico, è già nella storia”.

Cairoli fuoriclasse del motocross internazionale. Da anni. Non ha la sensazione che di lui e dei suoi traguardi si parli e si scriva troppo poco?

“Certo, ma purtroppo questo non dipende da noi. Il motocross non ha ancora raggiunto una popolarità tale da meritare l’attenzione della stampa nel quotidiano. E’ uno sport che sta crescendo molto, questo è indubbio, e il merito è soprattutto suo, di Tony, che con le sue vittorie sta raccogliendo l’interesse anche di chi non ci ha mai seguito da vicino. Abbiamo però bisogno di più visibilità, gli organizzatori devono promuovere meglio questo sport. Abbiamo la fortuna di poter contare su un campione del genere, non capita tutti i giorni, sarebbe un’opportunità da sfruttare. Sarà difficile che si ripetano condizioni così favorevoli”.

Andrea Dovizioso, pilota Ducati nella MotoGp, ha detto che “è una vera libidine vederlo guidare”.

“Quando Tony è arrivato da noi non aveva ancora partecipato a un mondiale. Era ancora un pilota junior. Correva nei campionati regionali e nazionali. L’ho visto e mi è piaciuto subito. Ho deciso di investire su di lui e non avrei potuto fare scelta migliore. Ha imparato presto come allenarsi e migliorarsi. Seguendo le nostre istruzioni, ma aggiungendo di volta in volta del suo. E’ un campione, non poteva andare diversamente. I sacrifici che fa da anni l’hanno portato a raggiungere un livello esagerato. Da fuoriclasse”.

Qual è il valore aggiunto di Cairoli? Cosa lo rende così speciale e unico?

“Tre cose su tutte. La prima, il fisico. Che gli risponde in modo eccezionale per tutta la stagione. La seconda, l’intelligenza. Sa leggere benissimo le gare. Capisce quando deve spingere e quando invece deve attendere. E poi, ha la capacità direi unica di intuire in anticipo le mosse degli avversari. La terza? L’esperienza. Ha capito negli anni come gestire i vari momenti della competizione. Cosa fare prima, dopo e durante una corsa. Ce l’hanno in pochi”.

Come e quanto si allena?

“Durante l’inverno, quasi tutti i giorni. In moto, in casa e per strada, corsa a piedi. Nel corso della stagione, invece, si allena tra una gara e l’altra e non perde mai l’occasione, quando possibile, di fare jogging. Il mondiale di motocross è molto lungo e stressante. Difficile trovare gli spazi per portare avanti la preparazione”.

Cairoli non stacca mai. Lavora anche in casa?

“Sì, Tony ha allestito una piccola palestra con gli attrezzi che fanno al caso suo. Perché nel motocross ci sono dei muscoli che non vanno assolutamente sviluppati, altrimenti si corre il rischio di fare danni. Ma è comunque in moto che si fanno gli allenamenti più duri e impegnativi. Alcune volte, tre batterie da trenta minuti. Altre volte, tre batteria da quaranta. In alcuni casi, addirittura una manche-gara da un’ora. L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra la preparazione fisica e quella tecnica. E non è facile far conciliare le due cose. In più, non ci sono regole rigide. Si cambia a seconda delle necessità e del momento. Ormai ci conosciamo benissimo. Basta uno sguardo per intenderci”.

Come è cambiato il vostro rapporto negli anni?

“Devo dire che sono rimasto un po’ sorpreso da come sono andate le cose. Era difficile immaginare che potesse rimanere con noi per dieci anni senza problemi. Non accade spesso, anzi, quasi mai. Siamo in perfetta sintonia. Ripeto, basta uno sguardo per intenderci. Ma è ottimo pure il rapporto che Tony ha instaurato da subito con gli altri uomini del team, a cominciare dai tecnici storici, come Nazzareno Properzi e Riccardo Bonafede. Ci conosciamo come le nostre tasche. Nemmeno deve chiedere. Gli siamo vicini 365 giorni all’anno. Sempre in contatto. Per tutto quello di cui ha bisogno. Dai consigli sulla preparazione ai dettagli che riguardano la moto. La vera fortuna è che non si è mai montato la testa e questo è più importante di tutto”.

Un campione che sceglie il basso profilo nei rapporti con il prossimo. Quasi da non credere.

“E’ proprio così. E’ un personaggio unico nel motocross. Bisogna conoscerlo per capire davvero come porta avanti la sua passione. La sua umiltà nella vita di tutti i giorni non gli impedisce però di fare comunicazione attraverso i suoi spazi su Internet. Credo che il motocross abbia fatto passi da gigante con lui, grazie a lui”.

Cairoli come Vettel e Marquez. Quando sono in testa alla corsa, difficile chiedergli di amministrare il vantaggio.

“Devo dirle che domenica scorsa ho passato un brutto quarto d’ora. Prima del via della prima manche, ho chiesto a Tony: ‘Che intenzioni hai, di vincere il titolo o di vincere la gara’. Durante la corsa, basta un nulla per andare fuori e perdere tutto. Sa cosa mi ha risposto? ‘Io voglio vincere sempre’. Ecco, questo è il modo in cui affronta tutte le prove a cui prende parte. Vuole vincere vincendo. Inutile dire che sono sbiancato e ho assistito alla prima manche con un’agitazione senza precedenti. Mi ha ucciso, accidenti a lui. Lo conosco bene. Sapevo che mi avrebbe risposto così”.

L’otto settembre si chiuderà ufficialmente la stagione con il gran premio del Benelux. Quale il prossimo obiettivo?

“E’ presto detto. Tony vuole raggiungere Everts a quota dieci titoli mondiali. Non lo dice spesso, ma in realtà è questo il suo traguardo più importante, lo stimolo che gli permette di avere la grinta necessaria per fare bene anche in futuro. Tony vuole stare davanti. Ricomincerà con la stessa determinazione e umiltà di sempre. Tony è un grande. Fuori e dentro la pista”.

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