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Matteo Donati: il volto nuovo del tennis italiano

Vent'anni, piemontese, è approdato al secondo turno degli Internazionali con un match impeccabile. Conquistando il pubblico del centrale di Roma

Il tennis secondo Matteo è fatto di drittoni, drop shot , gambe instancabili, fair play. E tifo italico che probabilmente ha trovato in lui - 20 anni appena compiuti - il nuovo campione a cui affidare la leadership tricolore prossima ventura. Domenica, intorno all'ora di pranzo, sul campo centrale era tutto un "Forza Matteo", "Bravo Matteo", "Dài Matteo!". Tutti per Matteo Donati, l’esile spilungone di Alessandria che ha fatto il miracolo, da numero 275 del mondo, di battere il numero 49, il colombiano Santiago Giraldo, approdando dalle prequalificazioni al secondo turno del tabellone.

Teso per l’emozione dell’esordio in un Master 1000, e soprattutto per la sua prima volta sul centrale, Matteo ha perso subito il primo set, ma ha poi ritrovato in fretta concentrazione e determinazione: 2/6, 6/1, 6/4 il risultato che gli vale il secondo round contro il top ten Tomas Berdych, uno che Matteo fino a qualche tempo guardava giusto in televisione.

L’impresa è quasi impossibile, ma lo era sulla carta anche quella contro Giraldo. Vada come vada, Donati agli Internazionali Bnl si è già qualificato come l’uomo nuovo del tennis nostrano. Per i risultati (ha esordito tra i pro nel 2013, e, complice la finale al challenger di Napoli dell’aprile scorso ha guadagnato in fretta 500 posizioni nel ranking), ma anche per educazione, piedi per terra, compostezza in campo. E grinta: sul centrale Matteo incitava il pubblico a incitarlo, chiamava gli applausi. Senza però mai imprecare o scagliare la racchetta come altri colleghi. "E’ uno che sa dominare le emozioni", dice di lui il suo coach, Massimo Puci.

Rovescio bimane alla Murray, il suo idolo
Alto 1,87, solo 73 chili di peso (ma sta lavorando molto sul fisico), sorriso aperto su un volto da ragazzo per bene, il piemontese dal rovescio bimane come il suo idolo Andy Murray (che ha appena trionfato nella finale di Madrid contro Rafa Nadal) e dalle smorzate che hanno mandato fuori giri Giraldo, è un predestinato del tennis. Prima di trasferirsi a Bra, dove lo segue Puci, stesso allenatore del kazako Andrei Golubev (un altro ben piazzato nel ranking, responsabile della disfatta italica in coppa Davis, che Donati ha però battuto nel challenger di Napoli), Donati è cresciuto sui campi di Alessandria, nello stesso circolo dove giocavano Corrado Barazzutti e Roberto Lombardi. Proprio Barazzutti l'ha convocato l'anno scorso in Davis come aggregato contro la Gran Bretagna, anche se a questo punto la maglia da titolare sembra per Matteo molto vicina.

Poche parole, idee chiare
Ha cominciato a giocare a tennis a 8 anni, stregato dalla terra rossa qualche anno prima, quando il tennis lo guardava soltanto, andando con la mamma ad accompagnare suo fratello Marco agli allenamenti. E in famiglia ha voluto far restare anche la grande vittoria di ieri: "La dedico a nonna Dina, scomparsa 10 anni fa", ha detto Matteo emozionatissimo, dopo il trionfo, spiegando quindi che da italiano "giocare sul centrale, con il pubblico che ti aiuta, è un sogno". Per il resto è di poche parole Matteo, un timido, che non si è fatto neanche prendere dalla mania dei tweet come il suo omonimo premier. E’ iscritto al social network, ma non cinguetta ormai da più di un anno. Su Facebook c’è, ma solo con un fan club impazzito per lui. Matteo è schivo, ma con le idee ben chiare: punta a un posto in tabellone agli Open Usa. Ma prima c’è il match contro Berdych: "Con lui ho solo da imparare", ha chiarito Matteo. Niente da perdere, tutto da guadagnare. Di già acquisto, invece, c'è l'affetto di Roma per questo volto nuovo del tennis azzurro.

 

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