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Rugby, Venditti sui Mondiali dell'Italia: "C'è amarezza, ma siamo più forti di così"

Alla vigilia dell'ultima partita contro la Romania il tre quarti azzurro fa il bilancio sulla spedizione inglese

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Teobaldo Semoli

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“Siamo amareggiati. Non solo perché non abbiamo raggiunto i quarti di finale ma soprattutto perché non siamo stati capaci di mettere in campo quello che davvero siamo in grado di fare”.

Così Giovanbattista Venditti, tre quarti ala della nazionale di rugby impegnata ai Mondiali in Inghilterra, descrive l’atmosfera che si respira nel ritiro azzurro alla viglia della partita di congedo contro lo Romania. “Sì, ci credevamo davvero – continua il 25enne abruzzese che dal prossimo anno giocherà nella English Premiership con il Newcastle –, dopo tutta la preparazione e i sacrifici che abbiamo fatto in questi mesi potevamo giocarcela. Inoltre avevamo dimostrato, anche nel recente passato, di poter battere squadre come Irlanda e Francia”. 

Purtroppo l’impresa non è riuscita alla squadra del CT Brunel, che domenica pomeriggio (ore 15.30 la diretta su Sky Sport) si giocherà contro i rumeni la possibilità di raddrizzare il bilancio della spedizione inglese e soprattutto la qualificazione ai mondiali di Giappone 2019.

Venditti, che partita sarà contro la Romania?

“Non sarà semplice. La Romania è una squadra aggressiva con un gioco semplice e diretto che fa dello scontro fisico il suo punto di forza. Ha giocatori pesanti, con una mischia che ci può mettere in difficoltà. Il segreto sarà vincere le sfide uno contro uno per indirizzare la partita sui binari giusti”.

Qual è il vostro rammarico più grande?

“Il rammarico è non essere sempre riusciti ad uscire dal campo a testa alta. Le sconfitte ci possono stare, soprattutto quando si incontrano squadre di questo livello. La partita con la Francia continua a passarmi davanti agli occhi. Non erano più forti di noi, hanno solo sfruttato la nostra indisciplina. Onestamente potevamo fare molto meglio”.

Le dispiacerà vedere Mauro Bergamasco in tribuna in quella che sarebbe potuta essere l’ultima partita della sua carriera?

“Romanticamente posso capire la sua delusione e il dispiacere dei tifosi. Quello che posso dire è che sarebbe stato un onore vederlo in campo e che avrebbe dato tutto, forse qualcosa di più. Non è però questa tribuna che cambia la carriera di Mauro e posso capire l’allenatore che deve pensare a schierare la squadra ‘tecnicamente’ migliore in una partita importante”.

Che rapporto hai con il CT Brunel?

“Umanamente è una persona discreta, di poche parole. Come allenatore è molto preparato e fin dai miei inizi mi ha dato moltissima fiducia, tant’è che con lui ho esordito in azzurro. ”.

Perché secondo te è così criticato?

“Non vorrei offendere i nostri tifosi, ma mi permetto di dire che spesso non sono abbastanza oggettivi nelle valutazioni. Il rugby è uno sport davvero complesso e certi equilibri sono difficili da spiegare, soprattutto per chi lo segue dall’esterno. Se però da un lato posso capire le critiche che vengono dalla passione dei fan, capisco meno certe dichiarazioni da parte di ex giocatori..”.

Forse servirebbe, in generale, una maggiore cultura del rugby. Anche fuori dal campo..

“Probabilmente il rugby a livello mondiale è andato verso un professionismo che il nostro movimento – a partire dalle società sportive per arrivare ai media e agli addetti ai lavori – al momento fatica a comprendere e sostenere. Questo per dire che il salto di qualità lo dobbiamo fare tutti, non solo noi giocatori”. 

Cosa ci manca, quindi?

“Non ho le competenze per dare una risposta. Io posso solo lavorare duramente ogni giorno, insieme ai miei compagni. Non dimentichiamoci che stiamo vivendo un cambio generazionale e di conseguenza potrebbe servire del tempo per tornare a livelli di qualche anno fa, o forse – speriamo – un po’ sopra”.

Come ti spieghi l’exploit del Giappone?

“Credo che quella contro il Sudafrica sia stata per loro la partita della vita. Però non voglio sminuire la loro impresa: la cultura giapponese è molto attenta ai dettagli e alla preparazione delle partite; qualità che sono stati capaci di mettere in campo contro una squadra ben più quotata. Questo però non vuol dire pensare che possano battere i sudafricani in 3-4 partite consecutive…”.

Chi vince il mondiale?

“Per ora tante squadre hanno giocato a carte coperte perché sanno di dover essere al top tra un paio di settimane. Per questo abbiamo visto un grande equilibrio: è il bello dei mondiali. La favorita comunque resta la Nuova Zelanda, con Sudafrica, Australia e Irlanda come probabili semifinaliste". 

Quanto ti ha sorpreso l'eliminazione dell'Inghilterra?

“La stampa locale ha parlato del più grosso fallimento sportivo di sempre. Forse dimenticano che passare il loro girone, con l’Australia che è fenomenale e il Galles in crescita da almeno un paio d’anni, era quasi impossibile”.

Cosa ricorderai dei tuoi primi Mondiali?

“L’amarezza per l’eliminazione e per i tanti infortuni seri, come quelli di Masi, mio compagno di stanza, ed Esposito. Di ricordi invece mi tengo la meta contro la Francia e tutto il percorso che mi ha portato qui, insieme ai miei compagni. Il nostro lavoro non è ancora finito”.

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