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Pietro Mennea, le frasi celebri

Dalle ultime critiche alle Olimpiadi di Roma ai ricordi di quando metteva tutti in fila nei 200 metri. Il campione si racconta

Mennea ai Mondiali del 1983 a Praga (Credits: ILKKA RANTA/AFP/Getty Images)

Le Olimpiadi di Roma

«Uno come me potrà mai essere contrario ai Giochi? Se avessi potuto, io avrei partecipato a dieci Olimpiadi, non a cinque, per quanto abbia amato e continui ad amare lo sport, l'ideale olimpico. Ma premesso questo, e senza alcuno spirito polemico, dico pure che oggi non è pensabile chiedere l' organizzazione dei Giochi del 2020. Siamo un Paese senza sangue, devastato da una crisi economica spaventosa: come si può proporre, oggi, una cosa del genere?»

Corriere della Sera, 26 gennaio 2012

Non si può vivere di ricordi

«Ho vinto tanto da atleta, ma non si può vivere di ricordi. Ogni giorno bisogna reinventarsi, avere progetti ed ambizioni. Perciò, quotidianamente ho tante idee e sogni che voglio realizzare. Sono impegnatissimo»

Corriere del Mezzogiorgno, 28 giugno 2012

I record prima o poi vengono battuti

«Il mio sui 200 durò quasi 17 anni, quindi più di quello di Michael Johnson. Un po' dispiace, però lo devi mettere in conto. Un giorno capiterà anche a Bolt»

Corriere della Sera, 26 agosto 2008

Eurodeputato a Strasburgo

«Grande esperienza. Sono stato autore del rapporto sullo sport, promotore dell' anno europeo dei disabili, della lotta al doping. E molto altro ancora. Di certo non rimarrò disoccupato».

16 giugno 2004

Alla vigilia dei suoi 50 anni

«La mia lunga avventura nell' atletica è stata il frutto dell' allenamento e dell' applicazione. Non possedevo grandi doti fisiche, eppure sono riuscito a raggiungere i massimi livelli. Rimpianti? Nessuno. Ero consapevole che per arrivare a certi traguardi dovevo sacrificarmi e che le distrazioni me le sarei potute concedere dopo».

Corriere della Sera, 27 giugno 2002

In memoria di Primo Nebiolo, il "signore" dell'atletica

«Nebiolo ha cambiato il volto dell'atletica , l'ha fatta diventare il secondo sport al mondo dopo il calcio: sognava di vederla al primo. Eravamo due caratteri forti, tra noi ci sono stati normali momenti di screzi. Ma c'è sempre stato anche rispetto reciproco».

7 novembre 1999

In nome del padre

«E' stato una figura fondamentale nella mia vita di uomo e di sportivo. Faceva il sarto e, quando ero appena un ragazzino, mi cucì i primi pantaloncini da atletica, neri con la banda bianca. Tra i miei progetti c'è anche quello di creare una biblioteca giuridico sportiva a suo nome».

24 giugno 1995

Magari ricominciare a correre

«Magari potessi tornare indietro. Magari potessi ricominciare l'atletica. Farei cose nuove, ferme restando le vecchie. Intanto andrei in America. Vent'anni fa ne ho avuta la possibilità. Ero un ragazzino, il mondo mi pareva così grande... Mi chiamarono tante università, volevano che andassi per studiare e fare sport. Chissà: forse sarei diventato un fenomeno anche nei 400».

Corriere della Sera, 11 settembre 1994

Un giorno o l'altro mi batteranno

«Un giorno o l'altro Marsh o magari Fredericks, l'unico che non sembra gonfiato come un pupazzo della Michelin, il mio limite di 19.72 lo batteranno. Forse già quest'anno. Marsh l'altro ieri se non si fosse rialzato, sicuro della vittoria nella semifinale, l'avrebbe già fatto. Ma quella mia volata del 1979 allo stadio universitario di Città del Messico, rimane una cosa seria. E' il record più antico che resiste e anche questa volta non sono riusciti a spodestarmi. Preferirei esser battuto da Fredericks che mi sembra il più pulito, il più leale e non solo perché è magro come un chiodo, tutto nervi, com'ero io. Ma forse l'atletica americana, che è capace di inventarsi Marsh quando tramonta Carl Lewis e si appanna la stella di M. Johnson, imporrà un suo nuovo talento nella storia del record dei 200».

Repubblica, 7 agosto 1992

Lo scandalo Johnson

«Quando nel 1984 mi ritirai dicendo che tanta gente faceva uso di certe sostanze, mi diedero del pazzo, si disse che sputavo nel piatto dove avevo mangiato. La notizia in sè è una bruttissima botta per l' atletica, ma serve a spiegare certi misteri che altrimenti resterebbero incomprensibili. Adesso speriamo che non ci si fermi perché non c' è solo Ben Johnson. Ci sono stati mutamenti nell'ambiente percepibili fisicamente, solo che li si volesse notare. Personalmente preferisco il giovane che cresce gradualmente e non quello che rimane normale per anni e che all' improvviso esplode con risultati eccezionali».

Repubblica, 28 settembre 1988

La quinta Olimpiade

«Ragazzi miei, sono alla quinta Olimpiade e non è detto che sia l'ultima, quindi chi non mi vuole deve solo rassegnarsi».

16 settembre 1988

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