Nibali vince il Tour de France ed entra nella storia

Lo "squalo" compie un'impresa che nessuno (assenze o doping) deve mettere in discussione - Foto - Twitter - Gli italiani che hanno vinto il Tour

Vincenzo Nibali, il vincitore del Tour de France 2014 – Credits: EPA/BAS CZERWINSKI

Andrea Soglio

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Vincenzo Nibali ha vinto il Tour de France 2014. Una vittoria che lo porta di diritto nella storia dello sport italiano; basti pensare a chi siano gli altri azzurri arrivati in maglia gialla ai Campi Elisi: Bottecchia, Coppi, Bartali, Gimondi e Pantani (era il 1998. Sono passati 16 anni). Dei fenomeni.

A questo va poi aggiunto che il ciclismo italiano sta vivendo annate davvero buie; male nelle classiche e nelle corse a tappe (Giro compreso). Tranne lui, il ciclista siciliano che lentamente, passo dopo passo, è entrato nell'olimpo di questo sport.

Nessuno, tre settimane fa quando la corsa è scattata, se lo aspettava. Era il Tour di Chris Froom ed Alberto Contador. Lui, Vincenzo, era solo un outsider. Ma la strada ha raccontato un'altra cosa. Una vittoria netta ma che qualcuno (ah, l'invidia...) vuole mettere in discussione.

Certo, Froome e Contador si sono ritirati dopo essere caduti ma a Sheffield, quando Vincenzo si è preso la tappa e la maglia gialla c'erano sia lo spagnolo che il sudafricano, e non erano ancora finiti per terra. Nibali li ha sorpresi e staccati in salita. Punto. Per non parlare poi della tappa del pavè, forse il vero grande capolavoro di Nibali. Una tappa in cui ha sorpreso tutti, danzando su quel terreno già pericoloso di suo, reso impossibile dalla pioggia e dal freddo, staccando Cancellara e Sagan, i "Re" della Rubaix; dando più di 2' e 30" a Contador (ancora immune da cadute). Se poi Froome finisce a terra e Nibali no, forse non è solo sfortuna, ma anche bravura.

E c'è poi la questione doping. Ormai il passato ci ha insegnato a dubitare di ogni risultato, soprattutto se sorprendente. Ma è proprio questo che ci rende tranquilli. Nibali non è di certo una sorpresa. Ha già vinto un giro, una Vuelta (regalando quella dello scorso anno) ed il suo percorso al Tour de France racconta di un sesto ed un terzo posto negli ultimi anni. Segno di un percorso di crescita e di maturazione continuo (basti pensare ai suoi progressi a cronometro...) che ci fa sentire al riparo da qualsiasi esame di sangue o urine.

Ci godiamo dunque questo successo; ci godiamo questo ragazzo pacato nei modi e nelle parole (Balotelli, guarda ed impara). Ci teniamo stretto un campione che ci ha regalato l'emozione sportiva più bella di questo 2014, riavvicinando la gente ad uno sport che sa davvero regalare spettacolo come pochi altri.

Un ultima notazione: il ciclismo italiano ha tra le mani un campione di razza. Sarebbe bello avere un Giro d'Italia 2015 all'altezza e non l'edizione anonima di quest'anno, senza campioni, senza emozioni, senza Vincenzo Nibali

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