A Muhammed Ali, il grande campione di pugilato e protagonista della battaglia per i diritti civili dei neri d'America, scomparso nel giugno scorso, è dedicata la mostra fotografica Impossible is nothing, presentata dal 6 ottobre al 22 novembre dalla galleria Snaphotograph di Firenze.

In esposizione, 20 ritratti del fuoriclasse datati tra i primi anni '60 e la fine dei '70, ne
i due decenni centrali della sua carriera sportiva. In parte inediti in Italia, sono stati realizzati da 12 diversi fotografi: Carl Fisher, Brian Hamill, Thomas Hoepker, Yousuf Karsh, Annie Leibovitz, Neil Leifer, Terry O'neill, Marvin Newman, Gordon Parks, Lawrence Schill, Flip Schulke e Charles Trainor.

La mostra è dedicata alla leggenda di un grande campione sportivo il cui nome non è legato unicamente alle imprese sul ring, ma anche alla sua militanza politica nel movimento afroamericano per l'uguaglianza, la libertà e i diritti civili, che ne ha fatto un'icona a tutto tondo.

«Impossibile è soltanto un parolone pronunciato da gente misera che trova più facile vivere nel mondo che gli è stato dato piuttosto che esplorare le possibilità che hanno per cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto. Impossibile è un'opinione. Impossibile non è una dichiarazione. È una sfida. Impossibile è un'eventualità. Impossibile è temporaneo. Impossibile è nulla.» Muhammad Ali


Nato in Kentucky nel 1942 con il nome di Cassius Clay, aveva vissuto in gioventù tutto l'orrore della segregazione razziale e delle discriminazioni a danno degli afroamericani. Con l’intensificarsi dei moti di protesta, non avrà dubbi su come schierarsi: alla nonviolenza di Martin Luther King preferirà l’attivismo di Malcolm X, che nella sua prassi politica mescolava rivendicazioni della minoranza nera, della religione islamica e del comunismo.

Avviato al pugilato attraverso un poliziotto che gestiva una palestra, da dilettante Cassius Clay conquistò l'oro alle Olimpiadi di Roma 1960. Quando passerà al professionismo, getterà questa medaglia nel fiume Ohio, a Louisville, in plateale segno di protesta verso il suo Paese e la perdurante discriminazione razziale. Detenne il titolo mondiale dei pesi massimi dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978 e per un'ultima breve parentesi ancora nel 1978. Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta. Il primo a cadere sotto i suoi colpi sarà Sonny Liston nel 1964.

Dopo le polemiche seguite alla sua conversione all'Islam e al cambio di nome in Muhammad Ali, il pugile divenne universalmente noto quando venne scelto per essere mandato a combattere in Vietnam, nel 1967. Per le sue convinzioni religiose e politiche, decise di disertare, rifiutandosi di presentarsi per tre volte alla chiamata del suo nome. "I miei nemici sono gli uomini bianchi, non i Vietcong" ebbe a dire, e "Non ho mai litigato con questi Vietcong. I veri nemici della mia gente sono qui. La mia coscienza non mi lascerà sparare ad un mio fratello o a persone dalla pelle più scura, ai poveri, agli affamati, per la grande e potente America. E sparare per cosa? I Vietcong non mi hanno mai chiamato negro". Come conseguenza, perse il suo titolo mondiale e fu condannato a cinque anni di prigione, per poi essere rilasciato con forti limitazioni della libertà personale e sportiva.

Solamente nel 1974, sette anni dopo, gli fu permesso di tornare sul ring. Negli anni che avrebbero potuto essere i migliori della sua carriera, intensificò il suo impegno civile, partecipando a manifestazioni e iniziative pubbliche in favore dei diritti degli afroamericani e contro la guerra quella del Vietnam. Impegno che continuerà anche dopo il ritiro dal professionismo.

Le sue ultime parole sulla vita politica statunitense riguardarono Donald Trump, espressosi contro l'immigrazione dei musulmani negli Stati Uniti: "Io sono un musulmano e non c’è niente di islamico nell’uccidere persone innocenti a Parigi, San Bernardino, o in qualsiasi altra parte del mondo. I veri musulmani sanno che la violenza spietata dei cosiddetti jihadisti islamici va contro gli stessi principi della nostra religione. Noi come musulmani dobbiamo resistere a coloro che usano l’Islam per portare avanti i propri programmi personali. Essi hanno alienato molti dall’imparare a conoscere l’Islam. I veri musulmani sanno o dovrebbero sapere che va contro la nostra religione provare a costringere qualcuno a convertirsi all’ Islam. Credo che i nostri leader politici devono usare la loro posizione per sensibilizzare alla comprensione dell’Islam e chiarire che questi assassini hanno influenzato negativamente le opinioni dei cittadini su ciò che l'Islam è veramente”.

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