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Mondiali di atletica: perché l'Italia ha deluso di nuovo

A Londra la spedizione azzurra chiude con un solo bronzo e certifica una crisi generazionale che addensa le nubi sul futuro

Gianmarco-Tamberi

Matteo Politanò

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L'Atletica italiana non dà segni di rinascita e dopo l'eliminazione di Gianmarco Tamberi nel salto in alto chiude i Mondiali di Londra 2017 con una sola medaglia, il bronzo di Antonella Palmisano nella 20km di marcia. Troppo poco per non valutare come disastrosa una spedizione che ha fatto meglio del 2015 ma che non guarisce la profonda crisi dell'atletica italiana. 

Il crollo nei risultati: 

La Nazionale italiana di Atletica leggera non vince un oro ai mondiali dal 2003, anno dell'impresa di Giuseppe Gibilisco nel salto con l'asta. Per trovare una medaglia olimpica bisogna invece tornare al 2008 e all'oro di Schwazer nei 50 km di marcia. 

Francia 2003: 12° posto, 3 medaglie (1 oro, 2 bronzo)

Helsinki 2005: 33° posto, 1 medaglia  (1 bronzo)

Osaka 2007: 23° posto, 3 medaglie (2 argento, 1 bronzo)

Berlino 2009: 33° posto, 1 medaglia (1 bronzo)

Taegu 2011: 32° posto, 2 medaglie (2 bronzo)

Mosca 2013: 26° posto, 1 medaglia (1 argento) 

Pechino 2015: ultimo posto, nessuna medaglia

Londra 2017: 38° posto, 1 medaglia (1 bronzo)

I flop: 

Gianmarco Tamberi tornava dal grave infortunio che gli aveva impedito di partecipare alle Olimpiadi di Rio. Un brusco stop che lo aveva interrotto nel momento migliore: campione europeo, primo italiano nella storia a vincere il titolo e nuovo recordman azzurro con 2,39m. A Londra Gimbo è stato eliminato nelle qualificazioni riuscendo però a siglare il suo primato stagionale di 2,29m, un risultato minimo personale riuscito solo a lui, Daniele Meucci (Maratona) e Ala Zoghlami (3000 siepi), davvero poco rispetto ai 36 atleti azzurri arrivati a Londra. Le sorprese non ci sono state e le finali neanche: Alessia Trost nel salto in alto, Yusneysi Santiusti negli 800m e Kevin Ojiaku nel salto in lungo sono solo alcuni dei delusi di Londra. 

La necessità di una rifondazione

Dopo il 2015 ci si trova a commentare una débâcle ancor peggiore, con meno finalisti e una classifica impietosa. Il decentramento territoriale lascia tanti dubbi e nonostante l'aumento costante di atleti iscritti alla FIDAL, la Federazione Italana di Atletica Leggera, mancano risorse, tecnici e performance manager sul modello inglese e americano. Il motto "l'impotante è partecipare" è stato preso troppo sul serio: molti azzurri si sono semplicemente giustificati delle prestazioni negative, un senso di impotenza per un disastro annunciato. 

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