Da Biaggi a Jordan, i grandi ritorni nello sport

Secondo alcuni, sarebbe imminente il rientro in Superbike del campione del mondo in carica. Come lui, tantissimi i numeri uno che hanno deciso di rimettersi in gioco con risultati diversi

Michael Jordan in azione (Credits: Tim DeFrisco /Allsport)

Dario Pelizzari

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Per alcuni, è ormai soltanto questione di tempo. Max Biaggi, il campione in carica del Mondiale Superbike, stella tra le più luminose del panorama tricolore a due ruote, potrebbe presto tornare a incrociare le gomme con gli ex avversari. E non per una reunion in maniche di camicia per ricordare i tempi che furono, tutt'altro. Biaggi, che pochi mesi fa ha smesso la tuta del pilota per indossare i panni, probabilmente per lui più impegnativi, del commentatore tv per Mediaset, potrebbe partecipare ad alcune gare del Mondiale in corso. Come ospite. Magari già a Monza, il prossimo 12 maggio.

A guidare la folta schiera di coloro che sperano che prendano forma quelle che per il momento non sono altro che voci più o meno smentite, Sylvain Guintoli, il pilota francese che ha preso in pista il posto dell'asso romano. Su Twitter, l'invito che vale una carriera: "Torni a giocare con noi a Monza? Spero che tu lo faccia, sarebbe un onore correre contro di te ancora. Leggenda". Meglio di così.

Biaggi come Armstrong, Pantani, Bjorg, Wilander, Navratilova, Prost, Schumacher, Pelè, Jordan, Muhammad Alì. Nella storia dello sport, sono tanti, tantissimi i ritorni illustri di campioni che proprio non ce la facevano a seguire alla tv i rivali di una carriera. Altro che pantofole e pensione. Quando sei abituato a combattere davanti a un pubblico che ti adora, è difficile, anzi, difficilissimo fare un passo indietro e confermare la tua decisione del tempo. Non è un caso che molti numeri uno abbiano rivelato di aver conosciuto da vicino gli spettri della depressione. Cambiare si può e si deve, lo suggeriscono gli anni che passano, ma che fatica.

Vincitore di sette Tour de France consecutivi (tutti revocati come è noto dalla Federciclismo mondiale), Lance Armstrong ritornò alle corse a 37 anni nel gennaio 2009, dopo 36 mesi di stop. Giro d'Italia, il primo della sua carriera, e Tour de France, il suo preferito. Quello del texano, un rientro in grande stile. "L'importante è che lui e la sua squadra rispettino le regole in materia di doping", il monito degli organizzatori transalpini. Nel 2003 aveva provato a ritrovare il sorriso sulle piste anche Marco Pantani. Sappiamo com'è finita.

Dal ciclismo al tennis. Tra i tanti casi di retromarcia col fiatone, come non ricordare quelli dei due fuoriclasse svedesi Bjorn Borg e Mats Wilander. Il primo, 16 volte sul gradino più alto del podio nei tornei del Grande Slam, aspettò otto anni prima di decidersi a fare di nuovo sul serio. Andò malissimo. Fece meglio Wilander, anche se non riuscì mai a ripetere le imprese che ne hanno fatto uno dei migliori tennisti di sempre. La Navratilova? Tornò a impugnare la racchetta per una gara ufficiale alla tenera età di 44 anni. E vinse ancora. Anche se "soltanto" nel doppio.

In Formula 1, hanno fatto epoca gli addii riveduti e corretti di Alain Prost e Michael Schumacher. Il pilota francese, ex ferrarista per due anni fino al ritiro, avvenuto nel 1991, si fece da parte per un anno. Poi, la Williams gli propose di riprendere in mano il volante e fu di nuovo gloria. Mondiale 1993, un successo dopo l'altro. Con sette vittorie, cinque podi e un quarto posto, Prost taglia il traguardo del quarto titolo della carriera. Poi, morì Senna e fu tutta un'altra cosa.

Schumacher ha letteralmente dominato la F1 all'inizio degli anni Duemila. Cinque Mondiali, uno di seguito all'altro e alla guida della Ferrari. Che lo salutò nel 2006, perché il tedesco decise di farsi da parte. Peccato che quattro anni più tardi, la Mercedes si fece avanti con una proposta che Schumi prese al volo. Tre anni più tardi, Flavio Briatore disse la sua a proposito: "Avrebbe fatto meglio a non rientrare". Un terzo posto e tantissime delusioni. Forse aveva ragione l'ex team manager della Renault.

Pelè si fermò invece a 34 anni. Ma un anno più tardi, nel 1975, i Cosmos a stelle e strisce gli chiesero di tornare a calzare le scarpette per dare spettacolo al pubblico americano. O Rei rispose di sì a un contratto di tre anni in cambio di uno stipendio complessivo di 4,5 milioni di dollari. Con lui, giocarono Beckenbauer e Chinaglia.

Michael Jordan? Il primo stop nel 1993, dopo la conquista del terzo anello con i Bulls. 17 mesi di pausa, durante i quali il campionissimo della pallacanestro Usa si dedicò al baseball, quindi il ritorno. Per vincere altri tre titoli di fila a Chicago. Quindi, il secondo stop e il secondo ritorno. Nel 2001, a 38 anni, giocò altri due anni con i Washington Wizards. Che classe, che talento.

Con lui, il pugilato cominciò a parlare un'altra lingua. Cassius Clay, poi Muhammad Ali, fu per 15 anni l'assoluto protagonista della boxe mondiale. I suoi incontri con Foreman e Frazier hanno scritto pagine memorabili nella storia dello sport dei guantoni. Ali annunciò il suo ritiro dopo aver ottenuto ai punti la rivincita per il Mondiale WBA con Leon Spinks. Ritornò nel 1980 con l'obiettivo di riconquistare il titolo WBC contro Larry Holmes, ma non ci riuscì.

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