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Atletica: bufera doping sulla Russia, chiesta la sospensione dalle gare

Secondo la Wada, c'era un vero e proprio "piano nazionale" per migliorare le prestazioni attraverso l'uso di sostanze illecite

Senza le atlete baffute, ma per il resto come ai tempi della Germania dell'Est: secondo il rapporto presentato oggi dalla Wada (World Anti-Doping Agency), la massima autorità mondiale contro il doping, la Russia - intesa tanto come Federazione quanto come istituzioni politiche - avrebbe da un lato promosso e dall'altro coperto l'utilizzo di sostanze illecite per migliorare le prestazioni dei suoi atleti su scala generale. Un illecito sportivo di tale portata da indurre la Wada a chiedere alla Iaaf, la Federazione internazionale di atletica, di sospendere tutti gli atleti russi dalle competizioni internazionali.

Tutta "colpa" di un documentario
L'indagine anti-doping, il cui report potete trovare in inglese a questo link, ha preso il via dieci mesi fa, dopo che un documentario-inchiesta della Tv tedesca ARD aveva appunto sollevato il problema della "connection" tra istituzioni russe e Federazione per promuovere il doping nell'atletica sfruttando la copertura dei Centri medici nazionali, a partire da quel Laboratorio di Mosca già bandito per illeciti dalla Wada nel 2013.

Nei giorni scorsi, in attesa dei risultati dell'indagine, la stessa Federazione russa aveva sospeso cinque atleti, tra cui la fondista e maratoneta Mariya Konovalova, ma l'indagine della Wada potrebbe portare a una temporanea squalifica di tutto il sistema dell'atletica russa, con revisione degli albi d'oro forse non solo in questa disciplina, visto che l'incriminato Laboratorio di Mosca ha gestito anche i test sugli atleti russi impegnati alle Olimpiadi invernali di Sochi 2014. Al proposito, tra l'altro, il rapporto della Wada parla addirittura di un intervento degli agenti dell'FSB (il servizio segreto russo), dietro ordine del ministro dello Sport Vitaly Mutko, per indurre la struttura a ''manipolare alcune specifiche provette" e coprire così alcuni campioni.

Le reazioni della Iaaf e quelle della Russia
"Le informazioni contenute nel rapporto Wada sono allarmanti. Abbiamo bisogno di tempo per analizzarle correttamente e comprenderne i risultati. Nel frattempo ho invitato il Consiglio ad aprire un procedimento nei confronti della Federatletica russa": queste le parole "a caldo" di Sebastian Coe, l'ex-campione inglese del mezzofondo (due ori nei 1.500 a Mosca 1980 e Los Angeles 1984), oggi a capo della Iaaf, la Federazione internazionale di atletica.

Dura, come peraltro pronosticabile, la reazione invece da parte delle autorità sportive russe: ''Non c'è alcun motivo di privare i nostri atleti delle medaglie, anche olimpiche, o di squalificarli, e nemmeno gli allenatori'', ha dichiarato Vladimir Uiva, capo dell'Agenzia federale medico-biologica russa, che ha bollato quella della Wada come una richiesta dalla "motivazione assolutamente politica, come le sanzioni contro la Russia". Mentre Vadim Zelicionok, presidente ad interim dell'Araf (la Federazione russa di atletica), ha dichiarato all'agenzia Tass: "La Wada non ha mai lavorato con la nuova dirigenza dell'Araf e la nostra Federazione non ha mai ricevuto alcun documento che provi la sistematica distribuzione di sostanze dopanti nell'atletica nazionale".


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