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Matteo Marzotto: "Mi manca solo un figlio, ma non so se sono adatto"

Lascia la moda per un po', deve guidare l'ente del turismo italiano. E ritorna a Capo Nord in elicottero con gli amici. Ha un unico rimpianto: non avere ancora una famiglia

Matteo

Lucia Scajola

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Crede nel destino. Se le cose devono accadere, accadono. "E' la vita a governare noi, non noi a governare la vita" ama ripetere.

Alla continua ricerca di un equilibrio interiore, ma profondamente ottimista, Matteo Marzotto, tra i manager più ambiti d'Italia (in tutti i sensi possibili, visto che è ancora celibe), affronta le sue sfide "di pancia", anche quando farlo, come in questo caso, significa allontanarsi dalla strada maestra.

Dopo 15 anni nella moda, sei dei quali a capo della Valentino (il suo pacchetto, nel maggio 2007, è stato venduto profumatamente al fondo inglese Permira), il quarantunenne dallo sguardo che seduce ha accettato di lasciare sullo sfondo tessuti e passerelle per ricoprire la più istituzionale carica di presidente dell'Enit (l'ente nazionale del turismo): il governo ha scelto lui per rilanciare l'immagine dell'Italia nel mondo.

Nell'agenda estiva del manager, dunque, per la prima volta, meno moda (anche se lui giura di averla solo messa in attesa) e un po' più di politica.

Cambieranno anche le sue vacanze?
Sì, ho già dovuto modificare i miei piani. Ho presentato la domanda di visto per la Cina: a metà agosto, in qualità di presidente dell'Enit, sarò a Pechino per far parlare del turismo italiano nella cornice dei Giochi olimpici. Per poter essere là ho dovuto accorciare la vacanza che sogno tutto l'anno: una settimana in elicottero a Capo Nord. E' dal 2002 che parto per quella destinazione: sempre con due o tre amici, sempre senza donne. Si vola per 6 ore al giorno, attraversando territori silenziosi e incontaminati: discutiamo insieme dove andare, cosa vedere, come evitare le perturbazioni. Il bello è essere là, in volo, insieme.

Con lei ai comandi...
Certo, io piloterei qualsiasi cosa: anche i muletti per sollevare i pacchi nei supermercati. Mi piace il movimento: per me elicottero e barca non sono status, ma mezzi da governare per contemplare il mondo.

Perché va sempre nello stesso posto?
C'è molto da vedere lassù. E poi ci sono tanti aspetti positivi dal punto di vista pratico: per esempio il sole di mezzanotte che agevola il volo e una serie di servizi efficientissimi per viaggiatori avventurosi come noi.

Qualche esempio?
Nei paesi scandinavi esiste un unico numero di telefono per i turisti: rispondono addetti che parlano perfettamente inglese e provvedono a trovare taxi e prenotare ristoranti e alberghi. E' un servizio che vorrei importare in Italia. Quest'anno, visto il nuovo incarico, starò più attento a prendere appunti.

Solo vacanze all'estero?
No, sto cercando di ritagliarmi qualche giorno per una vacanza in barca. Andrò nel Golfo di Napoli e in Sicilia. Adoro quei posti, soprattutto visti dal mare.

Con chi si farà paparazzare quest'anno?
Spero con nessuno, visto che non ho un legame fisso. Se devo essere sincero, non so ancora con chi andrò, credo con qualche amico. A me piace stare a bordo quando si è in pochi, talmente intimi da non doversi curare gli uni delle esigenze degli altri. Per evitare problemi ho una barca con pochi posti letto.

Il nuovo ruolo corrisponde a una svolta significativa. Ha deciso di passare dalla moda alla politica?
Non la vedrei in questi termini. Non guardo questo incarico con l'occhio del politico, ma con quello di chi, dopo anni di esperienza manageriale, mette a disposizione del Paese un po' della sua energia. Sono sempre stato dall'altra parte della barricata: tra quelli che, anche con sarcasmo, qualche volta criticano le istituzioni.

E ha già cambiato opinione?
Magari la cambierò. Troppo facile dire che la politica non risponde alle esigenze dei cittadini senza sapere come funziona. Mi piace l'idea di poterci provare almeno una volta. Anche se sento la responsabilità di gestire i soldi dei contribuenti.

Non ha esitato nemmeno un attimo prima di accettare?
Ci ho pensato su parecchio. Uscito a marzo dalla Valentino, stavo attraversando una fase di transizione, deciso a concentrarmi di più sull'azienda di famiglia: non volevo che la mia vita diventasse un caos come è stato in passato. Come dico spesso, però, credo nel destino: ho vissuto questa proposta come un appuntamento arrivato al momento giusto.

Chi c'è dietro la sua nomina?
Non conosco l'esatta genesi della vicenda e non so chi abbia proposto la mia candidatura. Il mio interlocutore, fin da subito, è stato Michela Vittoria Brambilla (sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega al turismo, ndr), persona che non conoscevo, di cui ho avuto modo di apprezzare un'energia non comune: mi sembra una donna assai pratica.

Ad assegnarle l'incarico è stato un governo di centrodestra. Corrisponde a una sua adesione?
Non ho né una passione né una formazione politica precisa. Mi definisco semplicemente un liberale. Nell'accettare la proposta, comunque, ho tenuto conto del fatto che a formularmela sia stato il governo con la maggioranza più ampia nella storia repubblicana.

Lei passa per essere il manager perfetto: capace di fare numeri, ma anche cortese e sempre sorridente. Quanto lavora sulla sua immagine?
Non c'è alcun lavoro. Ho semplicemente scelto di utilizzare la visibilità derivante dal mio ruolo nella moda per far parlare di fibrosi cistica, la malattia per la quale, quasi vent'anni fa, ho perso una sorella. Pur di raccogliere fondi per la ricerca contro quel male e farlo conoscere ho accettato di intensificare la mia esposizione. L'impegno per la fondazione è il mio secondo lavoro.

Nessuna strategia per risultare così impeccabile?
Dubito di apparire tale. Comunque ho un unico sistema: non comunico professionalmente, ma in modo totalmente spontaneo. Farò anche degli errori, ma così sono sicuro che quello che emerge non è artefatto. Se non ne viene fuori l'immagine del manager infallibile è lo stesso: mi va benissimo che esca Matteo, con le sue insicurezze e paure. Non ho mai cercato di nasconderle.

E quali sono le sue paure?
Non mi piacciono troppe cose del mondo che vedo. Tanta violenza, poca moralità. Mi fa riflettere, poi, la facilità con cui le coppie divorziano. E non è buonismo. Forse dipende anche da questo se non mi sono ancora sposato. Cerco il più possibile di ricavarmi degli spazi sani. Piuttosto in solitudine.

La scrittura è uno di questi?
Inizialmente sì. Dapprima buttare giù i pensieri per il libro che sto per pubblicare con la Mondadori (Volare alto è il titolo) è stato uno sfogo. Poi mi sono accorto di avere persino esagerato.

In che senso?
In quel libro, il cui ricavato andrà a favore della Fondazione per la lotta contro la fibrosi cistica, non parlerò solo di me, ma anche di tante persone che hanno incrociato la mia vita. Rileggendomi mi sono venuti parecchi ripensamenti: non vorrei ferire nessuno. Ecco perché ho pensato di fare qualche correzione posticipandone l'uscita.

Ogni volta che torna single viene indicato come lo scapolo d'oro d'Italia. Ne è infastidito o lusingato?
Non me ne importa niente. Davvero. Anzi, quando mi dicono che sono fortunato perché sono pieno di donne (nel suo carnet, anche bellezze come Naomi Campbell, Gwyneth Paltrow e Lisa von Goinga, ndr), mi innervosisco: non è che uno nasce destinato a mangiare fino a farsi scoppiare la pancia.

Vuole dire che ne farebbe a meno?
Dico che non credo di essere più felice di un uomo che ha una famiglia: probabilmente è più completo di me. Ammesso che io sia davvero uno tutto modelle e champagne, e così non è, mi rendo conto che forse è più appagante nutrirsi dell'amore dei propri figli e della propria compagna.

Allora vorrebbe una famiglia.
Credo nella famiglia perché sono cattolico e perché sono convinto che sia il nucleo più importante per la realizzazione dell'uomo. Anche io tendo verso questo polo, magari con qualche contraddizione.

Infatti: a quasi 42 anni, non ne ha ancora una sua...
Semplicemente non è capitato. Non cerco scientificamente la donna da sposare, ma non è detto che non possa arrivare. Credo comunque che sia una posizione libera e che vada rispettata.

Cosa le manca per essere completo?
Un po' di equilibrio. E le condizioni giuste per poter avere un figlio. Lo vorrei, ma non so se sarei un buon padre. Se nascesse domani, tra me e lui ci sarebbero almeno quarant'anni di differenza. Gli stessi che separano me da mio padre: so bene che sono tanti.

E quindi rinuncia?
No, al contrario. Sono ancora più motivato, anche se so che questi 10 anni impiegati diversamente non me li potrà restituire nessuno nel rapporto con un figlio. Ma sono ottimista: credo di avere buoni motivi per guardare al futuro col sorriso.

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