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Ecco come Harvey Weinstein era già pronto a difendersi

Secondo il New Yorker, il produttore cinematografico avrebbe assunto una task force di spie formata anche da ex agenti del Mossad

Harvey Weinstein

Barbara Massaro

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Harvey Weinstein già nel 2016 aveva intuito che la bomba a orologeria era pronta a scoppiare.

Il potente produttore cinematografico sapeva che alcune delle vittime delle sue trentennali molestie si era decisa a parlare e rischiava di rovinarlo per sempre.

L'esercito delle spie

Per questo Weinstein era corso ai ripari mettendo in piedi una task force di spie per convincere in modo più o meno lecito i personaggi coninvolti nella trama delle sue perversioni a non parlare e per capire chi avrebbe potuto metterlo in croce.

E' quanto sostiene un reportage pubblicato oggi dal New Yorker a firma di Ronan Farrow, lo stesso giornalista che aveva curato la prima inchiesta (accanto a quella ormai celebre del New York Times del 5 ottobre) circa lo scandalo Weinstein. L'articolo s'intitola "L'esercito delle spie di Weinstein" e parla di decine di pagine di carte in possesso della redazione del New Yorker in cui emerge come e quanto Weinstein sentisse il fiato sul collo.

Reclutati anche ex agenti del Mossad

L'orco di Hollywood si sarebbe avvalso dei servizi di società come la Black Cube, formata da ex agenti segreti del Mossad, e la Kroll, altra agenzia specializzata in intelligence, per estorcere informazioni e intimidire vittime e possibili giornalisti interessati al caso.

Nel 2016 un paio di agenti in borghese della Black Cube sarebbero stati mandati alle calcagna dell'attrice Rose McGowan per scoprire le sue intenzioni. 

Preparava già la difesa

In circa un anno Weinstein avrebbe messo in piedi un dossier circa i suoi aspiranti accusatori sottolineando anche preferenze sessuali e scheletri nell'armadio che avrebbero potuto essere usati in caso fosse stato necessario mettere a punto una strategia difensiva.

Weinstein, dunque, sarebbe stato consapevole dell'arrivo della valanga che gli sarebbbe crollata addosso e già da tempo si sarebbe preparato ad assorbire il colpo.

Nell'ultimo periodo prima dello scandalo, così scrive il New Yorker, il produttore sarebbe arrivato a monitorare di persona i sospettati chiamando al telefono le persone per minacciarle.

La portavoce di Weinstein, Sallie Hofmeister, sostiene, però, che l'articolo diffonda "Inesattezze e teorie brutalmente cospiratorie".

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