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Cosa succede dopo la bancarotta della Weinstein Company

Fallita la trattativa per la vendita della società non resta che dichiarare fallimento

Harvey Weinstein

Barbara Massaro

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Quattro mesi. Tanto è bastato perché l'impero da 150 milioni di dollari dell'ex produttore Harvey Weinstein fosse spazzato via.

Bancarotta per la Weinstein Company

La Weinstein Company, la società fondata da Harvey e Robert Weinstein, infatti, è pronta a dichiarare la bancarotta. Lo riporta la stampa Usa (New York Times e Los Angeles Times) che cita una circolare diffusa dal cda dell'azienda. "Pur riconoscendo come questo esito sia estremamente sfortunato per i nostri dipendenti, i nostri creditori e ogni vittima, il board non ha scelta se non quella di perseguire l'unica azione percorribile per massimizzare il valore residuo dell'azienda: un ordinato processo di bancarotta."

La vendita fallita

Il colpo di grazia al destino dell'ex colosso produttivo americano è stato dato dal fallimento della trattativa di cessione verso un gruppo d'investitori guidati da Maria Contreras Sweet (ex capo della Small Business Administration durante l'amministrazione Obama) che avrebbe dovuto rilevare la compagnia per 500 milioni di dollari.

L'ostacolo maggiore per gli investitori è stato quello di affrontare la causa intentata dallo Stato di New York che, una decina di giorni fa, aveva citato in giudizio la Weinstein Company per non avere protetto i dipendenti dalla brama predatoria di Harvey, ben nota in azienda e, addirittura, ridotta a sistema grazie alla presenza di una sorta di Bibbia che i nuovi dipendenti dovevano sottoscrivere per sapere come far fronte agli appetiti sessuali del Presidente. 

L'idea dello Stato di New York era quella di tutelare le persone lese da Weinstein, ma se davvero verrà dichiarato il fallimento spetterà ai giudici dividere il valore residuale della compagnia tra i differenti creditori e le parte lese.

Il risarcimento all'ex moglie

Al momento l'unica persona a essere uscita dalla vita di Weinstein con le tasche piene è l'ex moglie del produttore, Georgina Chapman, che ha chiesto il divorzio da Harvey lo scorso ottobre non appena lo scandalo molestie ha assunto i contorni di quella possibile catastrofe che poi si è rivelata.

Secondo quanto scrive il New York Post l'ex produttore pagherà alla stilista 300 mila dollari l'anno, con la somma che salirà a 400 mila dopo 10 anni.

Alla Chapman andranno inoltre una casa da 15 milioni di dollari nel West Village a New York e una da 12 milioni agli Hamptons.

Prima dello scandalo il patrimonio personale di Weinstein ammontava a 300 milioni di dollari, ma si calcola che, solo di spese legali, Weinstein dovrà sborsare 100 milioni di dollari.

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