Antonella Matarrese

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Tutti all’hotel Principe di Savoia, nel grande salone che in passato ha visto sfilare storiche collezioni: comincia qui il secondo giorno degli show maschili milanesi e a dare il via alla giornata è un giovane delle passerelle, Dorian Tarantini fondatore del brand M1992.

M1992

Tra gli ospiti anche un folto gruppo di fan, intorno ai vent’anni tutti con il pallino della moda come linguaggio di rottura. Tarantini ha presentato una collezione rigorosa nella fattura e coerente nella traduzione in chiave contemporanea di codici del passato, mandando in passerella modelli dai capelli cotonati con capi che citavano vari periodi, dagli abiti classici degli anni Settanta al Britpop londinese, dalle giacche in stile Armani ai leggings underground con stampe di mozziconi di sigarette. Il mondo di riferimento di Tarantini è chiaramente quello londinese, dal tailoring al punk e la sua rappresentazione è altrettanto nitida e coerente. Le collaborazioni con Adidas, Baracuta, Alcantara, British Millerin ha reso ancora più articolato e ricco il lavoro di ricerca sui tessuti che pare caratterizzare il brand M1992.

Magliano

Italianissimo per nascita e per riferimenti  culturali invece il progetto di un’altra giovane promessa Luca Magliano. “Mi rifaccio al folclore dell’Emilia Romagna a quegli anni dorati così ben descritti da Pier Vittorio Tondelli in “Un weekend postmoderno”. Ci sono tutte le tipologie umane di quel periodo dall’ignorante all’esibizionista. Io ho sognato leggendo quelle pagine, ascoltando i Cccp, immaginando il mondo underground e crepuscolare bolognese attraverso i racconti di Andrea Pazienza” spiega a Panorama Luca Magliano, occhi vispi e verve da vendere. 
La collezione è autentica, colpisce per la forza espressiva e per la capacità di raccontare la strada con la sua varia umanità senza ricorrere allo stile street e alle consuete citazioni urbane. Colpisce l’originalità Di linguaggio di Magliano finalmente così lontano dalle soffocanti ondate sportswear e dai bling bling metropolitani. Una voce fuori dal coro che ben promette nel panorama fotocopia della moda internazionale.

Kiton

Non tradisce le aspettative di alte performance e di eleganza senza tempo la proposta di Kiton per l’inverno che verrà. Capi impeccabili, realizzati con materiali pregiati, rifiniti nei dettagli vengono riproposti in una chiave contemporanea che vede il viaggio come cifra di vita. Gli abiti quindi sono leggeri, svuotati, perfetti da piegare in valigia, senza ricorrere al porta abiti. Tante le proposte dei capi spalla, dai parka alle giacche militari ai montoni ma il vero pezzo forte è il cappotto in cashmere foderato in viseal, castorino o visone.
Giunge alla terza stagione la collezione urban wear KNT dei fratelli  Mariano e Walter De Matteis che forti della tradizione di famiglia portano avanti una filosofia del vestire improntata al comfort con stile. Forme minimaliste, pezzi facili, attitudine basic ma con un alto livello di performance dei tessuti e delle silhouette. 
A completare il racconto di KNT il lavoro dell’artista Andrea Bianconi che nello spazio di via Pontaccio ha coniugato la sua poetica fatta di frecce e di gabbie con i filati e la produzione di maglie del brand partenopeo.

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