"Loro hanno le armi, noi lo champagne"
"Loro hanno le armi, noi lo champagne"
Società

"Loro hanno le armi, noi lo champagne"

Tra kalashnikov e champagne, da spettatori di serie tv tipo "Homeland" ci stiamo trasformando nei protagonisti

Dopo i recenti fatti di Parigi, ecco la copertina del settimanale protagonista dei “fatti di Parigi” precedenti, Charlie Hebdo: "Loro hanno le armi. Si fottano, noi abbiamo lo champagne".

Tutti tuttologi

Sull’Isis e sulle contromisure contro l’Isis, sulle civiltà al (presunto) scontro, sulle strategie geopolitiche di americani, russi, europei, sul futuro della Siria, sulle responsabilità della Turchia e dell’Arabia Saudita, sul nuovo ruolo destinato all’Iran, eccetera, eccetera, se ne leggono talmente tante di scempiaggini, sui giornali, che sarebbe meglio non aggiungerne altre.

Ma magari fossero solo i giornali, il problema.

Purtroppo, noi occidentali, feticisti della libertà d’espressione (almeno in teoria, visto che in pratica il ragazzo intervistato da Quinta Colonna che non biasimava gli attentatori di Charlie pare sia stato arrestato, Belpietro, direttore di Libero, per il titolo “Bastardi islamici” denunciato, eccetera, eccetera) viviamo l’orrore due volte. Prima con pallottole e bombe. Poi con le parole. Di ogni amico a Parigi. Di ogni amico dell’amico a Parigi. Di ogni amico dell’amico dell’amico a Parigi.

Nessuno ha potuto esimersi dallo scrivere la sua sui social, e mentre tutti dicevano la loro, ovviamente, nessuno leggeva l’altrui, confermando che, la libertà d’espressione, al suo apice, diventa la libertà di parlarsi addosso.

Noi italiani, poi, non possiamo farci niente, siamo fatti così: quando gioca la nazionale siamo tutti allenatori, quando fallisce la Grecia tutti economisti, quando qualcuno si fa saltare in aria a Parigi tutti agenti mancati della Cia.

Schiavi dell'emotività

L’irrazionalità, come sempre in questi casi, la fa da padrona. Ci siamo divisi in ogni sfumatura di posizione possibile: da chi dice che dobbiamo bombardare tutto a tappeto, a chi farnetica dipingendo Hollande come un bieco omicida uguale a quegli altri.

A chi difende, a partire dai testi sacri, l’Islam religione di pace (ma ne siete sicuri?), il cattolicesimo religione di pace (ma ne siete sicuri?), a chi le religioni le vorrebbe abolire tutte e per sempre (come se l’ateismo fosse garanzia di pace).

A chi si è commosso per la lettera di quello che ha perso l’amore della sua vita e madre di suo figlio di tre anni al Bataclan (io, altro che "l'amore vince sull'odio": se qualcuno, non dico uccidesse, ma anche solo ferisse, l’amore della mia vita e madre di mio figlio di tre anni, voterei il resto della mia vita a escogitare la vendetta più atroce e inesorabile mai realizzata).

A chi trasforma le vittime in martiri (erano a un concerto a divertirsi, hanno avuto sfortuna, ed è terribile, ma non è che siano morti al fronte combattendo la battaglia Occidente VS Oriente), eccetera, eccetera.

Kalashnikov o Champagne ?

Al di là dei fatti e delle conseguenze militari e politiche a partire da quei fatti (che, se avessimo un po' di sale in zucca, capiremmo essere argomenti fuori dalla nostra portata) cosa resta? Resta il clima che stiamo vivendo: un tempo storico, nel quale le nostre vite individuali, in un mondo sempre più piccolo e connesso, sono protagoniste e non comparse.

La guerra, quella cosa che non sappiamo neanche bene cos'è, ci sembra ci stia entrando in casa. Credevamo bastasse non andare a Raqqa a fare shopping per Natale, ora siamo costretti a fare i conti col fatto che qualcosa potrebbe esplodere anche a Via del Corso, o a Montenapoleone. C'è molto di orribile in tutto questo, c'è anche qualcosa di istruttivo però.

Perché, comunque la si voglia vedere, quale che sia la nostra posizione, più o meno radicale, più o meno belligerante, nei confronti dell'Isis, resta il fatto che il "nostro modello di vita", i "nostri valori", eccetera, eccetera, non sono in grado di attrarre e convincere proprio tutti. E sono centinaia i giovani europei (non tutti di origine araba e non tutti poveri e disperati) che partono (o restano) per combattere in nome di altri modelli di civiltà rappresentati da altri valori.

C'è uno scontro di civiltà davvero in corso?

Molti lo pensano, ma è tutto da dimostrare.

La cosa certa è però che, fino a pochi anni fa, noi guardavamo Homeland, loro lo vivevano. Adesso, i ruoli sono meno definiti e non è chiaro chi starà sul divano a guardare chi (e nemmeno se il divano sarà da considerarsi green zone).

Per tagliare con l'accetta una questione che richiederebbe un microtomo (stabilire chi sono "loro" e chi siamo "noi" meriterebbe qualche annetto di discussione) e ritornare alla vignetta del settimanale satirico più famoso del mondo (l'Isis è paradossalmente diventato l'artefice della campagna di marketing più efficace della storia editoriale) se "loro" hanno le armi e "noi" abbiamo lo champagne, due cose sono inevitabili:

1) Chi ha le armi vorrà lo champagne.

2) come dice il proverbio: quando un uomo con una bottiglia di champagne incontra un uomo con un kalashnikov, l'uomo con la bottiglia di champagne è un uomo morto.


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