#WomenAgainstFeminism, la proteste delle donne contro-rivoluzionarie

E' partito dagli Usa il tam tam web di chi dice no anche a questo -ismo

Barbara Pepi

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Al grido "Non siamo stupide"; "Non ci sentiamo né sfruttate né strumentalizzate"; "Non ho bisogno che nessuno parli al posto mio" un nutrito gruppo di amazzoni della Rete si è riunito sotto all'hashtag #WomenAgainstFeminism per combattere il fondamentalismo femminista di una parte di coloro che lottano per i diritti delle signore.  

Si tratta di rivoluzionarie contro alla rivoluzione, di donne che rivendicano il diritto di essere "femmine" senza essere "femministe", di avere accanto un compagno, di farsi una famiglia e di vivere una vita "normale" senza per forza sentirsi oggetto o burattino nelle mani del potere.

Una battaglia simbolica a colpi di cartelli fotografati e postati sui social che vuole essere un grido contro a tutte le forme di radicalismo, che sia femminista, razzista o altro. La storia insegna che gli  -ismi  facilmente si trasformano in dogmi e in breve perdono il fervore rivoluzionario (anche positivo) dal quale sono sorti.

In questo senso le #WomenAgaistFeminism vorrebbero stimolare il dibattito con una certa parte di radicalismo chic di quel femminismo datato che si piange addosso e che rivendica diritti che, forse, non si possono neppure più considerare tali.

In queste settimane tra Twitter e Tumblr è un tripudio di selfie  che partendo dalla premessa "non ho bisogno del femminismo perchè" si snocciolano in una serie di proposizioni che stanno scatenando polemiche e repliche al vetriolo da parte delle paladine del femminismo costi quel che costi.

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