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Usa 2016, la lettera che ogni Presidente vorrebbe ricevere

L'ha scritta Bush Senior per Bill Clinton nel 1993. Obama la scriverebbe per Trump?

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Eleonora Lorusso

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"Dear Bill": inizia così la lettera che George W.H. Bush, quello comunemente noto come "Bush senior" scrisse al suo successore, nonché nuovo Presidente statunitense, Bill Clinton, eletto nel 1992 e insediatosi ufficialmente il 20 gennaio del 1993. Non un semplice biglietto di congratulazioni per aver vinto l'elezione, come dimostrano queste parole: "Caro Bill, quando oggi sono entrato in questo ufficio, ho provato lo stesso senso di meraviglia e rispetto che provai quattro anni fa. Ti auguro una gran felicità. Io non ho mai provato la solitudine di cui invece hanno parlato alcuni altri Presidenti. Certo, ci saranno momenti molto difficili, resi ancora più difficili dalle critiche che tu forse penserai non siano giuste. Io non sono molto bravo nel darti consigli, ma non lasciare che le critiche ti scoraggino o ti mandino fuori strada" scriveva Bush senior, per poi aggiungere: "Tu sarai il nostro Presidente quando leggerai questo biglietto. Io ti auguro ogni bene. Lo auguro alla tua famiglia. Il tuo successo ora sarà il successo del paese. Io faccio il tifo per te. Buona fortuna, George".

 

Former U.S. President George Bush, Sr.

L'ex Presidente americano George Bush Senior – Credits: Universal Images Group North America LLC/Alamy

Parole singolari e significative dello spirito che anima gli Stati Uniti e che riesce, in particolari momenti e situazioni, a compattare milioni di cittadini americani. non a caso il motto degli Usa, di latina memoria, è Ex pluribus unum ("Da tanti, uno solo"). Il Presidente uscente Obama sarebbe disposto a scriverne una analoga a Donald Trump?

Negli Usa le campagne elettorali sono condotte, per mesi, a colpi di attacchi, spesso anche "bassi", facendo leva su scandali, reputazione, macchie nel passato dell'avversario. Fino al voto presidenziale, che tradizionalmente negli Usa avviene il primo martedì di novembre (quest'anno l'8 novembre), che pone fine - o quasi - alle polemiche. Se è vero, come sostengono gli esperti, che questa volta la corsa per la Casa Bianca tra Hillary Clinton e Donald Trump è stata la più dura (e "brutta") di sempre, con i candidati che non si sono stretti la mano all'inizio dei confronti tv, è anche vero che gli americani si aspettano il classico happy end: chiunque sia il vincitore, è tradizione che chi perde si congratuli e magari gli auguri un buon lavoro, in nome dell'unità nazionale. Proprio come fece Bush senior nel 1993, quando alla Casa Bianca al suo posto arrivò Bill Clinton.

 
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