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Venezia, cosa fare e dove mangiare in città durante la Mostra del Cinema

I nuovi ristoranti e gli immancabili classici, gli indirizzi imperdibili per un cicchetto, un po' di shopping o un viaggio nel tempo in laguna

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Marco Morello

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Alla giusta distanza dai tappi di folla di Rialto, lontano dai maniaci del selfie di piazza San Marco, vive una Venezia tutta da scoprire. Una laguna chic senza pigrizie snob, un labirinto di saliscendi tra calli e ponti sconosciuti alle orde, con il privilegio del volume basso, l’accento acuto sul gusto e panorami da batticuore. Come quello, sopraelevato e dagli echi di paradiso, del Settimo Cielo, la terrazza del Bauer Palazzo: «Un lounge bar dalla luce sublime, che presto diventerà anche un ristorante. Ha una posizione invidiabile: sembra quasi di toccare la basilica di Santa Maria della Salute, così come accade dagli altri affacci dell’albergo» assicura Vincenzo Finizzola, il nuovo direttore della struttura che fa parte della collezione d’indirizzi d’eccellenza in più di 80 Paesi di The Leading Hotels of the World. Un campo base lussuoso per ricaricarsi in vista delle esplorazioni e delle nuove incursioni che la città ha da offrire. «Il Bauer stesso, un’icona di Venezia, è un punto di partenza» spiega il direttore: «È un passo indietro nella storia e uno avanti nel comfort, nello stato dell’arte dell’ospitalità contemporanea».

Dando per scontato che abbiate metabolizzato i soliti campanili, siate transitati dalla Biennale, dal Canal Grande e dal Palazzo Ducale, potete piluccare tra i consigli assortiti qui di seguito per comprare, bere, assaggiare e mangiare. «Venezia paga il pregiudizio di essere considerata una città che cambia e cresce grazie al turismo. Invece, abbonda di unicità solide, resistenze dalla storia robusta» premette Anna Turcato, insegnante di storia della moda allo Ied e ideatrice del «Made in Venice tour», un viaggio parallelo, un percorso «nel fatto a mano e con cura». Tra le tappe: la boutique di Marisa Convento, professione «impiraressa». Un’inventrice di gioielli, ricami, coralli di perle e perline rare. «Metterle al collo» favoleggia Turcato «è un po’ come portarsi addosso un pezzetto di laguna». Anche se è estate, nella sartoria Nicolao Atelier il calendario vola in avanti, dritto fino al Carnevale: qui riposano abiti e maschere in attesa di sfilare. O di un acquirente abbastanza eccentrico, che gli ricavi un posto d’onore nel suo guardaroba. Per approfondire e sciorinare al meglio il tema, spingetevi fino al museo di Palazzo Mocenigo, dove il costume e tutte le sue policromatiche declinazioni trasformano i manichini in opere d’arte. Se invece siete appassionati di fotografia, la Casa dei Tre Oci, costruita sull’isola della Giudecca a inizio Novecento, ha un calendario di mostre sempre all’altezza degli occhi più esigenti. Assecondato il richiamo culturale, concedetevi un affondo di vanità. All’atelier Segalin di Daniela Ghezzo si realizzano scarpe su misura, a mano, dal 1932. Si spende, certo, ma si è ripagati in bellezza calzante.

Esausti? Rifiatate davanti a un Bellini, ma che sia il più ortodosso possibile: George Clooney, non proprio l’ultimo arrivato in tema d’eleganza, adora quello del Bar Gabbiano del Belmond Hotel Cipriani. Qui Walter Bolzonella custodisce la ricetta sacra originale e ha giurato di non alterarla: lo racconta nel suo libro, Cocktails in Venice. Tales of a barman. Clooney, grato e dissetato, si è divertito a scriverne la prefazione.

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Walter Bolzonella, head barman del Gabbiano Bar del Belmond Hotel Cipriani

Per gli amanti dei piani alti, c’è lo Skyline rooftop bar dell’Hilton Molino Stucky, che alterna dj set con concerti jazz a bordo piscina. Colonne sonore pigre o frenetiche, importa poco: il pezzo forte l’orchestra lo sfondo, la vista sulla Serenissima. Rimirando e ascoltando, vi sarà venuta una gran fame: a Venezia l’aperitivo si chiama cicchetto, uno snack che ricorda le tapas e, come in Spagna, di tentazione in tentazione, trasforma la sequela degli assaggi in una cena abbondante. Siate saggi, o almeno all’apparenza locali: non chiedete uno spritz, che bestemmia, piuttosto «un’ombra», un piccolo bicchiere quasi colmo di vino. The New York Times, a perenne caccia d’esotismi, è impazzito per la tendenza e consiglia la Cantina do spade. Ma il celebre quotidiano americano arriva tardissimo: l’indirizzo esiste dal 1448 ed era terreno di conquista di quel Don Giovanni di Giacomo Casanova. Non è leggenda, a scriverlo è lui stesso nelle sue memorie. Potete tentare d’imitarlo, meglio se satolli e generosi. Offrite mezze uova con acciuga o pescate nelle tante variazioni sul tema della polpetta: fritta di carne, di tonno, in umido con polenta. Sembrerete intenditori, qualcuno potrebbe addirittura cascarci.

Per un pasto più strutturato, di sicuro parecchio coccolati, andate al dopolavoro. No, non infiltratevi in un banchetto di ferrotranvieri, bensì prenotate al nuovissimo Fiola at Dopolavoro, il ristorante gourmet del JW Marriott Venice Resort & Spa con dettagli architettonici che risalgono agli Anni Venti. La direzione è stata affidata a Fabio Trabocchi, una stella Michelin nel suo locale di Washington.

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Fiola at Dopolavoro, il ristorante gourmet del JW Marriott Venice Resort & Spa

Da un astro all’altro: sulla terrazza dell’Hotel Excelsior Venice Lido Resort, per tutta l’estate resterà aperto il ristorante pop-up «Bistrot del mare by Cera» dello chef veneto bistellato Lionello Cera. La chiave: ingredienti bio del territorio, servizio raffinato ma informale. Veneziani buongustai e ospiti gourmande sono di casa al Do Leoni del Relais & Châteaux Londra Palace: il vanto dello chef Loris Indri è utilizzare materie prime acquistate presso il mercato di Rialto. Per piatti di pesce indimenticabili, spiccano altri due evergreen: le Antiche Carampane, «un tesoro nascosto» secondo la rivista Monocle che l’ha incluso tra i 50 migliori ristoranti al mondo. Non così occulto a dire il vero, visto che alla sua tavola si sono accomodati celebrità di Hollywood come Woody Allen, Matt Dillon, Emma Thompson e Ian McKellen. Ma il jet-set, si sa, vanta valide fonti. Al Covo, optate per il menù di mare «carta bianca». Fidatevi, lasciateli fare.

Infine, spingetevi fino all’isola di Mazzorbo, separata da un ponte da Burano. Pochi passi sospesi sull’acqua e si entra nell’atmosfera fiabesca e ovattata di Venissa. Intorno ci sono orti, vigneti, un piccolo campanile. Un pacchetto che include il viaggio in barca, una degustazione di vino e un menu di otto portate, vi condurrà fin lì per pranzo o per cena: San Marco e Rialto non saranno più nemmeno un miraggio in lontananza, né le masse di turisti un brusio di sottofondo. Sarete a Venezia com’era e come ancora può essere: nostalgica e quieta, un filo decadente, bella da non crederci.

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