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La ricetta danese per condurre una vita sana

A Copenaghen vivere bene è semplice grazie a una politica welfare (quasi) perfetta

Copenaghen

Barbara Massaro

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Come si fa creare una comunità sana, socievole e più felice? La risposta arriva dal modello Copenaghen, la capitale danese ai vertici del WHO Healthy cities, l'indice mondiale che determina il livello di salute dei cittadini in correlazione al contesto urbano.

Perché a Copenaghen si vive bene

Mentre nel mondo aumenta il caos metropolitano frutto di traffico, vita irregolare, cibo spazzatura e depressione ambientale in Danimarca, l'isola felice di Copenaghen insegna che piste ciclabili, supermercati sostenibili, attività sportiva ben sponsorizzata e praticata tutto l'anno sono la migliore politica di welfare per garantire la salute pubblica.

Il nocciolo della questione è questo: tutti vogliamo semplificarci la vita e ci adoperiamo affinché questo accada. A Copenaghen, quindi, è più semplice muoversi in bicicletta che in auto e i cittadini anche quando fa freddo o piove scelgono le due ruote.

Tutti in bicicletta

Esiste una rete urbana di piste ciclabili capillare, pensiline per riposare le gambe senza scendere dal sellino e addirittura bidoni dell'immondizia piegati lateralmente per facilitare i ciclisti che debbano buttare qualcosa mentre sono per strada. Già semplicemente il fatto che il 62% dei cittadini non si muova in macchina migliora la qualità della vita e l'indice di salute personale sia da un punto di vista sportivo sia grazie allo scarso livello di inquinamento. 

Il secondo fattore è legato all'alimentazione: nelle mense pubbliche, a scuola, negli ospedali e in tutte le strutture comunali vengono solo serviti pasti sani e non sono previsti junk food o bibite zuccherate. Il sillogismo è semplice: mangiare bene permette di essere più attivi da un punto di vista fisico e cerebrale e questo migliora la produttività lavorativa e la capacità dei giovani di formarsi per trovare un buon posto di lavoro ed entrare a far parte della catena produttiva.

Il rapporto causa effetto è strettamente legato alla salute pubblica ritenuta ingranaggio fondamentale per una realtà urbana efficiente.

Più tasse per più servizi

I danesi hanno una tassazione al 60%, ma non si lamentano. Questo succede perché a pressione fiscale corrispondono strutture assistenziali adeguate. Gli asili sono gratuiti, così come le scuole e l'università e agli studenti vengono concesse borse di studio per potere vivere senza gravare sui genitori e senza rinunciare ai percorsi formativi. Agli anziani è dovuta l'assistenza domiciliare gratuita e gli ospedali non sono a pagamento.

Non tutto è perfetto

L'ingranaggio danese, però, è a tutt'oggi perfettibile. Perché tutto fili nel migliore dei modi, infatti, i cittadini sono sottoposti a un livello di stress e responsabilizzazione molto elevati.

E' vero, ad esempio, che si lavora in ufficio solo per 37 settimanali, ma è altrettanto vero che quasi tutti i dipendenti hanno la reperibilità 24 ore al giorno e quindi, non staccano mai davvero la spina.

Le neo-mamme, poi, possono godere di asili nido gratuiti, ma sono richiamate a lavoro a poche settimane dal parto senza poter vivere la maternità entro le mura domestiche. Questa pressione causa una forte percentuale di disagi psichici soprattutto per le donne tra i 30 e 40 anni che, comunque, vengono assistite gratuitamente dalla sanità pubblica con corsi e seminari creati ad hoc. 

In città, poi, tutte le case devono essere dotate di tetti verdi per diminuire l'inquinamento e contribuire al verde pubblico. Ma si tratta di strutture costose per ottenere le quali bisogna lavorare duramente e lo stress che ne deriva causa spesso problemi di dipendenza da alcol e droga. Anche in questo caso esistono centri di riabilitazione e disintossicazione pubblici, ma non tutti ce la fanno e i più deboli finiscono per essere esclusi dal contesto sociale.

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