La giornata del caffè sospeso

Viene celebrata oggi l'antica usanza partenopea di lasciare un espresso pagato al bar 

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Barbara Pepi

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Un piccolo gesto di solidarietà, ma con un grande valore simbolico. Nel sessantacinquesimo anniversario dalla firma della "Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo", l'Italia celebra la parità dei diritti in una maniera particolare, ovvero con la "giornata del caffè sospeso".

Si tratta di un'antica usanza napoletana che risale alla metà dell'800. Allora gli avventori generosi delle caffetterie partenopee usavano bere il caffè e poi pagarne un altro da offrire ad uno sconosciuto non in grado di concedersi quel piccolo lusso.

E' passato un secolo e mezzo e l'usanza del caffè sospeso è tornata dopo essere finita a lungo nel dimenticatoio; ora, che le vacche sono magre e che anche pagarsi un caffè al bar per alcuni è un di più che si può evitare, è invece è ritornata in maniera prepotente tanto che esiste una vera rete con tanto di  coordinamento nazionale fra esercizi pubblici e associazioni .

Il 10 dicembre è, appunto, la giornata nazionale del caffè sospeso (viene celebrata dal 2010) e chi vuole aderire non ha che da recarsi in un locale che espone il marchio della rete del caffè sospeso e bersi un espresso pagandone un altro.

Il secondo caffè verrà annotato dall'esercente su un registro e man mano che le persone verranno a chiedere una tazza di "caffè sospeso" verrà annotato e offerto.

Lo scopo della Rete è, oltre a quello di diffondere questa usanza nel maggior numero di esercizi di Italia, anche quello di promuovere la pratica dello scambio di cibo e di generi di prima necessità che nella società di oggi può rivestire un ruolo di grande importanza.

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