Intreccio Pirandello con Haiti

Giovane, talentuosa ed emergente. Stella Jean, stilista romana di origini caraibiche, racconta gusti e stile. Semplici

Stella Jean – Credits: Ansa

Trentaquattro anni, di origini haitiane, ma nata a Roma, da padre torinese. La stilista Stella Jean ha moda, arte e bellezza nel Dna e definisce il suo stile matriarcale, imprevedibile, artigianale, pirandelliano e antitetico.

I luoghi in cui ama andare a fare shopping?
Ho una grande passione per i libri d’epoca, edizioni antiche, serie limitate. Giro per mercatini e bancarelle d’antiquariato, come il Mercante in Fiera, a Parma, alla ricerca di volumi vintage, ma anche piccoli oggetti d’arredamento, dalle lampade alle sedie, fino a capi d’abbigliamento: mi è capitato anche di trovare dei meravigliosi kimono degli anni Cinquanta.

Una mostra da vedere ora.
Quella su Dries Van Noten, a Parigi. Il suo genio creativo è sorprendente. Così come la parte riservata all’Oriente della mostra a lui dedicata: dai tessuti ricamati alle sontuose gonne ricavate dai sari indiani.

Un luogo che ispira le sue collezioni?
Haiti, la terra dove è nata mia madre. Un paese che ha delle qualità artistiche incredibili, basta guardare i quadri dell’arte naïve, da sempre muse ispiratrici delle stampe e dei colori dei tessuti nelle mie collezioni e che si ritrovano anche in quest’ultima, appena presentata durante le sfilate di AltaRoma.

Che cosa suggerisce di vedere ad Haiti?
Prima di tutto le Gingerbread Houses, di Port-au-Prince, il più importante patrimonio architettonico di Haiti. Sorge in una di queste strutture in legno l’Hotel Oloffson, il più antico dell’isola, costruito a fine Ottocento. Poi un giro al Palazzo di Sans Souci, e infine un salto alla Galerie d’art Nader, per scoprire questa forte tendenza naif di arte e cultura haitiana.

Un piatto e un cocktail da provare.
Ad Haiti bisogna assaggiare il lambì, un mollusco che vive in un’enorme conchiglia che si fa bollire e saltare in padella con verdure e riso, e la Cremas, un liquore cremoso poco alcolico a base di cocco, mango e spezie. Ne porto sempre a casa una bottiglia.

Un personaggio a cui si ispira?
All’età di tredici anni mi sono innamorata di Pirandello. Ho letto l’Opera Omnia. Il suo pensiero, il suo relativismo è un fil rouge che mi ha sempre accompagnata nella vita e nel lavoro.

Due libri da leggere sotto l’ombrellone.
Una novella di Pirandello, La signora Frola e il signor Ponza, suo genero. E Quattro sberle benedette, di Andrea Vitali.

Un capo e un accessorio a cui non rinuncerebbe per nessuna ragione.
Alla camicia bianca, anche maschile. Io porto sempre quella del mio compagno. E poi c’è l’orologio di mio padre, che indosso come un amuleto.

Che cosa non può mancare nell’armadio di un uomo?
Ho una passione per la camicia da camera. Capi vintage, rubati dal baule del nonno e reinterpretati mescolando seta con stampe brillanti e inserti in velluto. Un capo molto elegante, da portare la sera, al posto del classico blazer.

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