Il terzo grado - Alessio Sakara

Intervista al campione di MMA, Mixed Martial Arts, protagonista del docu-reality di DMax Sakara back to Brasil

Alessio Sakara

Sakara si è raccontato nel docu-reality Sakara Back to Brazil andato in onda su DMax lo scorso anno – Credits: Ufficio Stampa D Max

Francesco Canino

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NOME: Alessio Sakara

CHI È: campione di campione di MMA, Mixed Martial Arts

COSA FA: atleta, è il primo lottatore di MMA italiano a competere nelle più prestigiose gare mondiali. Lanciato televisivamente dal documentario di DMax Il legionario, ha partecipato come concorrente alla seconda edizione di Pechino Express. Ora è il protagonista del docureality di DMax (canale 52 del digitale terrestre) Sakara Back to Brazil, un viaggio che dalla provincia di Roma porta a Rio de Janeiro per seguire un atleta di fama mondiale che si è appassionato alle MMA proprio partendo, diciottenne zaino in spalla, alla volta del più grande paese del Sudamerica.

DICE DI SÉ: “Ho sempre tanti sogni da realizzare. Attualmente il mio è quello di far conoscere questo sport a più persone possibili in Italia. Purtroppo in Italia ci sono tanti presuntuosi che non vogliono fare dei sacrifici. Io ne ho fatti molti: sto sempre lontano dalla mia famiglia e dai miei figli”.

In quali attività diresti di avere talento, e in quali diresti di non averne affatto?

Ho talento nel mio sport. Quando ho iniziato in Italia non esisteva, non c’erano scuole eppure sono riuscito a realizzare, con una buona dose d’impegno e testardaggine, il mio sogno di diventare un campione di MMA. Non ho affatto talento nel cucinare: non vado oltre la pasta in bianco e il petto di pollo ai ferri.

Se potessi scegliere un’attività per la quale non hai talento e venirne magicamente e generosamente dotato, quale attività sceglieresti?

Mi piacerebbe sapere recitare. Amo molto il teatro classico e quando posso vado al Teatro Greco di Siracusa per assistere alle rappresentazioni in cartellone.

Ti piace quando ti cantano “Tanti auguri”?

Se capita al ristorante m’imbarazza moltissimo, se invece me lo cantano in famiglia mia moglie e i miei figli ci sta e mi piace.

Al cinema piangi quando dovresti piangere, al momento sbagliato o non piangi affatto?

Non piango, ma capita che mi vengano i lucciconi agli occhi (dire ridendo). Mi commuovo quando provo delle emozioni, non so se sia al momento giusto o sbagliato.

Hai ancora qualcuna delle tue vecchie pagelle o dei tuoi trofei sportivi d’infanzia?

Le pagelle credo le conservi da qualche parte mia Mamma. Quanto ai trofei, conservo un po’ di cose, quelle a cui sono più affezionato ma per il resto tendo a buttare. Non sono un accumulatore seriale, non ho nemmeno un ritaglio di giornale in cui si parla di me.

C’è da fidarsi di più o di meno di chi mangia cibo insapore rispetto a un buongustaio raffinato?

Non ne farei una questione di fiducia. Anche perché penso di appartenere a entrambe le categorie: di solito mangio di tutto e in certi casi sgarro, anche se so che è sbagliato. Poi, a due mesi da una gara o da un incontro importante, scatta la mentalità militare e mi rimetto a regime.

Puoi dire con certezza di aver amato?

Sì.

Ti chiedi più spesso che ne è stato della gente normale che hai conosciuto o degli strambi che hai conosciuto?

Dipende. Lo strambo colpisce inevitabilmente di più e mi viene voglia di sapere che fine fa. In generale, sono curioso e ogni tanto mi viene da chiedermi che fino hanno fatto certi sportivi di cui ero tifoso o alcuni personaggi della televisione che seguivo da ragazzino.

Sai mentire?

Non sono molto portato per la bugia, anzi, non le amo proprio. Però mi è capitato di mentire: “bugie a fin di bene” rende il concetto. Se posso però evito.

Gli sport per te sono qualcosa da fare, guardare o ignorare del tutto?

(ride) Beh chiaramente da fare. Ho iniziato a 5 anni con il calcio, poi a 12 sono passato alla boxe: praticamente faccio sport da una vita e la mia vita è così intrecciata allo sport che non saprei immaginarla diversamente. Però mi piace anche guardare lo sport in tivù: il mio lo evito, anche se guardo gli incontri dei miei avversari per capire come affrontarli, ma mi piace molto guardare il tennis e la scherma. Il calcio invece non mi appassiona.

Quando il gioco si fa duro, sei uno dei duri che cominciano a giocare?

Sì. Sono molto competitivo e pretendo molto da me stesso. Non solo nello sport ma anche nella vita di tutti i giorni.

Qual è la tua torta preferita?

Il tiramisù: non so se sia esattamente una torta, ma mi piace molto. Più che torte però, preferisco il gelato. 

Ti definiresti un buon archivista, rispetto alla tua memoria, o un cattivo archivista?

Mi ricordo tutto, tanto che i miei amici mi prendono in giro e dicono che ho la memoria di un elefante. Qualche volta c’è persino chi si spaventa perché ricordo anche i più piccoli dettagli. Se mi chiedi com’è fatto un qualsiasi aeroporto, io te lo so descrivere perfettamente…e direi che ne ho visti parecchi di aeroporti in vita mia.

Quest’anno farai viaggi significativi?

Sì. Tra poco andrò a Miami per allenarmi, perché il mio team sta di base lì: mi fermerò per circa un mese, poi rientrerò per affrontare una gara e ripartirò o per l’Austria o per la Cecoslovacchia.

Sarai più felice in futuro?

(ride) Assolutamente sì.

*domande estratte da Interrogative Mood (Guanda editore)

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