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Società

Cinque idee geniali per aiutare il pianeta

Le intuizioni in arrivo da tutto il mondo premiate con i «Rolex Awards for Enterprise», il riconoscimento che da 40 anni sostiene il talento

da Los Angeles

Una cerimonia al Dolby Theatre di Los Angeles, il tempio degli Oscar, tra titani del cinema come i registi James Cameron e Werner Herzog. Un contributo economico di quasi 100 mila euro per portare avanti le loro intuizioni, più un cronometro personalizzato che li aiuti a gestire una risorsa altrettanto preziosa: il tempo. Sono i premi riservati ai cinque vincitori dei «Rolex Awards for Enterprise», i riconoscimenti che la casa svizzera assegna da 40 anni esatti a chi, a suo modo, sta migliorando il pianeta. Sono arrivate 2.322 candidature da 144 Paesi, una giuria di esperti (tra i membri, un ingegnere, un fisico, un astronauta) ha scelto le cinque migliori più altrettante proposte di giovani under 30 che hanno ricevuto metà finanziamento.

«Siamo convinti che chiunque possa cambiare tutto» spiega a Panorama Rebecca Irvin, direttrice delle attività filantropiche di Rolex. «Che il singolo individuo» aggiunge «sia in grado di fare una differenza enorme». Lo provano queste storie di passione e altruismo, di rivoluzioni accese dalla miccia di un’idea.

Un oculista dentro il telefonino

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Nelle zone povere del mondo, specie nelle aree isolate, una visita medica è un privilegio. In Kenya, per esempio, gli oculisti sono parecchio rari, ma in compenso esiste una rete mobile. Da qui l’intuizione dell’inglese Andrew Bastawrous, 36 anni, oftalmologo: costruire un kit tascabile da attaccare alla lente dello smartphone per effettuare gli esami della vista dappertutto, in modo semplice. Si chiama «Peek», può essere usato da volontari, insegnanti e gente comune nei villaggi. Trasmette via internet i dati della retina del paziente agli esperti che operano in centri abilitati e consente di individuare in fretta le emergenze. Con l’aiuto di Rolex, l’obiettivo è portarlo il più possibile su larga scala.

Guerra al veleno che uccide gli abissi

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Ama i coralli dai toni vivi, le fronde degli anemoni cullate dalle correnti, il traffico frenetico della vita subacquea in Patagonia; ne ha incontrato la deriva: balene spiaggiate, sardine e molluschi decimati. Vreni Häussermann, 46 anni, scienziata tedesca trapiantata in Cile, si batte per i fiordi a sud del Paese sudamericano minacciati da un’invasione di rifiuti chimici. Mira a creare una rete di aree marine protette, a salvare la bellezza che ha il privilegio di scoprire. Con il contributo di Rolex, la farà conoscere al mondo tramite una serie di filmati su YouTube ripresi da un sommergibile capace di scendere fino a 500 metri.

Metti un ghiacciaio in mezzo alla sabbia

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Sonam Wangchuk, 50 anni, è un ingegnere indiano che porta l’acqua nel deserto dell’Himalaya (dove fa molto meno caldo rispetto al Sahara). La conserva in ghiacciai artificiali che si dissolvono al sole e irrigano i campi circostanti. Tramite una rete di tubazioni, l’acqua scende dalle montagne, si solidifica d’inverno quando la temperatura è sottozero e si scioglie lentamente in primavera. Con il finanziamento creerà venti ghiacciai, ognuno da dieci milioni di litri.

Quando il turismo salva le mante giganti

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L’apertura alare, l’imponente abbraccio delle mante giganti, supera i sette metri. Danzano nell’acqua, danno vita a uno spettacolo lento e ipnotico. Ma in Perù, dove vive Kerstin Forsberg, biologa 32enne dal sorriso irresistibile e l’entusiasmo contagioso, sono a rischio estinzione in quanto prede ambite dai pescatori. Kerstin, con il sostegno della maison svizzera, trasformerà i loro aguzzini in ambasciatori di un turismo ecosostenibile: ha già avviato un programma in cui i pescatori, assieme alle comunità locali, guadagnano mostrando da vicino ai visitatori queste meravigliose creature. Così, anziché catturarle, fanno l’impossibile per proteggerle.

Il robot per tornare a camminare

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Il sogno ovvio e spesso impossibile di chi è costretto su una sedia a rotelle è alzarsi in piedi e ricominciare a camminare. Conor Walsh, 35 anni, ingegnere biomedico irlandese, lo sta realizzando nel suo laboratorio dell’università americana di Harvard: lavora a tute robotiche indossabili, realizzate in materiali tessili, che grazie a piccoli motori e a un sistema di sensori riproducono l’attività naturale dei muscoli. Il sistema è adatto alle vittime di ictus, del morbo di Parkinson, di sclerosi e distrofie, persino agli anziani che faticano a muoversi. È in via di perfezionamento: con i fondi degli «Awards», Walsh intende coinvolgere dottori e pazienti per accelerare i test clinici.

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