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Sicurezza

Cinque trucchi per capire se il vicino ci spia (e come evitarlo)

Da WhatsApp alla rete Wi-Fi, passando per le email e le telecamere di sorveglianza: come scoprire se qualche condomino ci ha violato la privacy

Sentiamo parlare sempre più spesso di NSA, CIA, FBI e dei metodi usati da anni per invadere l’intimità delle persone. In Italia la questione è meno calda che altrove per una serie di motivi, prima di tutto territoriali: quello che succede negli USA è lontano, impraticabile, quasi hollywoodiano. Insomma, vuoi vedere che i federali non hanno niente di meglio da fare che piazzare un occhio attento sulla vita dell’italiano medio?

Anche se così fosse, ovvero in assenza di strumenti di monitoraggio presunti, bisogna pur sempre preoccuparsi di qualcuno, forse anche più temibile: il vicino di casa. Si sa, la curiosità è una delle molle che spinge la società moderna ed è plausibile che dall’altra parte del giardino ci sia chi, anche solo come passatempo, ha deciso di vestirsi da piccolo investigatore, per intrufolarsi nella privacy del condomino che proprio non sopporta o di quella single che, spera, conservi qualche scatto osé nella memoria del cellulare.

Fidarsi, soprattutto di questi tempi, è quanto mai sconsigliato: clic o swype a destra per capire se il nostro vicino ci spia e come evitarlo.

WhatsApp Sniffer

Ne abbiamo scritto qui: rubare le conversazioni di WhatsApp è possibile ma anche molto difficile. Tempo fa un’applicazione chiamata WhatsApp Sniffer aveva fatto il suo debutto sugli store Android paralleli, quei siti in cui vengono pubblicati i file apk di installazione. Funzionava così: da uno smartphone centrale si avvia il software che effettua una scansione degli altri dispositivi Android collegati alla stessa rete Wi-Fi e dotati di permessi di root, ovvero sbloccati.

A quel punto l’app riesce a scovare se su questi è presente il famoso client di chat da cui prelevare i messaggi non cifrati, prima che vengano processati da server dell’azienda. Cosa fare per evitare un contesto del genere? Punto primo: niente root o jailbreak dell’iPhone (anche se, per ora, la questione non pare riguardare il mondo Apple). Secondo: concedere la pass del Wi-Fi solo a chi si conosce e non chiunque, partendo dal presupposto che il wireless di casa sia protetto.

Occhio alle email

Vi è mai capitato di ricevere un avviso da Google perché qualcuno ha tentato di violare l’indirizzo di posta? Non vi meravigliate se la localizzazione visualizzata da Big G dice Hong Kong, Giappone, India, o qualsiasi altro paese straniero. Manovre di intrusione possono arrivare da ovunque, persino dall’appartamente al fianco al vostro. In che modo? Usando Tor, che di fatto nasconde l’indirizzo IP della macchina e lo camuffa con quello degli altri a cui si appoggia per raggiungere un sito, fosse pure quello di Gmail, Outlook, Tiscali, Yahoo e così via.

Pensateci bene: il vostro vicino, dopo i familiari, è la persona che probabilmente conosce più cose di voi, senza necessità di operare nell’ombra: il nome del cane, dei figli, le serie tv preferite, le squadre di calcio e i campioni del cuore, anche cantanti e rock band. Incrociare informazioni del genere con nomi personali, date di nascita o di matrimonio è quanto di più semplice per provare a leggere le email dell’altro.

Come evitarlo? Attivando la doppia autenticazione, possibile per i servizi più conosciuti. Con questa si riceve un codice temporaneo sul cellulare prima di entrare nella casella di posta da un nuovo dispositivo, precedentemente non associato. Il procedimento è utile anche per il cloud, dove si è soliti conservare foto e video personali.

Telecamere invadenti

Alzi la mano chi non ha una videocamera connessa al Wi-Fi o ha intenzione di comprarne una. Sono piccole, utili e incredibilmente smart. Permettono di monitorare l’appartamento tramite un’app sullo smartphone, ricevendo segnalazioni e avvisi se si muove qualcosa in orari in cui tutto dovrebbe essere calmo e fermo. E se una camera wireless fosse puntata direttamente sulla vostra finestra? Essendo gestibili da remoto, il proprietario può cambiare direzione quando vuole, in pochi secondi.

Violare la privacy così è semplicissimo: quando si è in relax in salotto oppure in bagno con uno spiraglio aperto. Cosa fare se si ha il dubbio di un occhio troppo al di là dei confini privati? Ricorrere al giudice. Stando alla direttiva 95/46/CE, la corte può evidenziare, come peraltro già fatto per un caso di due anni fa, la necessità di interpretare in modo restrittivo la deroga e le interpretazioni che mirano a preservare le libertà della vita privata, alla luce dei diritti basilari presenti nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Uomo.

Wi-Fi libero? Meglio di no

Capita molto nelle vicinanze degli alberghi ma non è raro anche in quartieri residenziali: si cerca una rete wireless e se ne trova una libera, magari con un nome all’apparenza sicuro (tipo Rome City Hotspot, Hotel Miràge e così via). Una volta connessi l’hacker (o il vicino) riesce a intrufolarsi nel sistema perché quel network è stato lui a crearlo, rendendolo volutamente privo di misure di prevenzione e fallato, cioè pieno di bug.

Come evitare una minaccia simile? Nel caso degli hotel semplicemente chiedendo agli addetti qual è il Wi-Fi genuino della loro catena, quasi sempre protetto da password che loro stessi potranno fornire. Se a casa o da qualche amico, non collegandosi alle reti prive di protezione se non realmente gestite da chi vi sta accanto (a cui suggerirete di mettere una chiave segreta immediatamente!).

Software di monitoraggio

In vostra assenza potrebbe esser stato installato a bordo del computer un software di monitoraggio. I più recenti consentono di memorizzare le parole digitate sulla tastiera (con i componenti keylogger) e attivare la webcam senza che nessuno se ne accorga (nemmeno il led rosso che dovrebbe accendersi in tal caso).

Come scoprirli? Con una rapida ricerca nel menu delle applicazioni sul PC o Mac, individuando quelle che somigliano a qualcosa del tipo: VNC, RealVNC, TightVNC, UltraVNC, LogMeIn, GoToMyPC che si basano su un virtual network computing, ovvero sulla creazione di una rete parallela, che funge da apripista verso la macchina di destinazione.

Ma occhio anche alle altre più famose, come TeamViewer, pensate per dare assistenza in remoto. Chi non è molto esperto potrebbe veder apparire finestre e messaggi alla connessione di un terminale esterno, senza farci troppo caso. Beh, sarebbe opportuno cancellare programmi che non ricordate di aver caricato e, se invece li usate, controllare nella lista dei dispositivi quelli autorizzati all’accesso.

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