Panorama d’Italia 2016

Restauri da giganti con le nanotecnologie

Nata grazie a una collaborazione con l'università, Siltea adesso è pronta a prender il largo

Siltea

Chiara Raiola

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Il prossimo anno lasceranno l'incubatore dove sono nati e cresciuti per camminare da soli. Cinque scienziati trentenni, appassionati di chimicae arte antica, hanno fondato Siltea, società spin off dell'Università di Padova specializzata in nanotecnologie e diagnostica applicate al restauro e alla conservazione dei beni culturali.

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"È tempo che prendiamo il largo" dice Claudia Bortolussi. "Ci stiamo organizzando. Non è semplice, ma ce la faremo". L'ottimismo e la fiducia accompagnano la storia di questi ragazzi uniti da una grande passione. "Mettere le mani sulle opere antiche è una grande responsabilità" sottolinea Marta Righetti. "Lavoriamo a stretto contatto con i restauratori, perché noi arriviamo prima di loro con gli strumenti per la diagnostica e, una volta finito il restauro, applichiamo la silice nanostrutturata che protegge i materiali dal degrado".

Si chiama Siox-5 ed è una tecnologia all'avanguardia brevettata, un gel incolore e trasparente che forma uno strato sottile resistente ad acidi, a sostanze aggressive e duraturo nel tempo. Si può applicare a superfici vetrose, ceramica e terracotta "ma stiamo studiando la sua applicazione anche ad altri materiali". Siltea ha lavorato con successo alle facciate esterne della Chiesa di Santa Maria Annunciata di Milanoea quella di San Giovanni Battista a Bassano del Grappa. "Ora ci hanno affidato una ceramica del tardo Medioevo, siamo nella fase di diagnostica che ci sta regalando uno scenario ineditoe grandi soddisfazioni" conclude Marta.

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