Chiara Raiola

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L’Italia è in prima linea nello spazio. In 50 anni sette astronauti del nostro paese si sono succeduti in 11 missioni spaziali. Jacopo Loredan, direttore di Focus, a Ravenna porta gli appassionati in uno straordinario viaggio nello spazio nell’attesissimo appuntamento di Panorama d’Italia.
Si comincia con il sistema solare illustrato da chi di spazio se ne intende davvero. È Umberto Guidoni, primo astronauta italiano, a spiegare quale potrebbe essere il prossimo pianeta abitato dall’uomo: non certo Mercurio, troppo vicino al Sole. Marte, invece, è quello su cui si stanno concentrando le maggiori attenzioni degli scienziati perché le condizioni consentirebbero il posizionamento di una base permanente. Non solo. Con le stampanti 3D si potrebbero usare sul posto gli stessi materiali dei pianeti per realizzare tutto ciò che serve.

Le sonde spaziali, Juno su Giove

Ci sono robot che viaggiano nello spazio. E ce ne è uno vicino a Giove. Si chiama Juno. Dopo 5 anni è arrivato a destinazione entrando in un'orbita molto vicina al pianeta. Con Juno, il 4 luglio, sarà fatto il primo tentativo di penetrare l'atmosfera di Giove che "non è altro che un grande vortice, un uragano". Il robot parlerà con la terra e "ci metterà 49 minuti - sottolinea Loredan - è la prima sonda che si allontana così tanto da noi ed è alimentata da pannelli solari con piccole batterie. Alla fine della missione ?si suiciderà? autodistruggendosi. Accadrà nel febbraio 2018". Sulle lune di Giove potrebbero esserci forme di vita, avverte Guiidoni, "bisogna evitare perciò di lasciare altri detriti nello spazio".

La pulizia dello spazio

E c'è chi sta studiando come mantenere lo spazio pulito. "Attorno alla terra - ricorda Loredan - siamo circondati da oggetti e oggettini: satelliti interi o resti di satelliti scoppiati che hanno creato nuvole di oggetti". Nella nostra storia "non abbiamo mai pensato che cosa avremmo provocato nella natura - spiega Luisa Innocenti, head of clean space office di Esa - abbiamo lanciato tanti razzi, tanti satelliti. E poi li abbiamo abbandonati, inquinando lo spazio. Se continuiamo a fare così non potremmo più utilizzarlo?. Sono state stabilite delle regole internazionali alle quali adeguarsi per il futuro. Ma restano gli "oggetti vecchi", quelli più grossi che vanno recuperati. ?I detriti spaziali appartengono soprattutto all'America e alla Russia, l'Europa ne ha prodotti meno solo perchè ha fatto meno lanci". I detriti sono concentrati in due orbite. Fino a duemila chilometri c'è la zona protetta. Al di fuori bisogna mandare un satellite per catturare i detriti. Come? "Con un braccio robotico o con una rete. Si tratta di operazioni complicatissime. Tanto che i futuri satelliti avranno una maniglia per essere più facilmente recuperabili alla fine della loro vita".

Il contributo spaziale dell'Emilia Romagna

La regione che ha ospitato Panorama d'Italia ha contirubito alla ricerca spaziale. A Bologna è stata costruita una parte dello spettrometro magnetico portato poi nella stazione spaziale. ?Ci sono 16 nazioni e 60 istituti che hanno lavorato a questo progetto - racconta Lucio Quadrani del dipartimento di fisica e astronomia dell'università di Bologna - Si tratta di uno strumento che serve per studiare i raggi cosmici, particelle energetiche provenienti dallo spazio alle quali è esposta la Terra. I raggi cosmici ci possono dare informazioni sull'antimateria e sulla mancanza di materia nell'universo?. Non solo. E' utile anche per studiare la radiazione cosmica che può provocare danni all'organismo umano ?e quindi ostacolare le future missioni su Marte?. Il costo dell'investimento complessivo si aggira su 1,5 miliardi di dollari. I dati vengo inviati alla Nasa, poi al Cern ed elaborati in altri centri europei, Italia compresa.

Lo spazio con la app per smartphone

A questo punto, il direttore sposta, letteralmente, il focus sulla realtà, seppure virtuale, introducendo l'esperienza di virtual reality resa possibile dalla Cardboard e dalla app per smartphone realizzate ad hoc dal magazine per i partecipanti all'evento. Indossando la particolare mascherina, senza alzarsi dalla sedia, il pubblico ha potuto esplorare la Stazione Spaziale Internazionale che orbita a 400 km dalla superficie terrestre a 28.000 km/h e curiosarci dentro mettendo il naso nelle stanze private degli astronauti, nelle aree ricreative, nei vari moduli e poi fuori, tutt'intorno, per un'esplorazione spaziale molto particolare.


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