Piera Detassis

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"Un saluto affettuoso agli spettatori milanesi di Panorama d'Italia e in particolare al direttore di Panorama Giorgio Mulè. Questo è un film che ho amato profondamente e sono certa sarà così per voi. Un'avvertenza, io gorgheggio molto molto meglio di Florence che venne definita la peggior cantante di tutti i tempi". La voce e il volto leggendario di Meryl Streep inondano la platea del cinema Odeon a Milano per l'anteprima internazionale di Florence (Florence Foster Jenkins) il film di Stephen Frears che uscirà nelle sale il 22 dicembre per LUCKY Red e che arriva dritto dritto dall'undicesima Festa di Roma.

La grande Meryl Streep ha voluto registrare questo tag speciale per Panorama dalla sua rapida visita all'evento romano dove si è raccontata in un incontro con Antonio Monda ("la vostra migliore attrice, dopo Anna Magnani è Alba Roherwacher"), ha sostenuto la campagna Vote for Hillary Clinton e animato un tappeto rosso degno di una rockstar.

Un regalo straordinario al settimanale Panorama, al suo direttore Giorgio Mulè (visibilmente emozionato), al tour Panorama d'Italia e alla Mondadori tutta (in sala era pesente anche l'amministratore delegato Ernesto Mauri).

 

"The legendary" Meryl Streep, 66 anni, quattro figli e un marito, lo scultore Don Gummer, nel film è la soprano di coloritura Florence Foster Jenkins, un mito alla rovescia nella storia della lirica. Ricchissima, malata e filantropa specialmente con la musica (Toscanini, come racconta il film, le chiedeva sovente prestiti e finanziamenti) si limitava a interpretare quadri mitologici su palcoscenici amici in compagnia del marito, ex attore fallito, l'inglese St. Clair Bayfield, a suo modo fedele sino alla fine, pronto a tutto pur di nasconderle la mancanza di voce e talento.

Tutti applaudivano, naturalmente attratti dalla generosità e ricchezza della dama.

Poi, nel pieno della seconda guerra, anche per sostenere  le truppe lontane, Florence, a cui il primo fugace marito aveva lasciato in eredità la sifilide, si mise in testa di cantare e perfino organizzare concerti. Fuga dei complici che avevano nascosto fino ad allora la verità sulla sua temibile voce ed entrata in campo del giovane pianista Cosme McMoon, uno strabiliante Simon Helberg, la vera scoperta del film, che alterna ilarità e tenerezza e mostruosi pezzi di bravura della Streep.

"La voce più sgraziata e brutta della storia" come scrisse il New York Post (razziato e cestinato dal marito) non saprà mai di esserlo, se non a un passo dalla fine. "La parabola è bella" dice Streep "perchè in fondo Florence canta con il cuore e riesce a seppellire la cattiveria altrui, non solo perchè ricca e temuta, maperchè il pubblico ne avverte l'empatia e la passione. Il film dimostra che bisogna inseguire i propri sogni e persino le proprie illusioni".

È talmente vero che Florence nella realtà divenne una sorta di mito, amata per contrasto, per la sua naturale incredibile stonatura, ancora ascoltabile e visibile su You Tube. Non dev'essere stato facile per la Streep che ha cantato benissimo in Radio America di Robert Altman e in Mamma Mia. "È stata la cosa più difficile, ho studiato canto con il vocal coach Arthur Levy, prima al meglio possibile poi mettendo a punto uno per uno gli errori. Insomma abbiamo dovuto mandare tutto a monte, forzare la voce, farla diventare un sibilo stridulo".

Ma come dice Florence nel finale, ne valeva la pena: "Qualcuno potrà dire che non ho cantato bene, ma nessuno potrà dire che non ho cantato".

È il senso della vita in cui si riconosce la Streep che ama l'Italia ma stava per bucare la tappa romana quando la Clinton in persona l'ha chiamata alle armi dopo i sondaggi favorevoli a Trump. "Poi è passata, diciamo che il sessismo di Trump ci ha dato una bella mano. E così sono qui a Roma".

Per capirla davvero, bisogna osservarla dietro le quinte. Tra un'intervista e l'altra, con quel suo bel viso senza trucco e senza inganno, la pelle diafana che prende ogni luce, si conferma la diva più trasversale del mondo, la prima a denunciare (e sgominare) la fossa comune in cui Hollywood normalmente seppelliva le cinquantenni e sessantenni.

Si riposa dal jet lag nascosta da un semplice paravento e amorevolmente sorvegliata dal suo truccatore (sempre con lei), un signore anziano e molto gentleman che lavora incessantemente all'uncinetto. Poi si risveglia e subito sorride ad ogni possibile domanda. Nell'ascensore che ci porta alla sala di proiezione, vestita Max Mara verde smeraldo, commenta gli orecchini delle signore, i miei sono blu acceso, i suoi sono coloratissimi grappoli di Marnie, e aggiunge: "Sto tentando di cambiare strada, di mettere e aggiungere colore nella mia vita, di uscire dalla mia solita routine, nero e/o beige. È tempo di cambiare".

Sarebbero le classiche chiacchiere tra amiche, con scambio di marchi e di indirizzi, se non fosse che detto da lei il tutto assume un'aura di metafora e pare un'indicazione destinata alle donne, "osate di più, fate come Florence, uscite un po' dai ranghi". Meno politically correct? "Forse". Nel frattempo la certezza è che Meryl Streep, con l'interpretazione dell'osannato Florence, vola dritta verso la ventesima nomination all'Oscar (è record assoluto e di statuette ne ha già vinte tre) trascinando nella scia luminosa anche un rinato Hugh Grant, con meno smorfiette, meno scandali, ma una vera indole per il ballo. Vedere per credere.

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