Daniela Mattalia

-

Innovare vuol dire (anche) prendersi cura della salute di tutti grazie a nuovi farmaci e nuove tecnologie. La ricerca scientifica nel nostro paese tocca livelli di straordinaria qualità, riconosciuti in tutto il mondo; la sfida è portare questi risultati fino al letto dei pazienti. E proprio questo tema è stato il cuore della tavola rotonda "L'eccellenza della ricerca in Italia: dal laboratorio alla cura del malato" organizzata all'università Vita-Salute del San Raffaele di Milano nell'ambito di "Panorama d'Italia" (QUI il programma di tutti gli eventi), con il supporto di Teva Italia (Teva è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali).

Applicare le scoperte ai malati

Come accelerare l'applicazione delle scoperte alla cura dei malati? Gli interventi sono stati tanti e diversi, ma tutti con una concetto comune: creare un ecosistema collettivo fatto di scienziati, centri di eccellenza, industrie farmaceutiche e tecnologiche, associazioni dei malati, rappresentanti della politica

Il San Raffaele, tempio della ricerca in Italia, è un esempio di questo nuovo modo di fare innovazione in medicina. "Il primo farmaco di terapia genica approdato sul mercato europeo viene dal San Raffaele" ha ricordato Paolo Rotelli, presidente del gruppo San Donato di cui il San Raffaele fa parte. "È il risultato dovuto all'impegno quotidiano di ricercatori che collaborano con i medici per tradurre la ricerca in cure e terapie".

Farmaci in Lombardia

La regione Lombardia,dove ogni anno si investono in ricerca  sette miliardi di euro, ha creato su internet un portale di innovazione: una piattaforma di lavoro, come ha spiegato l'assessore all'università e ricerca Luca Del Gobbo,con esperti che metteranno a punto un testo di legge innovativo sulla ricerca dando la possibilità di intervenire ai cittadini. " La prossima sfida sarà portare a Milano l'agenzia europea del farmaco, l'Ema".

La Lombardia, del resto, è la seconda regione europea per produzione farmaceutica. Tre su sei terapie avanzate approvate in Europa sono Made in Italy, e sono in arrivo sette mila nuovi farmaci. Una sorta di rinascimento della ricerca. Certo, il sistema sanitario nazionale ha punti deboli, liste di attesa, i fondi destinati alla ricerca sono pochi. "Ma proprio in questi giorni si sta cercando di aumentare il fondo sanitario nazionale con due miliardi di euro di finanziamento in più, che nel 2017 saranno quindi 113 miliardi. E non era né facile né scontato " ha precisato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmaindustria.

Cure su misura

Oltre il 90 per cento dello sviluppo e della ricerca dei farmaci lo fanno le industrie, tra cui Teva, una delle dieci aziende farmaceutiche più importanti a livello internazionale, con oltre 1800 molecole e 87 siti di produzione al mondo. Da vent'anni Teva si occupa di terapie per la sclerosi multipla, esempio di malattia grave e diffusa (più di 70 mila i malati in Italia) per la quale è essenziale trasformare la ricerca di base in cure risolutive. "Vogliamo rendere i farmaci sempre più accessibili ai pazienti anche grazie a nuove tecnologie. Va in questo senso, per esempio, l'accordo che abbiamo siglato con l'Ibm sul progetto Watson" ha annunciato Roberta Bonardi, business unit innovative director di Teva Italia.

Avete presente il supercomputer Watson dell'Ibm? È quel sistema di intelligenza artificiale che aiutai medici nella diagnosi e nella messa a punto di una terapia. E rappresenta,ricorda Pietro Leo dell'Ibm, la fusione perfetta tra tecnologia e medicina. Soprattutto per la medicina di precisione, personalizzata. "Nel corso della vita il nostro corpo produce mezzo terabyte di dati e informazioni in chiave biologica molecolare e genomica, qualcosa come 160 milioni di libri" è la bella immagine scelta da Leo. "Ora che abbiamo a disposizione tutti questi dati, dobbiamo passare alla fase successiva, dotarci di un Gps per interpretarli e arrivare a una medicina mirata sulle esigenze dei singoli pazienti". 

Strategia e risorse

Medicina di precisione, tecnologia, ricerca genomica... Nel caso della sclerosi multipla, ma vale per tutte le malattie, "per fare ricerca in modo credibile è fondamentale avere una strategia e risorse provenienti da più fonti per darle massa critica" ha concluso la tavola rotonda Giancarlo Comi, primario dell'Unita' di neurologia al San Raffaele e direttore dell'Istituto di neurologia sperimentale. "Senza l'impegno di tutti, università, industrie, associazioni dei malati, governo, la ricerca non va da nessuna parte. Una visione prospettica e collettiva di cui il San Raffaele è un esempio concreto. Collaboriamo con tutte le associazioni dei malati di sclerosi multipla dei più importanti paesi, e il nostro ospedale è uno dei network finanziati da questa iniziativa mondiale. Solo così si riesce a portare farmaci e cure nella quotidianità dell'assistenza clinica".




© Riproduzione Riservata

Commenti