Antonio Carnevale

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"Gran parte della gente è stata educata alla tristezza anziché alla felicità". Da questa constatazione è partito Paolo Crepet per scrivere Impara a essere felice, libro pubblicato da Einaudi nonché occasione dell’incontro che lo psichiatra ha tenuto il 20 aprile nella tappa a Macerata del tour Panorama d’Italia.

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Tanti i temi affrontati, a partire dall’educazione dei piccoli, alla nuova schiavitù dei social network, fino a immaginare una diversa prospettiva attraverso la quale guardare il senso del lavoro.

"I bambini vorrebbero poter vivere in un mondo meno ossessionato dalla perfezione. Non rispettarli in questa loro necessità rappresenta una delle manifestazioni più esecrabili della sordità degli adulti" ha detto Crepet. "Un’eccessiva tutela impedisce la maturazione, quindi blocca anche lo sviluppo emotivo, la felicità". Auspicabile, per lo psichiatra, sarebbe dunque sostituire la categoria dell’"insegnamento" con quella dell’"educazione": se la prima "viene preferita dagli insegnanti perché più facile da amministrare, la seconda invece obbliga in maniera assai più virtuosa a lavorare non con una massa di bambini, bensì con singoli individui".

Nel percorso verso la felicità conta poi la "disobbedienza, la capacità di agire fuori dalle regole", per trovare una nuova creatività e accrescere la propria autostima. "Il primo della classe" ha notato Crepet "non può conoscere la felicità, ma soltanto il timore di essere perfetto. A un bambino o a un adolescente si dovrebbe invece insegnare che deve sentirsi libero di procedere per tentativi ed errori, e che non sarà giudicato per gli uni o gli altri, ma per le omissioni che cercherà di compiere".

Ma che cosa dire ai giovani che si trovano di fronte un mondo del lavoro che non offre prospettive? "Occorre una rivoluzione culturale" ha risposto lo psichiatra. "La scommessa della felicità riguarda quanto una persona riesca a identificarsi nelle attività che compie. E questo è un principio che dovrebbe essere presente in famiglia quando i figli si trovano a scegliere il proprio futuro. Eppure quanti suggeriscono loro che la passione è alla base di qualsiasi decisione? Pochissimi. Ancora oggi la maggior parte dei genitori ritiene che il lavoro debba rappresentare una garanzia, non una realizzazione di sé".

La rivoluzione nel modo di pensare di Crepet abbraccia ogni aspetto della nostra quotidianità. Come l’assurda assuefazione a Internet: "un fenomeno che richiede di aderire a uno scambio perverso: se si vuol rimanere in contatto con il mondo, allora si deve essere disponibili a diventare dipendenti dallo strumento tecnologico che consente di farlo". Ma la felicità è "lontana da questa come da tutte le dipendenze". E per trovarla, ha spiegato Crepet, "occorre liberarsi, almeno parzialmente, dal vortice che desertifica relazioni e rapporti; smontare il luogo comune che lega la felicità ai soldi; e soprattutto intraprendere una nuova via della lentezza, una slow-life che ci porti a premiare non i consumi ma l’amor proprio".

Un percorso complesso e in totale controtendenza, insomma, quello proposto nell’incontro, e sul quale occorre procedere sin da giovani. Perché "per invecchiare bene, occorre meritarselo" ha concluso Crepet. "È un lavoro che dura un’esistenza intera. E i cui semi vanno sparsi sin dall’inizio".

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