Macerata

Con le chitarre Eko è tutta un'altra musica

Nell'azienda nata 50 anni fa c'è anche un reparto di altissima liuteria che cesella 300 pezzi l'anno

Eko

Antonella Piperno

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Ricordate la chitarra a forma di cuore con cui Jovanotti ha aperto la tourné del suo Il più grande spettacolo dopo il big bang? Era una Eko, marchio leader in Italia, immerso nella quiete di Montelupone. Un’azienda storica, fondata nel ’59 da Oliviero Pigini, di Castelfidardo, terra di fisarmoniche.

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Durante un viaggio in Usa capì che la chitarra era il futuro, ma alla sua morte, nel ‘67, all’età dell’oro di Eko seguì un periodo buio, interrotto negli anni Ottanta dal fratello Lamberto che rilevò il marchio e affidò l’azienda  a Stelvio Lorenzetti, amministratore delegato ormai da 28 anni. Oggi la Eko fattura 35 milioni di euro tra produzione di chitarre e distribuzione in più di 200 paesi dei suoi strumenti (da Montelupone e dallo stabilimento bolognese dell’acquisita Montarbo). Nel bacino mediterraneo distribuisce invece i maggiori marchi del panorama mondiale, da Korg a Marshall.
"Abbiamo delocalizzato la produzione in Giappone, Corea e ora in Cina, ma ricerca e sviluppo continuano ad essere italiani", chiarisce Lorenzetti che  come leader designer del gruppo ha voluto Massimo Varini, chitarrista star che suona con tutti i big della musica italiana e europea. Accanto alla produzione industriale c’è un reparto di altissima liuteria, diretto da Roberto Fontanot, che cesella 300 pezzi l’anno e anche all’estero il design è sorvegliato dai liutai italiani. A ragione, visto che le chitarre Eko sono state scelte da giganti come Fabrizio De Andrè, Edoardo Bennato, Maurizio Vandelli, Gianni Morandi e Shel Shapiro, con la sua famosa Eko a forma di freccia. Oggi sono tutte nel museo internazionale della chitarra Oliviero Pigini, che sta traslocando a Villa Colloredo Mels.

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