Genova

Genova: una città che sa reagire

L'economia del territorio riparte grazie al porto, al turismo, alla tecnologia. E alla capacità di bloccare pericolose frenesie

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Marco Morello

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Il passato più e meno recente è attraversato da cicatrici: "L’economia genovese di oggi è figlia della crisi iniziata negli Anni Ottanta, quando la città ha iniziato a perdere il proprio status di capitale della grande industria siderurgica e cantieristica, con un terziario portuale e commerciale molto forte che ci portava a sognare il traguardo del milione di abitanti" riassume a Panorama.it Paolo Odone, presidente della Camera di Commercio di Genova.

"Oggi" aggiunge "la popolazione è scesa sotto i 600 mila abitanti e l’indice di vecchiaia continua a salire, ma il nostro tessuto imprenditoriale ha saputo reagire e reinventarsi su nuove basi: il polo della ricerca e dell’alta tecnologia, con l’Iit a fare da volano, il porto e la logistica ormai rilanciati, una nuova vocazione turistica incentrata sulla città d’arte, l’acquario, le crociere e la complementarietà con le Riviere e le Cinque Terre".

È dunque un riuscito misto di consueto e inaspettato, di reazionario e innovativo, l’antidoto, il riparo del capoluogo ligure contro i venti gelidi soffiati per anni e che hanno immobilizzato più di un comparto. La sicurezza è il porto, che ha chiuso il 2014 con un più 4,8 per cento di tonnellate movimentate rispetto al 2013 e un più 9,3 per cento da record nei container. Tendenza irrobustita ulteriormente nei primi nove mesi del 2015, con uno più 0,4 per cento sullo stesso periodo del 2014, più 4 per cento di container e, altro elemento di vanto, più di 3,2 per cento di passeggeri.

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Tramonto sul porto di Genova – Credits: iStock. by Getty Images

Includendo nel ragionamento l’aeroporto, che nel 2015 rispetto al 2014 fa segnare un più 7,6 per cento nell’andirivieni di passeggeri, si capisce che la gente arriva, non soltanto d’estate, visita la città e vuole divertirsi. Un dato rubato alla Siae: nel primo semestre del 2015, il numero di spettacoli organizzati è cresciuto del 7,1 per cento, gli ingressi sono stati oltre due milioni (più 2,2 per cento). «Farà sorridere» dice a Panorama.it Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di Commercio di Genova "ma i turisti spesso ci dicono che non si aspettavano di trovare una città così bella. Per decollare, dobbiamo essere abili a comunicare le nostre eccellenze. Quelle ovvie e le meno conosciute".

Ovvio, nel miglior senso possibile del termine, è l’Iit, l’Istituto italiano di tecnologia. "Una scommessa vinta" sintetizza Caviglia "con un grande respiro internazionale: su mille ricercatori, la metà sono stranieri e di 50 diverse nazionalità. Tra i nostri connazionali, tantissimi sono cervelli di ritorno. La prima cosa che la crisi spazza via o fa fuggire, è il talento. Noi lo stiamo recuperando, lo stiamo riportando a casa".

Il motivo è semplice e coincide con la qualità dei laboratori dell’Istituto, equipaggiati con macchinari all’avanguardia. Così, chi riceve un finanziamento per una start-up o una borsa di studio per sviluppare la sua idea, sceglie Genova per lasciarsi il giusto margine per investire in risorse umane, non nell’acquisto di attrezzature che trova a sua disposizione. Due i cavalli di battaglia dell’Iit: la robotica, che già gli ha dato fama internazionale, e il grafene, il materiale del futuro.

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Un robot dell'Istituto italiano di tecnologia – Credits: Iit

Capitolo imprese. Secondo Infocamere quelle che raggiungono risultati migliori si concentrano soprattutto nel settore dei servizi, del commercio, del manifatturiero, delle costruzioni. Nel primo caso sono 924 quelle in attivo, 773 nel secondo, 515 nel terzo, 405 nel quarto. Guardando ai numeri totali, sempre pescando dalle statistiche di Infocamere, sono distribuite così: il record, 47.541, spetta alle microimprese, quelle che non superano il tetto dei 9 addetti; le piccole, fino a 49 assunti, sono 2.172; le medie, che non vanno oltre i 250 impiegati, sono 248; le grandi, con più di 250 figure in organico, 51.

«Circa le microimprese» commenta Caviglia «spesso si tratta di ditte individuali di soggetti comunitari con partita iva che vivono di subappalti». Quando la situazione congiunturale migliorerà ancora, potranno essere assorbiti in realtà più grandi, più propense ad assumere, oppure far leva su questa via autonoma per giostrarsi con sempre maggiore flessibilità tra numerosi committenti. Che potrebbero aumentare: «Proprio in questi mesi» rivela il segretario generale «abbiamo avuto colloqui con imprese importanti che intendono fare forti investimenti sul territorio».

«Il nostro tessuto imprenditoriale ha saputo reagire e reinventarsi su nuove basi: il polo della ricerca e dell’alta tecnologia, con l’Iit a fare da volano, il porto e la logistica ormai rilanciati, una nuova vocazione turistica»

Nell’attesa di questi interventi che potranno accelerare la ripresa, la Camera di Commercio non è rimasta a guardare. In un quadro delicato, in cui il livello di disoccupazione è quasi raddoppiato in cinque anni – era al 5,6 per cento nel 2009, è arrivato al 10,1 per cento nel 2014, stando all’Istat – e molti genovesi si sono trovati costretti a inventarsi una nuova strada, spesso dilapidando capitali accumulati da generazioni, ha deciso di aiutarli a fare le scelte giuste. O quantomeno a capire se l’iniziativa che volevano intraprendere era indovinata o troppo fragile, se avevano o meno competenze e risorse per resistere sul mercato.

Così è nato il «Servizio nuovo imprese», che oltre a fornire informazioni di base e un orientamento, li ha assistiti nella stesura di un business plan e nella fase di start-up. O ha tentato di dissuaderli se non era il caso di perseverare. Di norma, secondo Unioncamere, il 37 per cento delle imprese chiude entro i primi tre anni. Solo il 18 per cento, dunque meno della metà rispetto al dato medio, tra quelle che hanno potuto usufruire di questa speciale assistenza, non sono riuscite a sopravvivere.

«È stato una sorta di servizio di prima accoglienza. Ricorrendo a un brutale no, abbiamo impedito a intere famiglie, prese dalla frenesia di trovare un’occupazione, di giocarsi il loro patrimonio. Durante la crisi» conclude Caviglia «ogni strategia era buona per resistere. Ora si torna a intravedere la fine del tunnel. Ed è molto importante per generare investimenti. Genova, in questo quadro, ha un vantaggio in più: è un incredibile tesoro di risorse».

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