Giove, pianeta lontano e misterioso presto non avrà più segreti. Grazie a Juno, la sonda spaziale che, dopo 5 anni, è arrivata a destinazione. Un viaggio affascinate raccontato a Salerno dagli ospiti di Focus all’evento scientifico di Panorama d’Italia: Barbara Negri, responsabile dell’esplorazione dell’universo dell’Agenzia spaziale italiana, Asi, e Umberto Guidoni il primo astronauta italiano.

Juno e i suoi obiettivi

“Juno è partita nell’agosto del 2011 - introduce Jacopo Loredan, direttore di Focus - e ora, orbitando intorno al pianeta, ha cominciato a inviare le prime immagini. Si tratta di una missione Nasa con un unico partner: l’Italia”. Obiettivo della missione è capire non solo l’origine di Giove, ma di tutto il sistema solare. Giove, del resto, è un pianeta dalle origini complesse e un po’ misteriose: “il suo arrivo si pensa possa aver scompigliato il sistema solare come una pallina su un tavolo da biliardo”.

Alla scoperta di Giove

Juno è un nostro avamposto: “stiamo mandando una traccia di noi nello spazio - dice Barbara Negri - e così si è deciso di posizionare sulla sonda un’iscrizione dedicata a Galileo Galilei”. Giove è un gigante, chiarisce la scienziata, il suo diametro è 11 volte quello della terra ed è gassoso. Ma Juno ha una serie di strumenti in grado di attraversare le sue nubi per raccontarci cosa c’è al di là. Ha 18 mesi per dare delle risposte. Un tempo breve perché le radiazioni fortissime di Giove comprometterebbero le sue strumentazioni.

“Juno viaggia ruotando su se stessa grazie a pannelli solari di ultimissima generazione - sottolinea ancora Negri - l' obiettivo principale è capire l’origine della sua formazione e quindi come è fatto il suo nucleo, scoprire, poi, se c’è l’acqua e come è distribuita”. E ancora: come funziona il suo campo gravitazionale e perché il suo campo magnetico è così esteso. “Giove sembra comportarsi in maniera molto diversa da tutti gli altri pianeti conosciuti come Marte o Saturno. È atipico”.

La tecnologia italiana

Due dei nove strumenti della sonda spaziale sono italiani: “Jiram, indagherà in particolare sulle aurore, mentre l’altro strumento, GSE, ha il compito di capire il campo gravitazionale di Giove”. Si tratta di un esperimento di radio scienza, si useranno i sistemi di telecomunicazioni per rispedire i dati sulla terra. La missione terminerà a febbraio 2018 quando “Juno si immolerà avvicinandosi sempre più all’atmosfera di Giove; ci consentirà di capire in profondità la sua composizione e brucerà dando un ultimo importante contributo alla ricerca scientifica. Di sicuro ne sentiremo la mancanza”.

L’esperienza di Guidoni nello spazio

La missione dell'astronauta italiano Umberto Guidoni, invece, è finita diversi anni fa ma il suo racconto incanta il pubblico anche perchè viene accompagnato da immagini emozionanti, con la partenza dello shuttle e la vita nella stazione. Il futuro, dice Guidoni, potrebbe vedere anche i privati organizzare voli “turistici”: “primi passi sono stati fatti, i prossimi 20-30 anni saranno una bellissima sfida”.

Lo spazio con la app per smartphone

Dallo spazio alla terra, il direttore di Focus a chiusura evento introduce l'esperienza di virtual reality resa possibile dalla Cardboard e dalla app per smartphone realizzate ad hoc dal magazine per i partecipanti all'evento. Indossando la particolare mascherina, senza alzarsi dalla sedia, il pubblico ha potuto esplorare la Stazione Spaziale Internazionale che orbita a 400 km dalla superficie terrestre a 28.000 km/h e curiosarci dentro mettendo il naso nelle stanze private degli astronauti, nelle aree ricreative, nei vari moduli e poi fuori, tutt’intorno, per un’esplorazione spaziale molto particolare.

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