Antonella Manni

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Emozione e vertigini, tra i tesori nascosti della "Spoleto segreta". Per la settima tappa di Panorama d'Italia, oltre duecento persone per la prima volta sono salite fino in cima al maestoso campanile della cattedrale spoletina di Santa Maria Assunta: eccezionale assemblaggio di materiali dal I secolo a.C. fino all'XI, costruito intorno al 1175, poco prima del duomo attuale eretto sul luogo della precedente cattedrale distrutta nel 1155 da Federico Barbarossa, consacrata da Papa Innocenzo III nel 1198 e terminata fra il 1216 e 1227.

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Ma non solo, i partecipanti (tra cui lo stesso direttore di Panorama Giorgio Mulè e Alfonso Signorini, direttore di Chi) hanno anche avuto accesso alla trecentesca cappella di Sant'Anna, testimonianza di quel che resta della chiesa prima delle trasformazioni interne di epoca barocca. Ad accogliere i visitatori in Piazza Duomo, con il supporto dell'Associazione Amici di Spoleto presieduta da Dario Pompili, sono state la guida Daniela Cittadoni affiancata da esperti e storici dell'arte: il responsabile dei Beni culturali della diocesi Spoleto-Norcia, monsignor Giampiero Ceccarelli, e la professoressa Giovanna Silvestri.

Suggestivo e ampio sulla Valle Spoletana il panorama dal campanile realizzato con conci di recupero, romani e altomedievali: "Tra le pietre di spoglio - spiegano le guide - una riporta l'iscrizione con il nome del vescovo Lotario, morto nel 1173, che rappresenta il terminus post quem rispetto alla edificazione dell'edificio".


La cella campanaria attuale è stata aggiunta nel 1512-15 su progetto di Cola da Caprarola. Il campanile, restaurato nel 2010, è un'opera affascinante di ingegneria: costituito da due parallelepipedi coassiali, è vuoto al centro. Il campanone antico, fuso da Giovanni Battista e Domenico Donati dell’Aquila, si trova ora nel chiostro quattrocentesco della canonica. Il nuovo campanone, è stato fuso nel 2000 dalla Fonderia Pontificia Marinelli di Agnone (Isernia).

La cappella di Sant'Anna, nel transetto sinistro della chiesa, in corso di restauro, si presenta invece come un prezioso scrigno di affreschi che vanno dal XIV secolo al Cinquecento. Un tesoro nascosto che, all'interno del duomo, si affianca ad altre testimonianze della fase più antica della cattedrale, che vanno dalla straordinaria Croce dipinta di Alberto Sotio (1187), nell’iconografia del Cristo vivo (triumphans), al pavimento a mosaico di stile cosmatesco, dal ciclo dipinto con Storie della Vergine affrescato da Filippo Lippi tra il 1467 e il 1469, ultima opera del grande maestro fiorentino che morì proprio a Spoleto, fino alla lettera autografa di San Francesco a frate Leone, tra le reliquie più preziose del Santo dopo le sacre spoglie, custodite in Assisi.

Tanti tesori che, da più di cinque secoli in città, l'Accademia Spoletina, l'istituzione culturale più antica del territorio fondata dall'umanista Gioviano Pontano, ha cura di studiare e indagare, divulgandone l'importanza con le sue pubblicazioni scientifiche.

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