Sergio Luciano

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“Noi Don Matteo non lo lasceremo mai!”: semiseria, ma in fondo sincera, la dichiarazione d’amore di Nino Frassica, il maresciallo Cicchini di Don Matteo, intervistato con Terence Hill, il protagonista della serie e tutto il cast da Piera Detassis, direttore di Ciak, per l’evento conclusivo della terza e penultima giornata di “Panorama d’Italia” a Spoleto.

Già, perché le colline meravigliose e le strade sterrate su cui corre Don Matteo in bicicletta sono quelle di Spoleto e proprio questa mattina il set, nonostante la pioggia, ha girato in esterna a pochi chilometri dalla cittadina: “In questo nostro lavoro”, spiega Terence Hill, dal palco del meraviglioso teatro del Complesso di San Nicolò, “ci sono momenti di grande bellezza. A volte questa terra ci richiede sforzi fisici particolari, a noi come alla regia e alla produzione, ma quest’involucro bellissimo della città di Spoleto è… un’altra cosa, sicuramente. Aiuta a far sentire bene il protagonista e tutti noi”.

 

Il traguardo della decima serie

Un bel gruppo, questo di Don Matteo, la produzione di fiction per la Rai tra le più longeve nella storia della televisione, firmata Lux Vide: giunta alla decima serie, che avrà diciotto episodi, e accompagnata dall’immutabile amore del pubblico: per questo i cambiamenti ci sono, da un anno all’altro, ma sono minimi: “Quando sento che siamo riusciti a far identificare gli spettatori con quel che stiamo facendo, non vedo perché dovremmo cambiare”, sintetizza Terence Hill.

Proprio lui in Umbria ha vissuto dai 5 ai 10 anni, da bambino: “Poi ho girato il mondo, sono stato in America, finchè ho deciso di fare Don Matteo, e mi chiedevo come mi sarei trovato venendo a vivere a Gubbio. Invece, nessun problema: immediatamente mi sono sentito a casa. Io l’Umbria la amo, e una delle mie grandi fortune è che questa fiction si svolge proprio a casa mia”.

La decima serie inizierà ad andare in onda a gennaio, subito dopo le vacanze di Natale. La prima puntata avrà una “guest-star”, Belen Rodriguez: e in quasi tutte le puntate ce ne sarà una, diversa. “E poi – rivela la regista Daniela Borgese – nella prima puntata il maresciallo Cicchini incontrerà un cane e gli dirà: ti chiamerò Ghisoni!”, come il brigadiere...

Hill e il cinema

Un ritorno al cinema per Terence Hill?, chiede Piera Detassis. E lui, sornione: “Se capiterà qualcosa che mi piace, perché no”. Mentre per Simone Montedoro, il capitano della serie, il cinema rappresenta una grande attrattiva: “Spero che mi capiti presto, anche se ci sarà altra fiction”.

Infine, una battuta di Frassica a spiegare la felice alchimia della serie: “Io dico che non lascerò mai Don Matteo, che ho un contratto di trentasei anni, perchè sì, per me il personaggio del maresciallo Cicchini è un po’ come una seconda vita, ogni tanto fermo qualcuno per strada e lo arresto. In realtà stiamo molto bene insieme, lavoriamo bene, siamo amici nella vita… Sul nostro set non si litiga, avendo un punto di riferimento come Terence, che è un signore: su altri set volano i piatti!”.

Tutto è iniziato con Trinità

Quasi a riaprire la serata, non poteva mancare un divertito “amarcord” di Terence Hill per la strepitosa serie di film che lo lanciarono facendone un beniamino del grande pubblico: quelli con Bud Spencer, la serie di Trinità e i suoi tanti seguiti: “Fare l’attore ha continuato a non piacermi finchè non ho fatto Trinità, cioè finchè non ho avuto trent’anni. All’inizio lo facevo con molto sforzo, più che altro per aiutare la famiglia, perché erano tempi duri. Ricordo che avevo sempre la febbre sul set, andavo in scena con le pulsazioni a 140. Anche adesso sono teso, ma il cuore batte a 120!”.

Prima di Trinità, dice, "non avrei mai immaginato che la gente, con le mie battute, potesse divertirsi tanto. Invece io allora l’ho scoperto e questo mi ha dato sicurezza, mi ha incoraggiato a fare l’Actor studio”.

Deliziosi gli aneddoti sulle mitiche scazzottate: “C’erano bravissime controfigure, ma io e Bud non le usavamo mai, e gli incidenti capitavano. Una volta facemmo a pugni in mezzo a dei palloncini, ho preso una botta in testa con una panca di legno vero, e non di balsa, che mi ha prodotto una ferita e 4 punti di sutura in testa. Poi Bud era miope, e non sapeva bene neanche dove menare. Contrariamente alle vecchie scazzottate dei film western tradizionali, le nostre erano lunghissime. Per Trinità mi ispirai a quella finale di Settte spose per sette fratelli, che durava sette minuti e mezzo:la nostra arrivò ad 11! Non lo sapevamo neanche noi, quando iniziammo, ma la vecchia formula dello spaghetti western pieno di morti aveva stancato, e la nostra invece spaccò, perché divertiva e la gente vedendo cazzotti anziché morti, era contenta. Quando ci ripenso, più che nostalgia, mi diverto ancora”.

E certamente si diverte ancora Terence Hill, anche quando pedala in bicicletta, vestito da Don Matteo, sui sentieri dell’Umbria: “Sempre con la stessa tonaca, da dieci serie: qualche tempo fa mi rimproveravano perché una tonaca sdrucita non sembrava decorosa. Adesso, da quando c’è Papa Francesco, nessuno mi dice più niente”.

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