"Gli 'addetti ai lavori' dell’Internet delle cose siamo tutti noi. Non c’è nessuna categoria sociale che non ne stia già venendo coinvolta, anzi che non ne sia già coinvolta se solo ha in tasca uno smartphone": l’era dell’”Internet delle cose”, in sigla “Iot”, e la sua applicazione al mondo dell’industria, Industry 4.0, sono “i luoghi dove tutti saremo”, e Cristina Farioli, capo della comunicazione, del marketing e delle “citizen relationships” di Ibm Italia, ha tenuto a sottolinearlo, aprendo con il suo intervento il workshop organizzato dall’Ibm a Palermo, con Panorama, nell’ambito del tour Panorama d’Italia.

Una serata molto densa, che ha dato modo a oltre quaranta imprenditori di toccare con mano quanto quest’universo tecnologico espanso già inizi a pervadere la nostra vita quotidiana. “Lo smartphone”, ha osservato Farioli, “è il primo oggetto che tanti di noi usano per svegliarsi al mattino, e spesso anche il primo oggetto che guardano, per controllare le email. E lo smartphone è già un oggetto in grado di dialogare automaticamente con altri oggetti”.

Mondo fisico e mondo digitale

Da un miliardo di oggetti connessi che si calcola ci siano oggi sulla Terra si passerà in 10 anni a 25 miliardi. “Già oggi tutti viviamo connessi in Rete, producendo un volume incredibile e sempre crescente di dati”, sottolinea Farioli. L’Iot è dunque l’interazione del mondo digitale col mondo fisico. E sono facili e ben comprensibili gli esempi delle sue applicazioni legate alla vita domestica, degli elettrodomestici intelligenti che riescono ad interagire con gli oggetti per funzionare meglio: lavatrice che determinano il programma di lavaggio da seguire “leggendo” le etichette dei capi che vengono posti al loro interno ai frigoriferi che apprendono e segnalano le scadenze degli alimenti. Ma le possibilità di applicazione dell’Iot sono praticamente infinite, limitate semmai soltanto dalla creatività umana: tanto che la crescita del business legato all’Iot viene calcolata nell’ordine dei 250 miliardi di dollari in cinque anni.

Al servizio dell'arte e non solo

Cristina Farioli ha anche fatto un riferimento quanto mai appropriato al contesto siciliano: la possibilità di utilizzare l’Iot per monitorare e manutenere l’immenso e pregiato patrimonio artistico e monumentale della Sicilia, interagendo finalmente bene con l’ambiente, intervenendo a prevenire e curare i danni delle intemperie, e ottimizzando la fruizione di questi beni da parte dei turisti.

Un’altra applicazione potenzialmente fertilissima in Sicilia è legata all’agroindustria, peraltro un settore molto reattivo all’innovazione: “Abbiamo appena svolto un’indagine in Italia sul contadino 2.0, scoprendo”, ha concluso la top-manager, “che il 90% delle aziende agricole è gestito oggi da un imprenditore con meno di 35 anni, nel 40% dei casi donna”. Imprenditori che spesso stanno già iniziando ad applicare quelle soluzioni Iot che permettono - com’è accaduto nel caso dei vini Gallo, americani, citati dal digital architect di Ibm Vittorio Piccinini nella sua relazione – risparmi sull’irrigazione e sulla concimazione nell’ordine del 20-30% con forti ottimizzazioni di quantità e qualità dei raccolti.

Opportunità che non si contano

L’influencer siciliano che era stato invitato a intervenire, cioè l’imprenditore Fabio Montagnino, che è anche direttore generale del consorzio pubblico-privato Arca per l’innovazione, ha indicato quali sono a suo avviso le tre grandi categorie dell’innovazione digitale portata dall’Iot: “La grandissima capacità di calcolo, ovunque, sempre e a bassissimo costo; la pervasività delle connessioni possibili; la grandissima capacità di analisi dei dati raccolti”. “In questo nuovo ciclo di innovazione industriale che sta iniziando”, ha detto ancora Montagnino, “nascono delle grandissime opportunità, Ho seguito il caso di una start-up che digitalizzato il Passetto Vaticano, il corridoio che collega Castel Sant’Angelo con Piazza San Pietro, monitorando le microvibrazioni della struttura che a lungo andare minacciano di logorarla. Con gli stessi criteri potremo monitorare la statica dei piloni dei viadotti autostradali grazie ai sensori messi a punto da una nostra azienda del distretto di meccatronica in grado di misurare il degrado del calcestruzzo nel tempo. Per non parlare delle applicazioni in agricoltura, e nella distribuzione al dettaglio: una nostra azienda ha messo a punto un prototipo di negozio automatico che rivoluzionerà il rapporto col cliente e la azione stessa della vendita”.

Dai negozi all’infinitamente grande delle mega-industrie dei settori “pesanti”, come le acciaierie, o dei settori di larghissimo consumo, come quello alimentare. Piccinini ha citato il caso di un colosso europeo dell’acciaio che è riuscito grazie all’Iot a ricavare il 30% di produttività in più da un impianto che non poteva accrescere la sua estensione; o il caso della Lindt, grande marchio dolciario internazionale, che ha messo a punto un sistema con cui i suoi clienti, via web, possono personalizzare i loro acquisti e le eventuali confezioni regalo. Come dire che dall’infinitamente grande dell’industria pesante al settore più specifico, la dimensione dell’Internt of things ci sta già cambiando la vita: anche se non sempre sappiamo già accorgercene.

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