“Stiamo per iniziare un viaggio che ci porterà sugli asteroidi, sui pianeti del sistema solare e ancora più lontano, alla ricerca di altri corpi celesti”. Con queste parole il direttore di Focus Jacopo Loredan ha aperto il dibattito, organizzato dalla rivista e inserito tra gli eventi di “Panorama d’Italia”. Un incontro che si è subito trasformato in un racconto costellato da impensabili esplorazioni e primati siciliani, immagini fantastiche e interrogativi affascinanti. Alcuni dei quali suggeriti anche dall’astrofisico e caporedattore di Focus Gianluca Ranzini.

Il catalogo stellare di Palermo

E Palermo, in questa storia, recita un ruolo non certo secondario. “La Fondazione dell’Osservatorio astronomico alla fine del ‘700 – spiega il direttore della struttura Giuseppina Micela – coincide con la scoperta di Cerere. In quel periodo il potere politico nutriva grande interesse per le scienze. L’Osservatorio nacque infatti grazie all’intervento del Principe di Caramanico, il vicerè, che chiamò in Sicilia il matematico Giuseppe Piazzi. Quest’ultimo lavorò alla costruzione di un catalogo stellare. Fu in quel momento che lo scienziato si accorse di un corpo celeste che si muoveva un po’ troppo: era un nuovo pianeta. Un pianeta nano, per l’esattezza”.

Da lì, enormi passi avanti. Ai quali ha fatto cenno lo scienziato dell’Agenzia spaziale italiana Mario Salatti, raccontando la storia di Rosetta. “Con la missione che porta questo nome – racconta lo studioso – siamo stati in grado di studiare le comete. Da un lato – spiega Salatti – le tecnologie ci portano nel futuro, dall’altro, con questi studi è come se tornassimo indietro nel tempo”.

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Missioni su Marte

Verso Marte punta invece l’intervento di Fabio Favata, responsabile del coordinamento dei programmi scientifici e di esplorazione robotica dell’Agenzia spaziale europea: “Un’organizzazione – spiega – che negli anni è riuscita a compiere imprese che i singoli stati europei, da soli, non avrebbero mai compiuto. L’Europa ad esempio ha  fotografato per prima una cometa, grazie alla sonda Giotto”.

Ma come detto, l’interesse dello studioso è rivolto soprattutto alle missioni su Marte: “L’Europa – spiega Favata - è arrivata lì già da dieci anni. Nell’atmosfera c’è del metano: è uno degli elementi che ci porta a pensare che al di sotto della superficie possano esistere forme di vita. Anche per questo – aggiunge – tra il 2016 e il 2018 partiranno altre due missioni per cercare la vita sul pianeta rosso”.

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Dal cielo al mare

In video è apparso invece l’astronauta siciliano Luca Parmitano, che ha spostato lo sguardo dal cielo al mare. “Stiamo portando avanti esperimenti sott’acqua – racconta -  perché l’ambiente sottomarino è considerato sotto certi aspetti assimilabile a quello spaziale”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento di Umberto Guidoni: “Probabilmente nello spazio c’è vita” ha detto il primo italiano ad aver volato nello spazio con lo Shuttle diciannove anni fa. “Il fenomeno della formazione dei pianeti nell’universo – ha aggiunto Guidoni - è comunissimo, quindi moltiplicando per miliardi di stelle il numero dei pianeti che vi orbitano attorno è altissima la probabilità che esistano molti altri pianeti abitabili e probabilmente abitati. Detto questo – ha aggiunto - non credo agli Ufo di cui parlano in tanti, perché le distanze da coprire per un ipotetico avvicinamento da quei pianeti alla Terra sono enormi e comunque l’arrivo non potrebbe sfuggire ai nostri rilevatori”.

Ma l’uomo, secondo Guidoni, continuerà a guardare oltre i confini del pianeta: “La terra – ha concluso lo scienziato, citando il filosofo russo Fedorov - è la culla dell’umanità, ma non si può vivere nella culla per sempre”.

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