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Sergio Mattarella: "Un paese che vuole crescere"

Il presidente della Repubblica scrive a Panorama in occasione della decima e ultima tappa del tour Panorama d'Italia

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – Credits: Sean Gallup/Getty Images

In occasione della decima e ultima tappa del tour di "Panorama d’Italia 2015", il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio al nostro settimanale. Già in marzo, prima dell’inizio del viaggio, il capo dello Stato era intervenuto sottolineando il carattere di un’iniziativa "lodevole che vuole contribuire a far conoscere e a mettere in connessione quello straordinario patrimonio di persone, di storie, di idee, di progetti di cui il nostro Paese è fortunatamente dotato". I pensieri che oggi il presidente affida a Panorama ci confermano la bontà di un’intuizione editoriale che da un capo all’altro dell’Italia ha coinvolto e raccontato i talenti e le eccellenze italiane in tutti i campi senza mai dimenticare di approfondire il contesto spesso complicato in cui si trovano a operare

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di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

L’Italia è un Paese di straordinarie energie, che trae dalla sua cultura, dalla sua rete sociale, dai suoi diversi territori, dal suo patrimonio civile anche risorse utili all’innovazione e allo sviluppo dell’economia. La qualità italiana non è uno slogan, o un accorgimento propagandistico: è una realtà che suscita apprezzamenti nel mondo, e che tutti noi dobbiamo conoscere meglio per valorizzare ancor di più.

Per questo mi complimento con l’iniziativa "Panorama d’Italia", che il vostro settimanale ha lodevolmente promosso nell’arco di quest’anno in dieci diverse città, dal nord al centro, al Sud.

Veniamo dalla crisi economica più grave e lunga dopo la Seconda guerra mondiale. Una crisi che ha causato ferite profonde, allargato le diseguaglianze, rallentato la mobilità sociale. Ora tuttavia registriamo segnali di ripresa, che rappresentano una sfida oltre che un’opportunità per molto tempo attesa. È l’intero sistema Paese, non solo un suo segmento o le sue élite, che deve compiere il salto in avanti.

Dalla crisi, penso sia ormai evidente a tutti, non usciremo riproducendo le condizioni di prima. L’orologio non può tornare indietro. Difenderemo il nostro modello sociale, i nostri valori, la coesione che riteniamo indispensabile, soltanto se saremo capaci di migliorarci, di essere al tempo stesso più competitivi e più solidali, se avremo la forza di crescere nelle conoscenze, di diffonderle, di creare lavoro, di premiare i giovani, il merito, le eccellenze, e insieme di allargare le opportunità.

Un Paese che moltiplica le sue opportunità: questa è l’Italia che vogliamo. Ed è un’Italia possibile. A volte la polemica offusca la visione del bene comune. Non si tratta di negare la competizione tra idee e interessi diversi, né il confronto politico. È necessario che il pluralismo si esprima e che la democrazia sia viva. Ma dobbiamo anche allenarci a riconoscere gli obiettivi da condividere e le necessarie convergenze nella società. Perché così saremo tutti più forti. E saranno più credibili il Paese e le sue istituzioni. Solo in questo modo si può generare fiducia, carburante essenziale per un nuovo sviluppo.

Nel vostro tour delle città italiane avete cercato le eccellenze che già sono emerse, e che magari sono ancora poco conosciute. È bene mostrare questi successi, soprattutto ai più giovani, affinché possano conoscere e trovare ragioni di impegno. Ampliare le opportunità nel nostro Paese è ovviamente compito primario delle istituzioni. Ma in questa direzione devono muoversi anche le forze sociali, i cittadini, le imprese. Bisogna agire dall’alto, ma nel contempo occorre premere dal basso, tentare, aprire nuove strade, allargare gli argini, investire nella formazione e nei saperi.

L’Italia è uno Stato, ma è anche una comunità. Tutti abbiamo una responsabilità nel futuro da rendere migliore. Costruire il futuro vuol dire anche alzare lo sguardo verso l’orizzonte.

La nostra dimensione nazionale oggi rischia di essere limitata, se non riusciremo insieme agli altri Paesi europei a rilanciare l’Europa come soggetto unitario nel mondo globale. Abbiamo bisogno di più Europa e la minaccia terroristica rende ancora più urgente questa necessità storica. Ma c’è ancora un’altra condizione, questa volta interna, che può dare molto alla crescita italiana. Mentre lavoriamo per una maggiore unità europea, dobbiamo saper sanare le fratture dentro il nostro Paese. Non ci sarà una crescita piena del Nord separata da un rilancio del Mezzogiorno. È un’illusione pensare che possa nascere una nuova stagione di sviluppo sostenibile se le distanze tra le Regioni italiane cresceranno anziché diminuire. L’Italia deve ripartire dall’Italia. Per dire la sua in Europa e nel mondo, dove c’è bisogno di lei.

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