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“Femmena, tu sì ‘na malafemmena…”. È finita così, con la platea a cantare all’unisono il grande capolavoro musicale di Antonio de Curtis insieme agli autori di “Totò Metà-fisico”, il libro scritto da Antonello Buffardi de Curtis, nipote del Principe della risata, con le fotografie di Massimo Sestini e il contributo decisivo del giornalista e scrittore Gianluca Tenti.

La presentazione durante la tappa romana di Panorama d'Italia, moderata dal giornalista di Panorama Carlo Puca, si è rivelata scoppiettante, anche grazie all’interazione con i circa centocinquanta fan di Totò accorsi alla libreria Mondadori di piazza Cola di Rienzo.

Tra aneddoti e analisi profonde del pensiero di de Curtis, le due ore di incontro sono volate leggere sulle ali dell’entusiasmo generale.

Antonello Buffardi de Curtis ha svelato alcuni segreti del celebre nonno. In particolare, ha spiegato che in fondo Totò ha amato soltanto una donna nella corso della sua vita, ovvero “la figlia Liliana, verso la quale nutriva sentimenti di gelosia profondi. Con lei era appassionato, protettivo e gelosissimo”.

Tra le altre cose, Massimo Sestini, il più celebre fotoreporter italiano in attività, ha raccontato come la sua ricerca gli abbia “fatto comprendere fino in fondo il concetto di immortalità di Totò. Il Principe è vivo perché accompagna la quotidianità di milioni di persone”. E la accompagna anche attraverso le icone che ha immortalato nel libro.

Gianluca Tenti ha anche parlato della trasversalità generazionale del Principe. “Totò appartiene a tutti, uomini e donne, ricchi e poveri, anziani, giovani e persino bambini. È il volto dell’Italia e degli italiani”.   
Il libro è uno straordinario fotoreportage lungo l’Italia alla ricerca delle tracce che ancora oggi testimoniano la forza del messaggio di Totò: murales, luoghi dedicati, pensieri di vip e gente comune. Trenta scatti d’autore che fissano l’immortalità del messaggio di Antonio de Curtis. E non solo nel cinema, ma anche nel teatro, nella poesie e nella musica. “Femmena, tu sì ‘na malafemmena…”

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