Chiara Raiola

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“Non c'è artista che continui a sorprenderci come Caravaggio. Occorre attendere il Novecento perché la sua comprensione sia piena”. Comincia così la carrellata di Vittorio Sgarbi sull'opera di uno dei più rivoluzionari pittori di tutti i tempi.

La sua “lectio magistralis” nella strepitosa chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, viene seguita in un silenzio assoluto dal pubblico di Panorama d'Italia, accorso numerosissimo.

Sgarbi racconta che non fu solo Caravaggio ad essere un artista incompreso nella sua epoca e nei secoli successivi: “è successo anche a Lorenzo Lotto che lasciò la sua impronta a Recanati dove è vissuto Leopardi il quale, però, nei suoi scritti lo ignora nonostante una sensibilità affine alla sua”.

Caravaggio muore nel 1610 chi dice per malaria, chi per un complotto. "Un destino" dice Sgarbi "simile a quello di Pier Paolo Pasolini, e come il poeta friulano Caravaggio mette al centro dei suoi racconti pittorici il popolo: è un neorealista del Seicento”, sottolinea il critico d'arte, “Cosa sono se non ragazzi di strada I Musici, I suonatori di luito, Il ragazzo con il cesto di frutta?”.

Il silenzio su Caravaggio è assordante e dura fino al 1910. Il primo che cita Caravaggio è un fotografo tedesco. “Occorre attendere il 1951 perché ci sia la consacrazione definitiva con una mostra a Milano”.

In alcuni momenti la pittura di Caravaggio, secondo Sgarbi, assomiglia alla fotografia di Cartier Bresson: “il realismo caravaggesco è una vera e propria riproduzione in diretta. È il pittore della vita”.

Questo grande innovatore arriva a Roma dal Nord Italia. La sua prima opera è “Il riposo dalla fuga in Egitto”: “forse l'ha dipinta nel Nord o forse a Roma pieno di nostalgia per le nebbie padane dove non tornerà mai più”.

Caravaggio è un rivoluzionario della pittura: “È il primo grande cinematografaro come si può ben notare nell'Angelo del “San Matteo” o nell'opera “La buona ventura” con una zingara e dei bari, un quadro estremamente moderno, con al centro il tema del gioco d'azzardo. “Da questo dipinto Caravaggio trae la prima idea per la "Vocazione di Matteo" dove Cristo appare quasi fuori campo”.

Sono, questi, sette anni di “fulgore per un pittore che decide di sfidare Dio nelle sue opere tanto da entrare in una spirale di turbamenti che lo porterà ad uccidere Tomassoni piombando in una malinconia senza fine.

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