Chiara Raiola

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Un viaggio intorno alla terra per scoprire i segreti dell'Universo. L'appuntamento scientifico di Focus nella tappa romana di Panorama d'Italia si apre con una carrellata sui pianeti del nostro sistema solare. Un racconto affascinante affidato a Umberto Guidoni, il primo astronauta italiano a mettere piede sulla stazione spaziale internazionale.

Il sistema solare

Quale pianeta potrebbe accogliere in futuro l'umanità? Si parte da Venere, il più simile alla terra ma impraticabile per l’uomo per la sua alta temperatura, passando da Giove che è una stella mancata ed emette molte radiazioni (“le sue lune sono molto più interessanti per la presenza di acqua, ci aspettiamo di trovare un oceano sotto lo strato di ghiaccio e l'ipotesi è quella di studiarlo con un mini sommergibile”) per finire a Marte il più raggiungibile, la prossima tappa dopo la Luna: “ci vorranno una ventina d'anni prima di una missione”.

Il futuro è su Marte

La questione, sottolinea Tommaso Ghidini dell'agenzia spaziale europea (Esa), è innanzitutto politica, di volontà dell'Europa, della Cina, India, Russia, Usa e dei privati come Elon Musk. “Lo spazio ha una funzione pacificatrice – chiarisce subito - la stazione spaziale ne è una dimostrazione. C'è competizione solo sul piano scientifico, fatto positivo. Tutti sono consapevoli che si tratta di missioni dell'umanità”.

Prima di consentire all'uomo di arrivare su Marte ci saranno una serie di missioni preparatorie come quella che nel 2020 vedrà una sonda senza astronauti impegnata nel volo più distante che sia stato mai compiuto: 70 mila chilometri dalla luna. “Un altro progetto di Esa – rivela Aglietta - è quella di realizzare una sorta di stazione di servizio da posizionare a metà strada, vicino alla luna, per il rifornimento delle astronavi e il cambio degli equipaggi. E poi si costruirà anche una base sulla Luna, una sorta di prova generale per andare su Marte: qui testeremo tutte le tecnologie”.

La missione robotica

Ma una delle imprese più importanti sarà la realizzazione di “una missione robotica che poi tornerà indietro per verificare la possibilità di riportare a casa gli astronauti. Sperimentare la tecnologia di rientro prima di quel giorno è fondamentale”. E poi c'è da considerare l'aspetto umano: due anni nello spazio per arrivare su Marte senza tornare indietro. “Da un'euforia iniziale si passerà a una fase depressiva che rallenterà le performance degli astronauti”.

Il ruolo di Cimon

Il prossimo comandante della stazione spaziale sarà un italiano, Luca Parmitano. Quando arriverà troverà Cimon, un assistente dell'equipaggio, molto, molto particolare: con un cervello creato da Ibm e un corpo messo a punto da Airbus è un dispositivo dalla forma sferica, 32 centimetri di diametro e 5 chili di peso, dotato di vista, di voce.

Ha avuto un lungo addestramento. “E lavora sulla base delle caratteristiche del sistema di intelligenza artificiale Watson – racconta Alessandro Ferrari di Ibm - in grado di comprendere addirittura le sfumature del linguaggio, gli stati di ansia. Aiuterà gli esperimenti scientifici, avrà un ruolo anche di sentinella per eventuali allarmi e sarà di supporto psicologico nei lunghi soggiorni nello spazio lontano dalla terra”.

La vita nello spazio

Umberto Guidoni nello spazio c'è stato per davvero. Alle sue spalle scorrono immagini straordinarie mentre guida gli spettatori dentro la stazione spaziale internazionale dove lui, nel 2001, ha vissuto per molti mesi. “È un laboratorio spaziale, dove le cose galleggiano, c’è assenza di peso che condiziona la vita a bordo come mangiare, bere, lavarsi. Molte attività richiedono l’attività dell’astronauta anche all’esterno. Gli equipaggi sono internazionali”. Ed ecco il mare Egeo, la Groenlandia, le Hawaii: “il nostro è un pianeta spettacolare visto da lassù”. Torneremo sulla Luna, prossimamente: “400 mila chilometri che percorrerà Orione, mentre verso Marte il viaggio sarà tutto diverso, la lontananza è grandissima, 160 milioni di chilometri, durerà due anni. Per scendere useremo una specie di disco volante, uno scudo termico. Andare oltre è una sfida difficile davvero, parliamo di anni luce”.

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