Chiara Raiola

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“Piacenza è sempre stata crocevia di mercanti, banchieri, strade consolari. Oggi i dati economici non sono dei migliori, ma il suo territorio ha grandi prospettive”: è Corrado Sforza Fogliani, presidente del Consiglio di Sorveglianza Banca di Piacenza, a tracciare il quadro economico della città e della provincia, tappa del tour di Panorama d’Italia. E lo fa introducendo il dibattito, “Lo sviluppo economico delle attività produttive”, moderato dal vice direttore del Giornale, Nicola Porro.

Il ruolo del credito

Giuseppe Nenna, presidente Banca di Piacenza, ricorda che i 10 anni di crisi hanno messo alle corde il sistema bancario. “La nostra è l’unica banca locale rimasta, abbiamo dovuto fare efficienza riducendo gli sportelli e i dipendenti”. Ma è ottimista: “Grazie alla ripresa potremo continuare a realizzare utili”. Il banchiere lamenta l’eccessiva burocrazia che soffoca il sistema e le regole europee che hanno imposto parametri rigidi sulla patrimonializzazione delle banche spingendo verso le aggregazioni, ma “le banche che hanno poco patrimonio tendono a non concedere finanziamenti. Noi, invece, li abbiamo aumentati del 2,5%”.

Che il rapporto con le banche sia migliorato lo rileva anche Cesare Betti, direttore Confindustria Piacenza, secondo il quale “oggi è come se fossimo nel dopoguerra”. Insomma, la situazione non può che migliorare.

La verità, sottolinea Cristian Camisa, presidente Confapi Piacenza, è che “la funzione creditizia è in mano anche alle assicurazioni del credito e questo è certamente un freno allo sviluppo”. Piacenza, chiarisce, ha delle eccellenze ancora troppe nascoste. Quello che manca davvero, interviene Giuseppe Cavalli, presidente Piacenza Expo, “è la manodopera qualificata”.

Il rispetto dell’ambiente

Se la formazione professionale tecnica non è proprio un fiore all’occhiello della provincia piacentina, l’Emilia, tutta, è virtuosa dal punto di vista ambientale. “In questa parte della regione sono stati raccolti in un anno 7 milioni di chili di batterie esauste per essere riciclate”, precisa Giancarlo Morandi presidente Cobat. Si chiama economica circolare: “le imprese italiane si stanno attrezzando sempre di più per non disperdere niente sul territorio. Quando producono un bene immaginano anche il suo recupero e questo comporta una grande attività di ricerca, nuova tecnologia, nuovi posti di lavoro, nuova ricchezza”.

La leva dell’innovazione tecnologica

Ed è proprio Ibm Italia a invitare le aziende a non trascurare il ruolo della digitalizzazione: “L’Istat ci dice che il 63% delle imprese italiane non ne ha ancora compreso i vantaggi - chiarisce Alessandro Ferrari, responsabile relazioni esterne Ibm Italia - Esiste un divario con gli altri paesi che va colmato. La gestione dell’immensa mole di dati deve seguire un preciso codice etico che noi abbiamo messo nero su bianco in un documento presentato all’Unione Europea perché Ibm non fa business con i dati dei suoi clienti”.

Ma l’innovazione tecnologica è vitale per tutti settori produttivi. Anche per l’agricoltura che a Piacenza “è ai massimi livelli” come ha sottolineato Marco Casagrande, direttore Confagricoltura Piacenza: “L’agricoltura 4.0 in Italia qui è una realtà. È la provincia dell’Emilia Romagna che ha fatto più piani di sviluppo”.

L’agricoltura “è un nostro vanto - aggiunge Marco Crotti, presidente Coldiretti - il primo consorzio agrario è nato a Piacenza. Oggi l’innovazione ci consente di gestire il territorio con sempre più rispetto per il consumatore e per l’ambiente. Quel che serve davvero è un patto tra le aziende italiane che vogliono valorizzare il made in Italy per difendere l’intera filiera agroalimentare nazionale”.

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