Artico e Antartico, le sentinelle dei cambiamenti climatici

A Panorama d'Italia con Focus, si parla del polo Nord e Sud sono allo studio dei ricercatori che monitorano l'aumento della temperatura terrestre

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Reggio Emilia, 24 maggio 2018 - Per l'evento di Focus sull'inquinamento e i cambiamenti climatici, Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso IGG-CNR sede di Pisa insieme a Guido Guidi, tenente colonnello dell’Aeronautica militare e a Jacopo Loredan, direttore del magazine scientifico – Credits: Filippo Poltronieri - Next New Media

Chiara Raiola

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Piogge intense e improvvise, tempo instabile, freddo quando dovrebbe fare caldo e caldo quando dovrebbe fare freddo. I cambiamenti climatici sono sotto i nostri occhi e la ricerca scientifica mondiale studia il fenomeno cercando di prevedere quello che accadrà in futuro al nostro pianeta. Al pubblico di Panorama d’Italia, gli esperti di Focus guidati dal direttore del magazine scientifico, Jacopo Loredan, spiegano cosa sta accadendo.

L’andamento del clima nei secoli

“L’estensione glaciale ha influenzato in passato e condiziona ancora oggi la temperatura del nostro pianeta - dice Ilaria Baneschi, ricercatrice in geochimica ambientale e paleoclimatologia presso IGG-CNR sede di Pisa. Gli ecosistemi sono cambiati nel corso dei millenni. Quello che fa impressione è il repentino mutamento negli ultimi cento anni. Dal 1850, dalla rivoluzione industriale, il valore della CO2 e del metano è cresciuto velocemente incidendo sull’equilibrio del nostro pianeta”.

 

L’incidenza dell’attività umana

Tutta colpa dei combustibili fossili e dell’uso che ne fa l’uomo. “Noi ricercatori - afferma Baneschi - studiamo il fenomeno e cerchiamo di fare delle previsioni dei mutamenti climatici. Ma le temperature crescono così velocemente che i modelli di studio adottati fino ad ora non sono adeguati”. I poli artico e antartico sono le nostre sentinelle: “Negli ultimi 40 anni ci sono stati due gradi di aumento soprattutto nelle stagioni invernali, sono così aumentate le piogge e ci sono stati minori depositi di ghiaccio modificando i sistemi artici che influenzano le correnti atmosferiche”.

Dietro le quinte delle previsioni del tempo

Ma quanto i cambiamenti climatici su grande scala hanno effetti sulle previsioni del tempo? Guido Guidi, tenente colonnello dell’Aeronautica militare e volto noto della tv, non ha dubbi: “L’attenzione su questi temi è importante, in termini pratici non c’è un impatto diretto. Bisogna avere una serie storica degli eventi intensi per determinare le variazioni, occorre comunque fare un’attenta attività di monitoraggio sui suoi sviluppi”.

Cuore della meteorologia è il centro meteo di Pratica di Mare: “Qui - spiega Guidi in un filmato proiettato nel corso dell’evento - vengono raccolti ed elaborati i dati che servono poi a fare le previsioni per due, tre, quattro, cinque giorni al massimo. Il sistema, affidato a un supercalcolatore, ci dà i risultati che poi noi interpretiamo”.

Quando arrivano Caronte e Scipione

Certo, poi c’è l’abitudine di dare nomi ai fenomeni meteorologici: Caronte, Scipione. “Ecco, non fa parte del nostro stile, lo fanno altri. L’ondata di calore estiva è sempre quella: 35-40 gradi. Chiamarla con nomi diversi è solo una tecnica di comunicazione che rischia di essere interpretata in maniera sbagliata”.

La questione sta tutta nell’affidabilità della previsione: Guidi, illustrando una serie di cartine meteorologiche alle sue spalle, chiarisce che “se pioverà a Reggio Emilia lo si può sapere al massimo con 48-72 ore di anticipo, per i giorni successivi ci si può riferire solo all’andamento generico della regione o a una zona ancora più ampia come il Nord o il Sud. Insomma, dopo le 72 ore si lanciano i dati. Non c’è nulla di scientifico”.

La meteorologia spaziale

L’ultima frontiera del nostro lavoro, aggiunge Guidi, è la meteorologia spaziale che serve a studiare l’attività solare: “la nostra stella emette radiazioni in base a dinamiche ancora abbastanza ignote che possono avere impatti sulla vita di tutti i giorni. I venti solari, per esempio, possono mettere in difficoltà i nostri sistemi tecnologici con un sovraccarico di energia. Il monitoraggio è essenziale”.

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