Chiara Raiola

-

Pianeti, stelle, satelliti: a Bergamo con Focus il pubblico di Panorama d’Italia “viaggia” nello spazio e lo fa con chi ci è andato per davvero come l’astronauta Umberto Guidoni e con chi, sulla terra, studia le tecnologie migliori per determinare il successo delle esplorazioni spaziali.

Dentro il sistema solare

E, allora, via, si parte con il sistema solare alla ricerca del pianeta più adatto ad ospitare in futuro la vita dell’uomo. “Mercurio - spiega Guidoni - è troppo freddo da una parte, troppo caldo dall’altra, Venere potrebbe essere nella fascia abitabile ma c’è un effetto serra andato fuori controllo che porta la temperatura a livelli altissimi”. Marte è quello “che ha più stellette”, ironizza l'astronauta: “è la migliore meta possibile, c’è ancora acqua e un minimo di atmosfera. Ma sono promettenti anche alcune lune sia di Giove che di Saturno. Sono tutte ghiacciate, si ipotizza che in profondità ci sia acqua liquida, fondamentale per la vita”.

Marte è il vero obiettivo: “pensiamo che abbia un passato simile alla terra, siamo certi che ci fosse tantissima acqua. È freddo come l’antartide. Per l’insediamento umano è il più adatto, è il più vicino, si trova soltanto a 80mila chilometri di distanza”, sorride Guidoni.

Il ruolo chiave dell’Italia nella strategia spaziale

Ma per arrivare nello spazio sono indispensabili i lanciatori. Giorgio Tumino, responsabile dei Programmi di Sviluppo VEGA e Space Rider di Esa, parla di un’attività in forte espansione: “il trasporto spaziale è fondamentale per la nostra vita, per le telecomunicazioni, per la previsioni meteorologiche”. E l’Italia, ci tiene a chiarire, ha un ruolo di guida nel contesto europeo e internazionale.

I razzi vengono costruiti nel Lazio, assemblati in Sudamerica e trasportati via mare fino alla Guiana francese dove poi vengono lanciati

Per costruire un razzo, chiarisce Tumino, ci vogliono 4-5 anni. “Le esplorazioni di altri pianeti ci spingono a lavorare con motori sempre più efficienti: in futuro non si utilizzeranno più propellenti”. Non solo. C’è un progetto che si chiama Space Rider, una “navicella” completamente autonoma, senza bisogno di una guida umana, che potrebbe andare a sostituire la stazione spaziale internazionale, la “casa” degli astronauti. Il lancio è previsto nel 2021. Una volta terminata la sua missione “rientrerà aprendo prima una serie di paracaduti e poi un parapendio per atterrare su una pista con dei pattini o con un carrello”.

Ci sono ancora tanti problemi tecnologici da affrontare, sottolinea David Avino, managing director di Argotec, società che collabora alla realizzazione di Space Rider. “Si tratta di un grandissimo laboratorio dove si potranno svolgere tutti quegli esperimenti che oggi sono preclusi nella stazione spaziale per la presenza dell’uomo. Più mettiamo tecnologia nello spazio più abbiamo bisogno che venga gestita a distanza o in maniera autonoma grazie all’intelligenza artificiale”.

Cimon, l’intelligenza spaziale

Da giugno sulla stazione spaziale internazionale ci sarà Cimon, 5 chili di peso e un sorriso grande così. È la faccia stilizzata che nasconde l’intelligenza artificiale di Ibm in grado di capire, ragionare e apprendere dalle interazioni visive e sonore: interagirà con l’equipaggio nel lavoro di ricerca e di sperimentazione. “Cimon - spiega Alessandro La Volpe, vice presidente IBM Cloud Italia - è stato addestrato per riconoscere i volti, i suoni, le immagini, le parole e per muoversi senza creare danni. Il suo obiettivo è aumentare l’intelligenza dell’essere umano”.


In viaggio con Umberto Guidoni

Alle emozioni, quelle forti, invece, ci pensa Umberto Guidoni che, accompagnato da immagini spettacolari, racconta come si vive sulla stazione spaziale internazionale: “è un laboratorio, dove le cose galleggiano, c’è assenza di peso che condiziona la vita a bordo come mangiare, bere, lavarsi”.

Il nostro è un pianeta spettacolare visto dallo spazio. Il mediterraneo, la Groenlandia, le Hawaii, la Nuova Zelanda, e ancora le tempeste di sabbia, gli uragani: “ma si vedono anche i danni provocati dall’uomo come la deforestazione e lo smog sulla pianura padana”. La terra è bellissima ma “dobbiamo volerle più bene”.

© Riproduzione Riservata

Commenti