Le sfide delle eccellenze di impresa bergamasche

Sostenibilità e innovazione: dalle start up alle aziende consolidate, la consapevole verità di un territorio che sa innovarsi

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Bergamo, 11 maggio 2018 - All'incontro di Panorama d'Italia “A Bergamo è già futuro” – Credits: Ada Masella

Sergio Luciano

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“Cosa avete di innovativo da darci? Perché ormai i filati ordinari li compriamo tutti in Asia”: Stefano Albini, capo del Cotonificio Albini, racconta così uno dei suoi colloqui più recenti con Ralph Lauren Polo, uno dei suoi tanti grandi clienti internazionali nel settore del fashion: “Ci hanno chiesto innovazione e sostenibilità”, aggiunge, rispondendo alle domande di Oscar Giannino nella tavola rotonda “A Bergamo è già futuro”, che ha arricchito la terza giornata della tappa bergamasca di Panorama d’Italia. “Sono queste del resto le nostre due parole chiave. Innovazione, perché non è affatto vero che il nostro sia un settore maturo. E sostenibilità, perché è la dimensione futura che ci deve ispirare tutti!”.

Albini ha spiegato la scelta di non delocalizzare: “Legami affettivi, riconoscenza verso il territorio, investimenti storici, competenze. A Bergamo abbiamo sempre investito nelle persone, nei giovani, nei designer. E abbiamo sempre innovato, perché in ogni momento del nostro processo produttivo c’è un punto nel quale possiamo aggiungere innovazione”.

Come sta facendo anche Stratos Baschenis, nome greco (il cognome lo sembra, ma è italianissimo), inventore di una start-up, My Wowo, che attraverso una App e una redazione multilingue, sta innovando radicalmente il modo di fruire delle esperienze culturali del turismo nelle città d’arte, ma anche il semplice turismo da shopping. L’azienda mette a disposizione sia in streaming audio che in download dei brevi file di spiegazione riferiti a luoghi aperti o chiusi – dunque dalle piazze ai musei – dei quali i fruitori possono avere descrizioni dettagliate e operative, tutte da seguire per meglio apprezzare l’ammirata analisi di un monumento o per trovare subito un buon ristorante sapendo cosa scegliere per cena.

Modello di business: l’abbonamento per gli esercizi commerciali che vogliano proporsi come punti di riferimento e un po’ di pubblicità per gli utilizzatori, che in compenso non pagano niente per i consigli preziosi e “poliglotta” che ascoltano in auricolare.

 

Via Skype da Milano per impegni inderogabili – e come del resto si addice ad un innovatore vero – Marco Gay, past-president dei giovani di Confindustria e amministratore delegato di Digital Magics ha confermato che “nel nostro Paese, dove ormai operiamo quasi ovunque, ci sono scenari economici nei quali si può lavorare di più e meglio, e Bergamo è tra questi, perché rivela una grandissima capacità innovativa, preziosa per il più grande incubator di start-up quale noi siamo. La via italiana alle start-up non è quella vista e vissuta in Silicon Valley. Qui da noi c’è una forte, e virtuosa, contaminazione tra impresa tradizionale e nuova impresa, e c’è una visione più attenta alle esigenze del consumatore di riferimento, per cui le imprese innovative puntano a consolidarsi e a fatturare presto. Vedo che è in atto un’evoluzione positiva in tal senso, e anche il mondo del business ha iniziato a considerare le start-up da fenomeno di costume a nuova dimensione economica produttiva e incisiva. Teniamo moltissimo, nel fare scouting tra le tante opportunità d’investimento in cui ci imbattiamo, al riscontro che trovano sul mercato le proposte che ci arrivano”.

Giorgio Donadoni, fondatore della Comac – azienda leader nell’imbottigliamento – e presidente del Gruppo Meccatronici di Confindustria Bergamo, cita Donizzetti. Diceva che "se nel resto del mondo sei considerato un genio e nella tua città un pazzo vuol dire che sei di Bergamo… Un modo per dire che innovare da noi è storia di sempre nonostante le difficoltà”.

E rivolgendosi al pubblico più giovane: “Tutti dobbiamo tendere all’eccellenza, pur sapendo che in cima non c’è posto per tutti. Ma penso che lavorare con passione sia importante, come pure capire che ogni nostra azione ha un impatto sociale”.

Una visuale straordinaria sull’innovazione possibile anche al di fuori dell’ambito del business l’ha data Valter Annibale Raglio, medico microbiologo dell’unità di microbiologia e virologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, che si occupa di un progetto di ricerca e sensibilizzazione sul grave problema delle infezioni ospedaliere: “Il 5,5 per cento dei pazienti che entrano in ospedale si infettano di qualche malattia che non avevano prima di entrarvi. Non è un problema solo italiano, siamo nella media europea, ma è comunque gravissimo”, spiega. “Queste infezioni sono causate da batteri divenuti antibiootico-resistenti per l’uso eccessivo e superfluo che degli antibiotici viene fatto, anche e soprattutto in veterinaria. Il problema della resistenza batterica agli antibiotici è mal combattuto, in Italia, rispetto al resto del mondo. In Olanda, posso permettersi di usare la penicillina, da noi non è possibile. Cosa fare? Innanzitutto continue e incessanti campagne di educazione igienica, perché una corretta igiene delle mani può ridurre anche del 30-40% il tasso di infezioni ospedaliere. E poi investimenti in risorse anche tecnologiche per la sterilizzazione generale che richiedono però sostegno finanziario da parte del sistema sanitario nazionale”.

Infine, l’unica donna al tavolo dei relatori – “e che ce ne sia una sola è sintomo di uno dei maggiori problemi del nostro Paese”, ha opportunamente stigmatizzato Oscar Giannino – ha preso la parola per ultima: Ludovica Scarfì, ecosystem development manager di Ibm Italia. Ha sottolineato il grande dinamismo lombardo in genere come anche bergamasco nel fenomeno delle start-up, sottolineando anche le tecnologie oggi fruibili attraverso la formula del cloud e del software as-a-service, insomma “a consumo”.  Il che rappresenta anche per le start-up e le piccole imprese una grande opportunità.


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