Sergio Luciano

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I treni lombardi non sono degni della Lombardia e devono migliorare, anche al costo di rinegoziare i rapporti con le Ferrovie dello Stato, socio paritetico dentro Trenord. L’autonomia rivendicata dal voto referendario sarà il primo impegno negoziale col nuovo governo del Paese, a cominciare dalla sanità. E sull’immigrazione, nessuna chiusura ma solo la ferma intenzione di far rispettare le leggi vigenti, che significherebbe il reimpatrio degli almeno centomila clandestini che vivono nel territorio lombardo.

Sono alcune delle affermazioni di Attilio Fontana, neo governatore della Regione Lombardia, intervistato dal direttore di Panorama Raffaele Leone all’ultimo evento della “tappa” bergamasca del tour “Panorama d’Italia”.

In apertura, i risultati della ricerca sociodemoscopica realizzata dal gruppo Mondadori attraverso la propria società Inthera, che ha rivelato come i cittadini lombardi, complessivamente soddisfatti ed anzi orgogliosi della propria terra, e desiderosi che i propri figli vi restino, sono solidali, culturalmente aperti – anche agli immigrati – ma hanno poca fiducia nel futuro e soprattutto sono preoccupati per la propria sicurezza. (qui sotto i risultati da sfogliare)

Governatore, si riconosce in quest’analisi?
Nell’insieme sì, andando molto in giro, 18 mila chilometri, durante la campagna elettorale, ho toccato con mano la grande solidarietà, l’impegno per gli altri. Senza il volontariato non so come potremmo fare tutto quel che facciamo, semmai bisognerebbe coordinarci meglio. Quanto all’immigrazione… come non concordare sul fatto che sia stata gestita malissimo?

In che senso?
Lo Stato ha accolto tutti per un anno e mezzo, in un limbo in cui nessuno deve fare niente. Ha assicurato alloggio e vitto, e quando ci si è resi conto che molti non avevano titolo per essere considerati dei rifugiati gli si è detto: "ciao, arrangiati". Nessuna meraviglia dunque che si attacchino a chi in quel momento li aiuta, siano anche dei criminali. Per integrare una persona dobbiamo sapere chi è e come integrarla. Io voglio che sia rispettata la legge vigente, secondo cui chi non è un rifugiato deve essere rimandato a casa, lo sto chiedendo a tutte le autorità. E del resto, il tanto sbandierato Nobel per la Pace Barack Obama ha espulso circa 4 milioni di residenti senza titolo, durante i suoi 8 anni alla Casa Bianca…

Ma lei ha detto: piano con le case popolari agli immigrati, e tutti le hanno dato addosso, tranne il sindaco di Firenze Nardella…
Chi ha diritto di restare merita e necessita di poter compiere un pecorso di inserimento culturale, lavorativo e abitativo, senza però passare avanti ai diritti dei cittadini italiani. Nardella è stato onesto intellettualmente e lo ringrazio.

E veniamo alle infrastrutture. Tra tante eccellenze, una delude: i treni locali.
Non sono solo nostri, c’è di mezzo il gruppo Ferrovie dello Stato, proprietario unico dei binari e al 50% dei treni e della società che li gestisce. Solo loro possono, e debbono, investire per migliorare la rete ed evitare che ci siano ancora tante inammissibili tratte a binario unico. La situazione è però anomala se si considera che dovremmo dividere l’onere degli investimenti sui treni e invece noi siamo gli unici a pagare. Solo noi abbiamo comprato treni, le Ferrovie non hanno messo un euro, c’è un piano industriale che prevedeva 100 milioni, mai messi. Proprio in questi giorni per cercare di chiarire questa situazione ho preso contatto con l’amministratore delegato delle Ferrovie Renato Mazzoncini. Se le Ferrovie manterranno gli impegni e ci faranno avere un piano industriale preciso su quel che vogliono e possono investire nelle reti e nei treni, bene; altrimenti, cercheremo di pensarci noi, senza un socio che si limita a rallentare la corsa, una cosa assolutamente inaccettabile. Mazzoncini mi ha garantito che ci troveremo presto e mi farà delle proposte e mi auguro che si possa trovare un accordo.

Parliamo dell’autonomia amministrativa. Il referendum è stato una bella prova di forza vinta, e ora?
Credo sia la chiave di volta di quel che dovrebbe essere la legislatura. Non stiamo chiedendo nulla che sia al di fuori dagli schemi, solo avere maggior risorse e la possibilità di progettare e programmare il futuro della nostra regione: più risorse, che non andiamo a sottrarre ad altri. Diciamo semplicemente: tu Stato oggi spendi 100 euro per svolgere questo determinato servizio pubbico, lasciacelo fare a noi dandoci quegli euro, siamo certi di poterlo gestire altrettanto bene se non meglio intascando anche un buon risparmio. Se dovessero trasferirci tutte e 23 le materie che Costituzione prevede come ‘concorrenti’, il beneficio che deriverebbe alla Regione Lombardia sarebbe di 13 miliardi all’anno, vorrebbe dire avere una quantità incredibile di soldi per investire, infrastrutturare, migliorare il sociale e la sanità…

Com’è possibile?
Perché il nostro costo delle attività pubbliche è di 2300 euro annui pro capite, nella media del Paese è di 3500 l’anno, in certe Regioni si arriva a 9000. Abbiamo più capacità organizzativa e spendiamo meglio. Eppure subiamo vincoli statali assurdi. Per esempio, in materia sanitaria dobbiamo assumere medici e paramedici, avremmo le risorse ma non possiamo farlo perché la finanziaria vincola le spese ai livelli del 2004 senza tener conto che la sanità lombarda eroga servizi ad almeno 150 mila cittadini non lombardi ogni anno. Uno Stato serio dovrebbe derogare a quel vincolo perché la nostra sanità è un valore per tutti, non solo per i lombardi. Ecco: quando ci sarà autonomia, e la sanità è una delle prime cinque materie del preaccordo firmato da Maroni, assumeremo tutti i medici e gli infermeri di cui abbiamo bisogno.

È vero che ha già fatto qualcosa per gli asili nido?
Una prima delibera per ampliare di 6000 il numero delle famiglie che possono fruirne.

È leghista a ha assunto un napoletano come portavoce e uno del Pd come dirigente generale. Ma che leghista è?
Vado oltre i luoghi comuni, credo si debbano privilegiare intelligenza e merito

Ci descriva i segretari Bossi, Maroni e Salvini
Bossi: è un personaggio unico, prima che segretario è stato un visionario, il primo a riparlare di politica in Italia dopo tanti anni, ha capito che la prima cosa che andava cambiata in questo Paese era l’organizzazione statuale, e l’ha capito negli anni Ottanta quando il centralismo dc era immobile, inscanfibile, non si poteva neanche immaginare che ci potesse essere qualcosa che provenisse da decisioni del territorio. Bossi capiva la politica, nonostante il suo caratteraccio. Maroni: un ottimo segretario, anche se diceva sempre che a lui quel lavoro non piaceva, ma soprattutto un grandissimo amministratore, uno dei migliori ministri degli Interni, ottimo governatore. Il segretario l’ha fatto per poco tempo, ma ha il merito di averci tenuto a galla nel momento in cui la Lega era nei guai degli scandali. Sono suo amico da 40 anni.

E Salvini?
Un fuoriclasse dal punto di vista comunicativo. Quel che mi ha colpito di più durante la mia campagna è stata l’empatia che riesce a sviluppare anche con gli sconosciuti, e ha cambiato il movimento nazionalizzandolo perché lui dice che ogni territorio può avanzare le sue richieste sulle sue peculiarità, e che uno stesso partito può rappresentarli tutti. E grazie a questo cambiamento sono stati fatti passi avanti, in tema di autonomia e federalismo, molto importanti.

Che ne pensa di questo tandem Lega-M5s?
Io credo che Lega e M5s debbano provarci, a fare il governo, perché l’alternativa sarebbe il Pd, cioè sarebbe peggio. Concordo sul fatto che i due movimenti siano diversi. Certo, il reddito di cittadinanza così come viene descritto mi fa venire l’orticaria, se viene inteso come un’armonizzazione di misure sociali in buona parte già esistenti, anche in Lombardia, può avere un suo significato. Per esempio, va abbinato al rilancio dei centri per l’impiego, con l’obbligo di frequenza: allora può essere utile.

Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha ridato l’eleggibilità a Silvio Berlusconi, e quindi ha rafforzato, Silvio Berlusconi. Che ne pensa?
È una cosa molto positiva, ammesso che si fosse mai indebolito. Non ha avuto la possibilità, per un periodo, di svolgere certi ruoli: sono contento che possa tornare nell’agone politico diretto. È una persona cui riconosco il merito, come a Bossi, di aver dato la scossa a una politica da anni in naftalina. Non credevo fosse indebolito, ora sono contento che sia stata fatta giustizia.

Non teme che un eventuale governo Lega-M5s possa compromettere le alleanze di centodestra sul territorio?
No, il modello lombardo è solido. Anche in passato è accaduto, Berlusconi sostenne Letta e la Lega andò all’opposizione, senza che questo incidesse sulla nostra atteanza. Io credo, da governatore, che un governo serva, per parlare di autonomia regionale e per esempio per riscrivere la devastante legge Del Rio. Avrei preferito un governo di centrodestra unito, certo, ma vedremo cosa succederà.

Ma non è difficile governare una regione come la Lombardia, dove già funziona tutto e i cittadini non sono mai contenti?
Sì, è impegnativo, ma hanno ragione i cittadini. E io cercherò di fare quel qualcosa in più. Credo di essere fortunato, nell’aver preso adesso questo incarico, perché stiamo vivendo un periodo bello per la nostra regione, siamo la locomotiva che sta trascinando i vagoni di tutto Paese, una locomotiva che sta aumentando ancora la sua velocità e se non sarò un cattivo macchinista riuscirò ad accelerare ancora questa regione, che è eccezionale e se lo merita.

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