I successi della rivoluzione digitale secondo Ibm

A Bergamo, presentata a Panorama d'Italia anche la prossima iniziativa di divulgazione, “Think Milano”, fatta di incontri a 360 gradi con tecnici e cittadini curiosi

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– Credits: Filippo Poltronieri - Next New Media

Sergio Luciano

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L’intelligenza artificiale di Ibm è come la Ford T per gli americani, è il veicolo che avvicina tutti all’era digitale: è uno dei messaggi-chiave che Ibm Italia lancia da Bergamo, in occasione del workshop con Panorama d’Italia, ad una platea folta di imprenditori, manager e sviluppatori.


“Il mondo è cambiato in pochi anni”, esordisce Luca Altieri, direttore marketing di Ibm, “basti pensare che nel 2000 il fondatore di Netflix, Reed Hastings, propose all’allora ceo di Blockbuster di comprare la sua start-up per la 'miseria' di 50 milioni di dollari, ma John Antioco rifiutò. Oggi, Netflix vale a Wall Street oltre 140 miliardi di dollari, mentre Blockbuster ha chiuso i battenti”.

Un caso fra i tanti per ricordare la portata di quella rivoluzione digitale che ha portato Uber a insidiare i taxi senza possedere nemmeno una vettura o Airb&b che ha messo in crisi grandi catene alberghiere senza possede una sola camera d’albergo. Ma allora, come attrezzarsi, come reagire per incrociare la marea dell’innovazione senza lasciarsi sommergere?

 

Bisogna attrezzarsi, spiega Altieri: e Ibm gira l’Italia a fare più apostolato culturale che promozione commerciale, parlando ai tecnici e ai profani, rivolgendosi agli imprenditori come ai loro manager informatici ma anche agli sviluppatori che fanno spesso da tramite tra i “big” del digitale e gli utilizzatori finali.

Raccoglie il testimone Erminia Nicoletti, responsabile marketing di Ibm Cloud, che presenta “un oggettino che abbiamo chiamato TJBot ed è la porta per il nostro cloud, ci aiuta a conoscere e utilizzare i nostri servizi, è un’esemplificazione di quel che potrete vedere in applicazioni molto più complesse, per capire quant’è facile avvicinarsi a questo tipo di sviluppo”.

E annuncia anche una prossima, grande iniziativa di divulgazione ed “engagement”, il “Think Milano”, dal 5 al 12 giugno in piazza Gae Aulenti nel capoluogo lombardo, otto giorni di incontri a 360 gradi, con tecnici e cittadini curiosi, con sessioni di business ed esperienziali, “per far toccare con mano”, spiega, “cosa significa espressioni come data analyticis, intelligenza artificiale eccetera, e soprattutto per mettere in azione l’intelligenza, anche con il gioco, che è un’esperienza concreta. Il gioco verrà lanciato il 14 maggio, on line, si chiamerà Avery e sarà un gioco basato sull’intelligenza artificiale, un essere digitale che scopre di aver perso la sua memoria e di non poter ritrovare il suo amore umano, Morgan. I giocatori dovranno aiutarla a farcela.

Ma bando alle introduzioni, nell’accogliente salone del Carroponte di Bergamo si entra nel vivo. Walter Aglietti, capo dei laboratori sofware dell’Ibm, spiega le mille soluzioni che con Ibm Cloud si possono trovare per ogni genere di business. “A noi quotidianamente arrivano suggestioni e suggerimenti, con decine di aziende che ci dicono: ho questo problema, mi muovo in questo scenario, aiutami a cavarne qualcosa di buono”. E di nuovo c’è anche quel che Ibm definisce un “approccio garage”, cioè la disponibilità a lavorare fianco a fianco con i clienti e con gli sviluppatori, nello stile degli start-upper che hanno iniziato appunto nei garage della Silicon Valley, per trovare le soluzioni migliori costruendole insieme. “Ibm si è ispirata a questo modo di interpretare la relazione con l’innovazione per incidere nel modo più vasto possibili sui processi organizzativi e di sviluppo”. L’uso massivo del cloud di Ibm, che è poi il luovo virtuale dove si può fruire dell’intelligenza artificiale di Watson, il sistema centrale di Ibm, rende più semplice sviluppo di qualunque business e fornisce modelli scalabili, veloci e a basso costo. “Cos’è, per noi, il garage? È un servizio consulenziale che nasce con lo spirito tipico di un luogo fisico simbolico, come appunto il garage, lo stesso luogo dove nascono le start-up, anche perché la soglia di accesso sul piano economico per fruire di questi servizi si è veramente molto abbassata, fino nell’ordine delle centinaia, e non migliaia, di euro al mese”.

A Davide Albo, responsabile vendite del cloud, l’onere di spiegare altri dettagli, compresa l’eccezionalità del cloud. “Watson è intelligenza artificiale per il business. Cioè: contiene tutta l’Artificial Intelligence,  comprende idee e concetti, impara lavorando, si prende le informaziomi che gli servono dove le trova. Qualche esempio? Per esempio, Watson è riuscita a tariffare la riparazione dei danni alle auto per una compagnia di assicurazioni leggendo le foto dei danni dopo aver assimilato e confrontato decine di migliaia di foto”.

E ancora: con Watson i call center possono automatizzare la maggior parte delle risposte e sarà il sistema ad accorgersi di quando i clienti s’innervosiscono per inoltrare, in questi casi, le telefonate agli operatori in carne e ossa.

Aglietti conclude riepilogando le tre esclusive di Watson: La prima riguarda i modelli che le imprese clienti creano e che restano veramente di proprietà dei clienti e non vengono utilizzati per migliorare le loro infrastrutture. “Noi lavoriamo per il business e non solo i vostri dati restano vostri, ma anche i modelli di machine learning che applicate ai dati restano vostri, e questo è garantito nei nostri contratti”. Inoltre, Ibm Watson impara di più con meno: i dati che gli vanno comunicati per insegnargli certe cose sono minori di quelli necessari a qualunque altro motore. E terzo, Ibm Watson reinventa il lavoro di tutti i clienti, anche quelli che non possono lavorare con fluidità on-line perché dotati di una cattiva connessione. Bastano 500 kb al secondo, e tutto funziona.

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