Chiara Raiola

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"Siamo nell’età del bronzo, 3450 anni fa, quando era labile il confine tra storia e preistoria. Ovunque nel mondo. Tranne che in Egitto dove Amenofi II era imperatore della diciottesima dinastia". Il professore di storia, Giorgio Albertini, prende per mano il pubblico di Panorama d'Italia a Milano per guidarlo alla scoperta della vita degli antichi egizi.

Un percorso affascinante organizzato dal Museo Mudec e dedicato alla storia del grande faraone. Le sale della mostra, che chiuderà i battenti il 7 gennaio, sono ricche di reperti di statue, armi, stele commemorative riconducibili all'antico imperatore che si impose subito per le sue doti fisiche: "era un abile cavaliere e ha governato il suo paese garantendo anni e anni di prosperità”.

È una società molto povera, quella egiziana, spiega il professore, ma al contrario di quello che si pensa non c’erano gli schiavi che saranno invece prerogativa della civiltà greco-romana: “operai e contadini erano salariati e a lavorare nelle miniere erano i prigionieri di guerra e i condannati”.

Percorrendo le sale una dietro l’altra il professor Albertini ricostruisce la vita della società: l’utilizzo dei gioielli e delle vesti preziose era prerogativa della classe dirigente e la cosmesi era fondamentale per tutti gli egiziani sia per gli uomini che per le donne.

E poi il culto della morte con la lunga preparazione delle mummie accompagnata da riti magici e amuleti. Cuore della mostra è proprio la ricostruzione della tomba del faraone e del suo sarcofago: “uno che ospitava la mummia di Amenofi II con le grandi colonne decorate da geroglifici straordinari”, il racconto della vita di un grande imperatore che al suo popolo portò grande prosperità.

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